martedì 4 novembre 2014

4x20 - Gotham: considerazioni e dubbi sotto l'ombrello del Pinguino

 
Al settimo episodio, Gotham sforna una puntata dalla struttura esclusivamente orizzontale e che ha ritmi, tensioni e colpi di scena degni di un season finale. Continuo a ritenermi perplesso delle scelte stilistiche di Bruno Heller: mescola elementi camp e grotteschi a risvolti narrativi potenti, intervallando grandi idee ed esecuzioni tanto povere quanto lineari. Questa altalena di qualità si sente sin dal pilot e mette lo spettatore di fronte ad un prodotto che alterna carisma e banalità con estrema naturalezza. Viene spontaneo chiedersi se alcune cose sono state ponderate sin dall'inizio o maturate a posteriori, certo è che "L'Ombrello del Pinguino" è ad oggi il miglior episodio dal lancio della serie e racchiude situazioni, scenari e confronti che essendo un prequel si pensava potessero giungere solo in un season finale se non nell'avvicinarsi ad un series finale.


Ho sempre cercato di essere il più oggettivo possibile, e questo mi ha portato ad essere parecchio duro nei confronti di Gotham, ma questa volta mi riesce difficile bocciare un episodio che tiene incollata l'attenzione dello spettatore dall'inizio alla fine.

Il problema a questo punto è quello che verrà poi. Con una puntata a questi livelli come si può alzare ulteriormente la posta in gioco per i successivi quindici episodi? Il timore è che ci sia un grosso calo di climax ed un ritorno al cattivo della settimana con verticalità annessa in attesa di altri momenti forti sparsi qua e là -struttura che per altro Heller da anni usa già con The Mentalist- , lasciandomi un punto interrogativo grande quanto una casa sul cliffhanger scelto per il finale di stagione. Il perché arrivo a formulare queste congetture è presto detto: tutto ciò che pensavo (e speravo) potesse succedere molto più avanti nella storia, è accaduto in questa puntata, e per quanto riesca ad immaginare eventuali sviluppi di alcuni personaggi, le pedine in gioco non potrebbero essere spodestate visto che in futuro saranno ancora sulla scacchiera nei fumetti che tutti conosciamo. Accade tutto troppo in fretta e non siamo neanche a metà della prima stagione. E a questo punto rilancio un'ipotesi, e se Gotham avesse in mente l'utilizzo di timeskip? Far crescere i personaggi grazie al passaggio generazionale permette di affrontare tematiche altrimenti inesplorate e tenere sempre alti i livelli narrativi.


È davvero presto per preoccuparsi, ma dopo cinque puntate così così, una puntata molto buona ed un'altra eccezionale, la paura del Salto dello Squalo è dietro l'angolo...

4x19 - Lucca Code & Indifferenza 2014

Chiunque sia appassionato di fumetti, animazione, videogiochi, cinema e serie tv sa che può sfogare al meglio la propria passione alle fiere del fumetto, e in questo caso sa che il punto di riferimento principale in Italia resta Lucca Comics & Games. Eppure sono trascorsi più di cinque anni dall'ultima volta che ho partecipato a questa manifestazione.

"Porca paletta! Tanti per un nerd come te!"


E fate bene a pensarlo.
Eppure, se c'è una cosa che non ho mai apprezzato di Lucca Comics, è la disorganizzazione: troppa gente unita a spazi ristretti e condizioni metereologiche variabili (e in quel di novembre non proprio agibili), mi hanno sempre fatto desistere nonostante le succulente novità, le gustose anteprime e soprattutto le eccellenti presenze. Dopo due edizioni pessime ho voluto a distanza di tempo dare credito alla "Revolution" tanto proclamata dagli organizzatori: con i padiglioni divisi a zone settoriali sparse all'interno delle mura nella città sulla carta si avevano numerosi vantaggi: rendere partecipi le principali attività del capoluogo, smistare le lunghe code nelle varie strade e il pubblico settoriale, accogliere un'affluenza maggiore e rendere maggiormente caratteristico l'evento sono solo alcuni degli stessi. Il problema sostanziale è che questa cosa pare essere stata concepita solo superficialmente. Da quanto ho capito quest'edizione è stata un successo solo nel corso delle prime due giornate, giovedì e venerdì, perché sabato, la sola giornata in cui ho presenziato, ho avuto modo di girare con un afflusso considerevole solo nel corso delle prime ore della mattinata, successivamente non ho più avuto accesso a nessun padiglione e sono spesso rimasto inbottigliato in enormi ingorghi anche all'interno delle strade secondarie.


