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domenica 11 gennaio 2015

5x03 - American Sniper: (quasi) nel mirino


American Sniper si ispira all'omonima biografia di Chris Kyle, il cecchino più letale che la storia militare americana ricordi; quando si realizza un biopic ci sono diverse cose di cui tenere conto: fedeltà a quanto narrato, condensazione degli eventi in base al minutaggio capendo quali elementi tagliare, quali sintetizzare e quali invece enfatizzare e romanzare ed infine visione soggettiva del regista sul messaggio da lanciare. Clint Eastwood in tutto questo, riesce a metà.



Ma fughiamo ogni dubbio: American Sniper è un buon film, e va visto. Ma non è una pellicola eccelsa, ed è pregna di difetti: il montaggio è confusionale e rende alcune scene e lassi temporali poco chiari, si pone attenzione su dei personaggi poi letteralmente scomparsi dalla sceneggiatura, e il finale è stato lasciato morire quando poteva essere gestito davvero meglio. Invece, funziona tanto Bradley Cooper che qui viene mostrato provato anche da un punto di vista fisico anche se sulla caratterizzazione psicologica e l'introspezione si poteva spingere molto di più il piede sull'acceleratore. Moustafa, la nemesi di Chris è stato invece rappresentato pregno di cliché tipici dei villain dei war movie, senza alcuno spessore.


Eastwood catalizza l'attenzione degli spettatori sull'aspetto "procedurale" della guerra: poca introspezione, solo una sequenza infinita di azione quasi documentaristica che viene spezzata solo per mostrare le fasi delle conseguenze della guerra stessa al di qua del mirino quando Chris ritorna a casa dalla sua famiglia e si sente quasi parte di una realtà artificiosa e superficiale che nella sua quotidiana tranquillità ignora quante vite vengano spezzate dall'altra parte del mondo. Scindere le due realtà ha donato maggior carattere alla sceneggiatura, ma essendo la stessa tratta da un'autobiografia, si sarebbe potuto dire molto di più sulle emozioni, i pensieri e gli stati d'animo del personaggio interpretato da Bradley Cooper. Ci sono un paio di scene che funzionano davvero bene a livello di simbolismi, ma di cui non parlo per evitare spoiler del caso. 


American Sniper, ripeto, è un buon film, ma si pone diversi gradini sotto un altro film dello stesso genere uscito qualche anno fa e di cui a questo punto vi consiglio spassionatamente la visione: The Hurt Locker. Con quest'impostazione secondo me American Sniper avrebbe potuto funzionare decisamente molto meglio.

domenica 28 dicembre 2014

4x24 - Il Ragazzo Invisibile che andava visto

Il Ragazzo Invisibile mi ha letteralmente spaccato a metà.
Alcune cose funzionano sorprendentemente bene per essere una produzione italiana, altre invece vanno molto male proprio perché sono cliché tipici delle produzioni nostrane... ma bando alle ciance e come Salvatores ha sperimentato qualcosa di nuovo portando questo film al cinema, io farò altrettanto scostandomi dalle solite recensioni e limitandomi ad elencare cosa funziona (in verde) e cosa non funziona (in rosso) qui di seguito.

 

Gli "Speciali". Il Ragazzo Invisibile mostra la creazione di una mitologia ben studiata, ambiziosa e piuttosto estesa su un ramo internazionale e di un mondo talvolta solo accennato che offre margine di esplorazione in eventuali sequel, prequel e spinoff se non persino in un ambiente cross-mediale (del resto già esistono il romanzo ed una miniserie a fumetti).

 La prima cosa che salta all'occhio è il target del casting. All'estero prendono over20 per interpretare teenager: vedi un ragazzo che sembra un po' più grande della sua età e forse anche più sgamato. Artificioso? Sì, ma funziona ai fini narrativi, e quindi può starci. Nello stivale si è scelto di seguire il procedimento opposto: per interpretare i teen di turno si è ricorso quasi a dei pre-adolescenti. I protagonisti si esprimono male, mostrano infantilismo ed ingenuità tipiche di bambini di quinta elementare se non della prima media: non c'è voglia di divertirsi in linea con l'età, sono totalmente assenti pulsioni sessuali e c'è una visione dell'amore romantica per nulla in linea al testosterone contemporaneo, figlio della tecnologia e precoce nei concetti quanto negli approcci.