Ma questo non è che la punta dell'iceberg.
I problemi ci sono sempre stati, ma mai come quest'anno: ore di fila anche per chi aveva acquistato il biglietto online pagando anche il supplemento della commissione, risse in stazione per prendere il treno, incidenti stradali con conseguenti liti fra locali e turisti, disabili ed anziani in difficoltà a causa della maleducazione di alcuni nelle code, malori dovuti alla confusione, sfondamento delle fila per accedere ad uno stand, persone che cadono dalle mura dopo esservisi arrampicate per sfuggire alle file incessanti di visitatori e che aggravano ulteriormente la loro condizione aspettando l'intervento dell'elisoccorso visto che le ambulanze erano bloccate dalla folla. Lucca Comics & Games è diventato un evento di proporzioni così grandi da non essere più gestibile. Ed è sbagliato rispondere con "colpa vostra che ci siete andati nel weekend, giovedì e venerdì era vivibile!" perché in primo luogo la gente in settimana LAVORA e chi organizza un evento che copre anche un weekend spesso con ponti festivi annessi, dev'essere in grado di saperlo gestire in TUTTI i giorni in cui l'evento perdura. Lo scorso anno a Napoli -con il dovuto ritardo- si è giustamente scelto di chiudere le biglietterie fisiche e le prenotazioni online del Comicon, a Lucca le biglietterie sono rimaste in funzione incuranti del fatto che per accedere ai singoli padiglioni servivano spesso più ore di attesa, senza contare l'enorme disagio arrecato a chi in quella città ci vive tutti i giorni dell'anno e magari se ne frega pure di fumetti, videogiochi, cinema e cosplay. Il mio appello va alle case editrici e di produzione: ha senso portare ospiti quali autori, registi ed attori ad anteprime, conferenze ed incontri ad eventi a cui può assistere solo il 20% dell'utenza totale quando va bene? Non è forse meglio indirizzarli ad altre manifestazioni con forse un'affluenza minore ma una gestione della situazione maggiormente adeguata?


Perché è importante che case editrici e di produzione prendano una posizione al riguardo? Perché sono loro a rendere Lucca l'evento che è: la possibilità di incontrare personaggi di spicco, accapparrarsi anteprime o esclusive ed assistere a proiezioni, rendono quest'evento quello che è: tolte queste iniziative è una fiera del fumetto esattamente come tutte le altre in una città particolarmente evocativa. E siccome le pagine social dell'evento non ne parlano mostrando solo foto e contenuti felici e le principali testate d'informazione fanno altrettanto, nasce quindi il mio grido di sfogo. Ecco perché leggete certe cose, ecco perché guardate certe foto, per capire l'altra faccia della medaglia e che quest'evento così come viene gestito può risultare pericoloso e di questo passo, sicuramente lo sarà di più anche il prossimo anno se non si corre ai ripari.

Lucca Comics & Games è un'istituzione in Italia, e gran parte dello sdoganamento di questo mondo e di queste passioni lo si deve a questa manifestazione, ma parlarne esclusivamente bene dopo quanto accaduto, non può che nuocere ulteriormente alle prossime edizioni.

4x18 - Un Film... Vittima degli Eventi


Onestamente dopo la valanga di commenti entusiasti percepiti a Lucca Comics & Games pensavo di trovarmi di fronte a qualcosa di davvero figo, ed invece -e forse sembrerò impopolare- ho trovato questo film davvero noioso e poco ispirato. Nel corso dei cinquanta minuti si assiste ad una storia poco consistente orchestrata in maniera discontinua e confusionale, che trova una conclusione piuttosto sbrigativa e forzata. Ma non solo da un punto di vista creativo il prodotto lascia a desiderare: la recitazione risulta approssimativa, Dylan è monointenzionale, Groucho da simpatico passa nel giro di poche scene ripetitivo e fastidioso, comprimari fuori personaggio e la dizione non si può sentire. Che senso ha poi collocare lo studio di Dylan a Roma? Vedere personaggi inglesi con cadenze italiane muoversi con naturalezza e richiami storici alla cultura e i costumi del bel paese conservando però il loro background britannico fa assumere alla produzione connotazioni semplicemente grottesche.