Le scene d'azione sono ben realizzate: coreografia dei combattimenti di buon livello, spettacolarità nella regia delle inquadrature ed effetti speciali dosati ma ben credibili (a tal proposito, il trailer è completamente fuorviante). Nulla che faccia gridare al miracolo se paragonate a produzioni estere, ma la marcia in più si vede eccome e tale gli va riconosciuta.

I cattivi sono un frutto di stereotipi completamente slegati al contesto storico. La storia si svolge ai giorni nostri ma i nemici sembrano provenire direttamente dagli anni "80, e non nell'accezione positiva del termine. Si è scelto di dare un'impronta originale agli heroes, perché non fare altrettanto coi villains di turno senza cadere nei cliché tipici che puzzano di già visto in altri film?

 

Una profonda consapevolezza delle radici italiane si respira dall'inizio alla fine e questa volta in accezione estremamente positiva. Si vede che ci si trova di fonte ad un prodotto nostrano, ma trattare il tema di conseguenza ripaga eccome mostrando una nuova chiave di lettura interessante e che con un cast un po' più maturo e con esperienza avrebbe sortito un'impressione ulteriormente positiva.

Michele non si diverte. Un adolescente che ottiene il potere dell'invisibilità sa fin troppo bene come usarla (siamo stati tutti adolescenti, e tutti almeno una volta ci abbiamo pensato), e lo spettatore non riesce ad immedesimarsi nel protagonista che sembra gestire i poteri stessi come se fosse un adulto tormentato. E questo va in netta controtendenza a quanto mostrato col punto uno di cosa non funziona (leggete sopra)! Si passa dall'essere bambini all'essere adulti a seconda del contesto, ed essendo un percorso di formazione manca la parte fondamentale: l'adolescenza, la via di mezzo che non si respira nel corso della storia.


Gabriele Salvatores ha realizzato un esperimento incredibilmente coraggioso che colpisce e sorprende in diversi punti (il secondo ed il terzo atto in particolare), ma si vede che non mastica il ramo supereroistico dato che attraverso il fantastico scorda di trattare concetti importanti come il divertimento e la spettacolarizzazione (fine a sé stessa e non per un bene più grande), spingendo a più riprese il piede sull'acceleratore del consueto pippone italiano che poteva essere evitato o trattato in modo completamente diverso per svecchiare ancora di più un progetto che con tutte le ingenuità del caso nel complesso si presenta parecchio interessante. Il Ragazzo Invisibile non mi ha completamente soddisfatto ed è pieno di difetti, ma non mi fa rimpiangere la spesa del biglietto perché è stato in grado di mostrarmi una nuova faccia del cinema italiano che ci ha provato ed io a questo tentativo ho sentito il bisogno di dare almeno un'opportunità. Fosse solo per non trovarmi in mezzo a quella mandria di ipocriti che ripete fino allo sfinimento quanto in Italia si facciano sempre le solite cose e poi non offre il suo supporto quando qualcuno (e in questo caso un Premio Oscar) prova a cambiare le cose.

martedì 4 novembre 2014

4x18 - Un Film... Vittima degli Eventi


Onestamente dopo la valanga di commenti entusiasti percepiti a Lucca Comics & Games pensavo di trovarmi di fronte a qualcosa di davvero figo, ed invece -e forse sembrerò impopolare- ho trovato questo film davvero noioso e poco ispirato. Nel corso dei cinquanta minuti si assiste ad una storia poco consistente orchestrata in maniera discontinua e confusionale, che trova una conclusione piuttosto sbrigativa e forzata. Ma non solo da un punto di vista creativo il prodotto lascia a desiderare: la recitazione risulta approssimativa, Dylan è monointenzionale, Groucho da simpatico passa nel giro di poche scene ripetitivo e fastidioso, comprimari fuori personaggio e la dizione non si può sentire. Che senso ha poi collocare lo studio di Dylan a Roma? Vedere personaggi inglesi con cadenze italiane muoversi con naturalezza e richiami storici alla cultura e i costumi del bel paese conservando però il loro background britannico fa assumere alla produzione connotazioni semplicemente grottesche.

Tutto da buttare? Assolutamente no. Fotografia molto buona, costumi e scenografie sono caratteristiche e d'atmosfera, la colonna sonora originale regala qualche traccia ispirata, gli effetti visivi sono godibili e Milena Vukotić è sul pezzo, per quanto sfruttata male dalla sceneggiatura.


Quello che emerge dalla pellicola è che ci sia amore nei confronti del personaggio di Dylan e della mitologia creata da Sclavi, ma che si sia voluto sperimentare troppo snaturando l'essenza degli stessi in alcuni contesti ed esasperandoli in altrettanti, dimostrando che si poteva fare decisamente di più (magari abbandonando alcune scelte stilistiche che hanno rievocato la webserie Freaks!, e non nell'accezione positiva del termine). Ciò non toglie che Dylan Dog: Vittima degli Eventi MERITA di essere visto, perché un progetto che nasce dalla passione dei fan e prova ad uscire dagli schemi tipici del panorama nostrano va incoraggiato e supportato a prescindere dai difetti sopra elencati che vanno ad intendersi come parere meramente personale. Se non l'avete ancora fatto, potete farlo qui:


mercoledì 1 ottobre 2014

4x05 - The Normal Heart: lacrime ed indifferenza nella caccia alle streghe dell'omosessualità

DOVETE guardarlo. Seriamente, prendetevi un paio d'ore e guardatelo. Fatelo con la fidanzata, con il vostro miglior amico, con vostra sorella o coi vostri genitori, ma diavolo, fatelo. So che ora vi starete chiedendo "vedere che cosa?!" Ed io qui vi rispondo senza remore The Normal Heart, il nuovo tv movie di HBO, un piccolo gioiello che vi farà riflettere, arrabbiare e piangere.


 Prodotto e diretto da Ryan Murphy (già autore di Glee, American Horror Story e Nip/Tuck), il film si basa sullo screenplay autobiografico di Larry Kramer, che racconta della scoperta e della presa di consapevolezza dell'AIDS in America nei primi anni "80, e di come gli attivisti gay si ergano dall'emarginazione in cui lo stato li aveva rilegati per combattere le discriminazioni e il silenzio politico che vigeva su quella che si è poi rivelata la piaga virale dei tempi moderni. Ad interpretare questi guerrieri realmente esistiti e la loro crociata, sono stati chiamati in causa popolari nomi del cinema quali Mark Ruffalo, Julia Roberts ed Alfred Molina e del panorama televisivo quali Matt Bomer (White Collar, Chuck), Jim Parsons (The Big Bang Theory), Taylor Kitsch (Friday Night Lights)
e Corey Stoll (House of Cards, The Strain). 


 L'80% del compenso degli attori è stato devoluto a strutture mediche, istituti di ricerca, aiuto ai parenti delle vittime e campagne attiviste. L'esperienza narrativa per la spettatore è potente, emozionante e dolorosa in quanto senza mezzi termini viene sballottato da un contesto all'altro in cui si vede come la figura dell'omosessuale venga rilegata a quella della persona malata psicologicamente e fisicamente, in grado di infettare con la propria natura tutte le altre apostrofate come i "normali". Avete presente il binomio esseri umani e zombie? Murphy fa respirare qualcosa di molto simile in una realtà stavolta tangibile, dove gli infetti sono i gay e non creature di fantasia, e questo colpisce lo spettatore dritto al cuore. Infatti, non empatizzare con i personaggi e le situazioni è davvero impossibile, le prestazioni attoriali di Julia Roberts, Alfred Molina e Mark Ruffalo sono incredibili sebbene i riflettori vadano puntati su Matt Bomer che per offrire maggiore fedeltà ai fatti e credibilità al suo personaggio ha subito una vera e propria trasformazione perdendo 18 kg e rischiando il collasso sul set.
 