Tutto da buttare? Assolutamente no. Fotografia molto buona, costumi e scenografie sono caratteristiche e d'atmosfera, la colonna sonora originale regala qualche traccia ispirata, gli effetti visivi sono godibili e Milena Vukotić è sul pezzo, per quanto sfruttata male dalla sceneggiatura.


Quello che emerge dalla pellicola è che ci sia amore nei confronti del personaggio di Dylan e della mitologia creata da Sclavi, ma che si sia voluto sperimentare troppo snaturando l'essenza degli stessi in alcuni contesti ed esasperandoli in altrettanti, dimostrando che si poteva fare decisamente di più (magari abbandonando alcune scelte stilistiche che hanno rievocato la webserie Freaks!, e non nell'accezione positiva del termine). Ciò non toglie che Dylan Dog: Vittima degli Eventi MERITA di essere visto, perché un progetto che nasce dalla passione dei fan e prova ad uscire dagli schemi tipici del panorama nostrano va incoraggiato e supportato a prescindere dai difetti sopra elencati che vanno ad intendersi come parere meramente personale. Se non l'avete ancora fatto, potete farlo qui:


martedì 28 ottobre 2014

4x17 - Gotham è un Enygma

Finalmente Gotham sforna una puntata davvero bella. Il perché del titolo del post e dell'apparente incapacità grammaticale è spiegata qui di seguito, non preoccupatevi! Ma per spiegarvi perché questa volta elogio il serial di FOX, non ho potuto risparmiarvi piccoli spoiler sparsi qua e là, leggete a vostro discapito!

La struttura narrativa della serie cambia per l'ennesima volta. È la sesta volta consecutiva che Heller si diverte a destabilizzare lo spettatore, e questa cosa in tutta onestà non mi dispiace; in primo luogo lo spettatore non ha modo di costruirsi consapevolezze e secondo ma non meno importante, non scatta la noia. C'è ancora da chiedersi se il papà di The Mentalist cambi continuamente struttura narrativa volutamente per disorientare il pubblico o perché non ha ancora capito quale chiave di lettura dare allo show.


Due sono gli elementi principali introdotti in questo episodio ad essermi piaciuti particolarmente: i flashback e l'introspezione psicologica, emotiva e personale dei comprimari. Abbiamo avuto modo di saperne di più sul passato di Bullock, e scoprirlo nella sua inesperienza quanto di più simile a Gordon; di vedere un Edward Nygma goffo ed impacciato ma armato di buone intenzioni incapace di ritagliarsi un posto in una normalità che lo fa sentire ancora più disadattato e un Oswald coccolato, servito e riverito da una madre gelosa, protettiva e disperata. Sono sfumature differenti ma al contempo interessanti, che ci forniscono un quadro generale dei personaggi molto interessante. L'indagine di turno non brilla per l'ennesima volta di originalità ma si presenta meno lineare del solito. 

Per la prima volta c'è stato un risvolto narrativo che non avevo previsto che riguarda Gordon e che porta in gioco una posta più alta oltre che un cliffhanger interessante... che però avrebbe sortito un effetto maggiore se non l'avessero preso pari pari solo tre episodi fa. Non riesco a capire se il Pinguino sia solo un freddo calcolatore arrivista e spietato che usa tutto e tutti (ma in quel caso il suo percorso avrebbe dovuto sortire già effetti più duraturi molto tempo prima) o se diventerà tale dopo aver ricevuto delusioni da parte di Gordon, l'uomo verso cui nutra un minimo di gratitudine, stima e soprattutto fiducia. Non riesco a capire se Nygma provi veramente ad inserirsi nella società per amalgamarsi alla stessa o se finga reprimendo un'altra natura... potrei formulare delle congetture o seguire il mio istinto, ma Heller in tutta onestà mi ha depistato talmente tante volte dall'inizio che forse ora le interviste rilasciate mesi or sono sulle "effettive intenzioni dei personaggi mascherate da atteggiamenti equivoci" potrebbero trovare fondamenta.


I difetti rimangono: il flashback rivela che Bruce oggi ha 10 anni, ed un bambino di quest'età non può ragionare ed esprimersi come ha fatto nello scorso episodio. O ci rivelano che il giovane Batman ha un Q.I. sopra la media o la credibilità scende letteralmente sotto i piedi! E nonostante un'indagine più elaborata del solito, la semplicità delle parti crime rimane sempre al di sotto della media per il target di riferimento scelto, ma almeno abbiamo una Selina che inizia a trovare un senso in questa storia, una Barbara che torna ad uscire dall'appartamento a cui era rilegata perennemente svestita ed un approfondimento psicologico con spunti interessanti. Per un attimo ho sperato dopo l'approccio camp de Balloon Man, che Heller volesse introdurre anche il sovrannaturale ma così non è stato, poco male per l'esito finale dell'episodio.

Nonostante sfrutti i personaggi dal richiamo commerciale più noto a livello internazione, Gotham continua ad essere la serie più debole fra quellee DC Comics attualmente in onda, ma personalmente ho trovato quest'episodio il migliore dal lancio della serie per tematiche e contenuti. Speriamo in un costante miglioramento!

venerdì 24 ottobre 2014

4x16 - The 100: Secondo Atto

The 100 ritorna con una premiere davvero buona. Ricordiamo da dove nasce questo progetto: quasi tre anni fa, TheCW ha capito con Arrow, che è possibile produrre show di qualità riducendo all'osso il fanservice e trattando con più rispetto l'intelligenza del target di riferimento principale del network, gli adolescenti e i giovani adulti. Con questa premessa, Warner ha stanziato un alto budget per realizzare un prodotto che racchiudesse alcuni elementi chiave di brand di culto quali The Hunger Games e LOST, adattandoli per logica all'età del proprio pubblico.


Nasce così The 100, che vede protagonisti 100 adolescenti spediti sulla Terra da una stazione orbitante per saggiare se la superficie del pianeta sia tornata abitabile in seguito ad una guerra nucleare che ha devastato il globo e costretto quel che resta della razza umana ad un esilio nel cosmo della durata di un secolo. Una volta giunti sulla Terra però il gruppo ha fatto numerose scoperte: agguerrite tribù indigene, mutanti, una nebbia assassina e numerosi pericoli, primo fra tutti l'esuberanza e l'irriverenza tipica dell'adolescenza di alcuni bulli all'interno nel gruppo.
Riusciranno i 100 a sopravvivere e a contattare gli adulti nello spazio per convincerli a tornare o soccomberanno alle nuove minacce della Terra?


Questo l'incipit narrativo della serie. The 100 è un ibrido, e come tale per il cane presenta numerosi spunti interessanti ed innovativi, ma anche molti difetti. Le situazioni sentimentali dei protagonisti talvolta sono state così marcate da mettere in secondo piano eventi più importanti e vanificando così la tensione e il phatos creatosi dagli episodi più validi, riprendendosi tuttavia negli ultimi episodi e regalando un season finale molto soddisfacente. Tuttavia ci si può passare sopra se pensiamo a quanta azione, fantascienza, ed elementi horror e splatter sono stati introdotti nella serie, osando inquadrature che non si erano viste neanche nel prodotto di punta del canale, Supernatural. L'approccio a questa seconda stagione pare il medesimo del finale di stagione, offrendo una premiere accattivante e con molti spunti narrativi interessanti: la mitologia di The 100 è davvero amplia e finisce con l'arricchirsi sempre di più mostrando nuovi personaggi, nuovi luoghi e tante, tantissime sottotrame da approfondire sulla Terra come nello spazio, e dicendo al pubblico che c'è davvero molto di cui parlare e da mostrare. Ennesimo punto a favore dello show, è un cambio di registro nella scrittura: Clarke, la protagonista della serie a cui è stato puntato il dito contro nel corso della prima stagione perché era monoespressiva e assente di carisma e carattere, in questa premiere mostra notevoli passi avanti approfondendo anche il suo background emotivo e rendendola più simpatica allo spettatore.


So che i contro sono meno dei pro, e questa situazione per la tipologia del prodotto potrebbe riservarmi amare sorprese per il futuro, ma questa premiere mi ha sorpreso positivamente ed intrattenuto meglio di quanto pensassi e non posso che mostrarmi speranzoso per il prosequio.