 Ryan Murphy racconta che scegliere prevalentemente un cast omosessuale serviva a rendere più credibile il tutto e a sensibilizzare l'opinione delle masse, perché se fa rabbrividire il comportamento che lo stato e la società aveva solo una trentina di anni fa, purtroppo ancora oggi esiste una grossa fetta di idiozia ed omofobia che non riesce ad accettare che l'amore non conosce sesso. Nel backstage viene rivelato che sul set non sono state usate lacrime artificiali, gli attori hanno pianto sul serio per più di mezz'ora, terminando le riprese con un abbraccio corale insieme alla crew.

 

The Normal Heart non è una pellicola leggera o spensierata, ma ripaga lo spettatore con gli interessi. Il livello del film è di caratura cinematografica, e l'approccio alle vicende è vivido e viscerale, ma questa produzione vincitrice fra le altre cose di Emmy, ha già avuto modo di dimostrare quanto sia effettivo il suo valore rendendola l'opera prima di Ryan Murphy nonché una visione OBBLIGATA per chiunque abbia un briciolo di sensibilità o buon gusto per il cinema.

domenica 28 aprile 2013

3x03 - Cosplayer picchiato al Comicon: la Storia di Gennaro

Questo post è diverso da tutti gli altri, perché affronta una situazione differente da tutte le altre.
Oggi vi voglio raccontare una storia, la storia di Gennaro.

Gennaro è un ragazzo come tanti altri in Italia: legge fumetti, guarda cartoni animati, gioca a videogiochi e come molti altri, partecipa alle fiere del fumetto; quei fantastici eventi che di città in città, si susseguono mensilmente ogni anno per radunare gli appassionati del genere, che sono soliti praticare cosplay. E' doverosa una premessa di qualche riga per i pochissimi che non sapessero cos'è il cosplay: come la parola stess indica (COStume PLAYer) si tratta di divertirsi a vestire per un giorno, gli abiti di qualcun altro, nello specifico personaggi di finzione provenienti dal panorama fumettistico ed animato, ma anche videoludico, televisivo e cinematografico. La particolarità di quest'hobby sta nel fatto che molti dei praticanti oltre che fabbricare personalmente costumi, parrucche, armi ed accessori, interpretano anche caratterialmente il personaggio, facendo spesso gruppo ed esibendosi sul palco con pose e scene a tema.


Era quello che aveva in mente di fare Gennaro, al Napoli Comicon 2013, ma che a causa della maleducazione e dell'inciviltà di pochi, non ha potuto... ma andiamo con ordine. Nella giornata di sabato 27 aprile, Gennaro aveva deciso di partecipare al Comicon con il cosplay del Red Ranger, il carismatico capo in rosso del celebre team dei Power Rangers. Dopo aver regolarmente pagato il biglietto d'ingresso ed essere entrato in fiera, sul viale delle fontane, il ragazzo racconta d'aver subito un'aggressione:

"il mio giudizio riguardo la giornata di oggi.
Bene volevo solo dire di quanto sono deluso, incazzato, di quanta rabbia provo in questo momento per cio' che e' accaduto oggi. Oggi al napoli comicon sono stato aggredito da un gruppo di ragazzi mentre giravo in cosplay, per la cronaca ero il power ranger rosso, bene, ero appena entrato in fiera e stavo sul viale delle fontane quando un gruppo di ragazzi mi hanno accerchiato e stringendomi hanno iniziato a darmi schiaffi e calci."

Gennaro si trovava quindi in un'area che doveva essere monitorata dalla sicurezza della manifestazione. Prosegue poi il ragazzo:

"Ovviamente il costume e' andato distrutto, sono andato dalla sicurezza per spiegare l'accaduto ma i colpevoli ovviamente non sono stati trovati dato che erano tanti e con il casco addosso vedevo poco e soprattutto respiravo male data l'agitazione, siccome non sapevo chi fosse stato mi sono rivolto a un commissariato di polizia per sporgere denuncia contro l'organizzazione ma mi hanno detto che non potevo......morale della favola non posso far nulla per ottenere giustizia....me ne sono andato pieno di rabbia, e non posso credere a cio che e' successo, ero venuto per divertirmi e per stare tra la gente con un bel costume ma sono stato solo danneggiato."

La violenza subita da Gennaro è stata tale che oltre a che distruggere il suo costume faticosamente costruito prima con un dispendio di tempo, energie e denaro, ha mandato il ragazzo in iperventilazione che logicamente ha offuscato ancor di più la visuale del casco che aveva indosso, impedendogli di riconoscere i suoi aggressori. Ma oltre il danno la beffa, perché il giovane una volta corso incontro alla sicurezza e ancor peggio, alle nostre forze dell'ordine, ha scoperto l'amara verità: l'impossibilità di sporgere denuncia ed avere per lo meno un risarcimento economico per l'ingiustizia subita. Questo porta a Gennaro rabbia e sconforto, oltre che un grande dolore fisico e psicologico:

"Volevo ringraziare l'organizzazione del napoli comicon per permettere che accadano queste cose, perche' ovviamente e' successo a me ma ricordo che c'erano anche dei bambini li, e se fosse successo a un bambino sarebbe stato molto peggio. Volevo ringraziare la sicurezza soprattutto che controlla davvero con il culo chi entra in fiera, complimenti davvero, inutile dire che non verro' mai piu' a una fiera del genere e esorto a non andarci anche chi come ama divertirsi e fare cosplay, ormai il comicon e' solo un covo di vandali, e spero vivamente che tutti seguano il mio consiglio."

Conclude infine lo sfogo, sul suo status Facebook:

"Detto cio' basta cosi, spero che vengano presi seri provvedimenti, perche' a uscirne danneggiato sono stato io sia moralmente e sia economicamente dato che per realizzare il mio costume ho speso molti soldi...ora non mi rimane piu' nulla, solo rabbia nel cuore. Buona giornata a tutti."

Com'è possibile che succedano queste cose?
Come si può in una manifestazione in cui, come sollecita lo stesso Gennaro, partecipano anche dei bambini talvolta non accompagnati, avvenire simili drammi? Nella sfortuna se vogliamo, Gennaro è stato anche fortunato, perché oltre a varie contusioni, poteva subire danni molto più gravi, e nel frattempo nessuno ha potuto aiutarlo o tendergli una mano, né le persone che erano pagate per evitare che queste situazioni si presentassero, né le forze dell'ordine, nella fattispecie, la Polizia di Stato. E' giusto che un appassionato venga demotivato e spaventato al punto da decidere di non frequentare più questo genere di ambienti?

In seguito allo sfogo e alla sua storia, Gennaro ha ricevuto una valanga di "Mi piace", commenti e condivisioni nei più importanti portali d'animazione e manga in Italia, in segno di solidarietà da parte degli appassionati, mentre stampa e media lasciano l'accaduto nel più totale silenzio. In mezzo a tanti ovviamente, i soliti luoghi comuni carichi di razzismo, discriminazione e volgarità, che hanno immediatamente suscitato la logica indignazione dei napoletani e un articolato sfogo sopra le righe del buon Dario Moccia, popolare YouTuber.