giovedì 23 ottobre 2014

4x15 - The Affair: ragione, sentimento e bugie


Tra i nuovi drama più interessanti della stagione c'è The Affair. La serie di Showtime (network che ha dato i natali a Dexter e Shameless) racconta le vicessitudini di un relazione extra-coniugale fra un uomo ed una donna entrambi sposati. So già cosa state pensando: e dov'è la novità? Cos'ha di tanto interessante? La particolarità è insita nel modo in cui essa ci viene mostrata. Gli episodi della durata di un'ora, vengono divisi in due segmenti da trenta minuti in cui ci viene raccontata la stessa storia dai punti di vista di lui e lei con all'interno sostanziali differenze che ne cambiano la percezione di chi le ascolta. E ad ascoltarle a tal proposito non siamo solo noi in quanto pubblico, ma anche un detective che fa domande specifiche alla coppia incriminata... incriminata di cosa poi non si sa, ma da quella fuga dal matrimonio è sicuramente scaturita una grossa tragedia che agli spettatori non è dato sapere e che fa sì che i protagonisti poco per volta ci racconteranno a posteriori.
In The Affair si trova la sensibilità introspettiva dei silenzi e delle inquadrature pregne di dettagli e sguardi che rivelano più di mille parole già assaporate in Rectify, e la narrazione a posteriori (soggettiva) già sperimentata in True Detective, e qualcosa di nuovo e personale a livello stilistico che riesce a calamitare l'attenzione dello spettatore che vuole saperne sempre di più.


 
Da un punto di vista artistico ci si trova di fronte ad un concentrato di quotidianità pieno di virtuosismi ed esercizi di stile in cui ci si chiede chi dei due abbia ragione nel suo racconto, chi mente e se in realtà mentono entrambi e ci verrà poi mostrata una terza versione della storia, cosa muove i loro gesti e le loro ragioni e soprattutto cosa è successo e perché si trovano costretti a raccontare questa storia alla polizia. Lo show vede nel suo cast: Dominic West (The Wire), Ruth Wilson (Luther, Saving Mr. Banks), Maura Tierney (Rescue Me, The Good Wife), Joshua Jackson (Dawson's Creek, Fringe) e Colin Donnell (Arrow).


 Da un punto di vista puramente tecnico, la regia è pregna d'atmosfera e di forte impatto, delicata ed al contempo sofferente, le inquadrature sono potenti e metafisiche, la colonna sonora dosata ed incisiva, il prodotto confezionato cattura l'interesse e spinge a volerne ancora ed ancora.

Non ho idea se The Affair sia o meno una serie antologica o se intende proseguire per più stagioni, in caso non è un prodotto destinato alla lunga serializzazione o rischia di perderne la qualità e snaturarne le intenzioni, i primi due episodi però sono promossi senza riserve.

mercoledì 22 ottobre 2014

4x14 - Come un Fulmine!

The Flash continua la sua corsa in tv con un avvincente terzo episodio. Se fino allo scorso anno avrei detto che Arrow è il miglior comicshow ad oggi realizzato, il velocista scarlatto potrebbe a fine stagione strapparvi il primato se continuerà per i rimanenti 20 episodi (sì, l'ascesa degli ascolti e il successo di pubblico e critica ha convinto TheCW a rinnovarlo per una stagione completa di 23 episodi) a regalare queste sceneggiature pregne d'azione, comicità, dramma e grandi effetti speciali.


Particolare cura questa volta è stato dato agli easter egg e i rimandi nascosti nei dialoghi (tre frasi in particolare si presenteranno deliziose se siete amanti del Flash-Universe) e all'introduzione di un nuovo personaggio molto noto ai fan di The Tomorrow People oltre che di un edificio che ricoprirà un ruolo importante nel corso della prima stagione. La struttura narrativa è piuttosto semplice: agli episodi prettamente verticali a cui s'aggiunge il supervillain della settimana, si alternano flashback riguardanti i personaggi dello show e una trama orizzontale che lentamente e a piccole gocce mostra le sue radici ben prima di quanto potessimo immaginare... ma bando agli spoiler, scoprirete man mano che guardate l'episodio a cosa mi riferisco.


Inutile dire che il pubblico si aspetti maggior importanza data all'orizzontalità della sceneggiatura, ma Barry non è ancora Flash, la gente non sa ancora che è lì fuori per salvar loro la vita, e il suo team di aiutanti non è ancora diventato chi dovrebbe diventare, quindi possiamo considerare tutto questo un enorme prologo prima di quello che dovrà arrivare, e che ci è stato fatto capire, arriverà prima di quanto si creda.

The Flash è uno show leggero e godibilissimo che ha margine di miglioramento ma senza dubbio sa come vendersi bene e che con molto rispetto per il fumetto da cui è tratto, regala allo spettatore esattamente ciò che desidera vedere.