Tutto è bene quel che finisce bene? Proprio no, ma almeno Gennaro potrà farsi giustizia in quanto è notizia di oggi, domenica 28 aprile 2013, che i colpevoli dell'accaduto, sono stati identificati. Riporta infatti la redazione tramite la sua pagina Facebook:


"Comunichiamo a tutti che ieri subito dopo la segnalazione di Gennaro Aliperti la nostra security ha rintracciato i colpevoli che hanno danneggiato il costume del ragazzo, che fortunatamente non ha subito alcun danno fisico! Gennaro potrà procedere con la regolare denuncia quindi.
Ci dispiace per quello che è successo, non è questo lo spirito di Napoli COMICON e sappiamo che la maggior parte di voi viene solo per divertirsi e non per dare fastidio. Quindi se vedete anche solo un anomalia riferitelo subito alla sicurezza, come ieri l'intervento sarà immediato! Il nostro personale sarà, come sempre, presente sia all'interno che all'esterno per assicurarsi che tutto proceda per il meglio. Grazie"

L'ignoranza, la cattiveria, la mancanza di rispetto ed educazione sono senza quartiere. Questo sarebbe potuto succedere in una qualsiasi città italiana, il problema è che non deve succedere: la storia di Gennaro è solo l'ultimo e il più grave in termini di incidenti di questo tipo. I racconti di altri casi analoghi si registrano in diverse zone d'Italia nel corso di manifestazioni ufficiali e non, quali meeting volti ai fan. Un ragazzo che vive una passione sana che non mette in pericolo la sua incolumità e quella altrui, è giusto passi questo genere di esperienze? Perché non riusciamo nel 2013, a rispettare qualcuno che si diverte e vive il proprio tempo libero in modo diverso dal nostro? La sicurezza come ha fatto a non accorgersi di quanto stava succedendo in quegli interminabili minuti? E ancor peggio, possibile nessuno dei passanti abbia avuto modo, possibilità e soprattutto il coraggio d'intervenire per aiutare Gennaro? Tanti, troppi quesiti privi di risposte efficaci e soddisfacenti, motivati dalla rabbia di non essere riusciti ad evitare quella ferita rattoppata poi con un cerotto, ma che lascia la sua cicatrice indelebile nel cuore di un ragazzo che quel giorno era uscito di casa e si era messo in viaggio al solo scopo di divertirsi, vestendo i panni di uno dei suoi eroi.

Gennaro poteva essere chiunque di noi quel giorno andava ad una fiera del fumetto. La sua storia poteva essere quella di ognuno. Mettiamoci una mano sul cuore e sulla coscienza, ed evitiamo che si ripeta ancora.

sabato 27 aprile 2013

3x02 - Doppia recensione per Iron Man: Rise of Tecnovore + Iron Man 3!


Quando un anno fa uscì al cinema The Avengers, le regole dei film supereroistici furono riscritte: l'idea di un film corale ed un progresso di storie più grandi ed articolate che continuava di capitolo in capitolo tramite le pellicole dedicate ai singoli protagonisti, non era mai stata presa in considerazione prima a causa di personaggi facenti parte sì di uno stesso universo (e ragionando più localmente, persino della stessa città...), ma appartenenti a major differenti. Ora che la famigerata fase uno si è chiusa, la seconda ha inizio con il terzo ed apparentemente ultimo capitolo, della trilogia di Iron Man.  Il saluto al genio miliardario playboy filantropo, viene dato in duplice forma con un lungometraggio d'animazione prima ed un live action poi. Essendo il primo collocato temporalmente fra Iron Man 2 ed Iron Man 3, comincerò con il parlarvi di questo per prima; avviso che mi è impossibile esporre un parere completo senza incappare in alcuni spoiler. Se quindi volete vedervi i film senza rovinarvi dettagli della trama, vi consiglio di interrompere la lettura qui, viceversa, proseguite dopo il salto.


Iron Man: Rise of Technovore, è un film animato prodotto da Mad House (Batman: Gotham Knight, Last Order: Final Fantasy VII, Metropolis) collocato nell'universo cinematografico Marvel (e non in quello animato recentemente o il canonico dei fumetti). La storia ruota attorno al personaggio di Ezekiel Stane, figlio di Obadiah (sì, l'Iron Monger del primo film, bravi), che sottoposto ad alcuni pericolosi esperimenti, è risultato in grado di controllare i tecnovori, una nuova e pericolosa biotecnologia in grado di disintegrare le composizione cellulare di armamenti elettronici e meccanici, nonché organismi in carne ed ossa. Dopo un attacco diretto alle Stark Industries, Iron Man disubbidisce agli ordini di Nick Fury e dello S.H.I.E.L.D. per scoprire la verità nascosta dietro alla nuova e pericolosa tecnologia che minaccia il mondo. Su binari paralleli, a collaborare con lui vi saranno anche Vedova Nera, Occhio di Falco e per la prima volta in quest'universo, The Punisher.

La storia è molto più cupa e profonda a dispetto dei toni affrontati nei film, per quanto la storia originale sia prettamente western, in quanto scritta da Brandon Auman, la direzione della stessa è chiaramente nippofila: il main villain di turno introdotto da Hiroshi Hamasaki è il classico ragazzino dal fisico esile dalla capigliatura emo e il passato tormentato. Apatico ed asociale, è spinto da desiderio di vendetta, visionaria giustizia e pura follia; il comportamento e i dialoghi incarnano le mode tipiche della generazione shonen attuale, facendo forse il verso a prodotti più importanti e grandi di lui. Tuttavia la cosa non stona ai fini del prodotto in quanto rivolto ad un pubblico che salvo eccezioni, raramente è solito a questo genere di caratterizzazione nelle serie o nei lungometraggi animati prodotti in America. La storia ha qualche punto debole e risulta prevedibile sotto molti aspetti, ma è comunque godibile vedere come alcuni personaggi collaborino fra loro offrendo dinamiche interessanti agli spettatori.
Dal punto di vista tecnico, il film svolge un lavoro buono, offrendo il suo meglio nelle scene d'azione rigorosamente in CGI. Il resto della pellicola è interamente girato in 2D con alcune scene in cel-shading. Alcune critiche vanno invece volte alla regia, che nelle scene dialogate si concentra su inquadrature fisse dedite a dettagli nelle ambientazioni (un ritratto, una foto in cornice, un paesaggio...) anziché i personaggi, quasi forse a voler sacrificare il budget a disposizione per la realizzazione, in favore delle scene d'azione. Molto buona la colonna sonora con alcune tracce particolarmente ispirate ed azzeccate, ma non memorabili. Il doppiaggio italiano è ben eseguito e per suscitare un senso di continuità con i film usciti al cinema, ripropone lo stesso cast usato per i live action, ad eccezion fatta per il personaggio di Punisher, mai introdotto prima per questioni legati ai diritti dello stesso, doppiato in originale da Norman Reedus (sì, il Daryl Dixon di The Walking Dead). Il prodotto, fine a sé stesso, è consigliato ai soli fan di Iron Man, che non disdegnano manga ed anime.


Iron Man 3 risponde invece in modo più serio ed articolato alla frase che Captain America aveva lanciato allo stesso Stark in The Avengers, poi divenuta tormentone in trailer cinematografici e meme: "Sei grosso con l'armatura, ma senza quella, che cosa sei?" e la risposta che ci viene data è disarmante, ma andiamo con ordine. Dopo l'assalto congiunto di Loki e dei Chitauri a New York, tutto è cambiato: provi esperienze al limite, e fatichi a ritornare alla quotidianità di tutti i giorni. Tony Stark dopo quell'esperienza non riesce più a dormire e soffre di continui attacchi di panico. Questo è dovuto al logico fatto che il brillante genio inventore delle armor-suit e del superuomo, diventi un semplice uomo di latta (non me ne voglia Oz), se paragonato a dei di altre dimensioni ed alieni con chissà quali conoscenze e risorse; la paura di perdere quindi l'amata Pepper attanaglia Tony al punto da costringerlo a cercare continui miglioramenti e upgrade, al punto d'allontanarlo sempre più dalla sua natura umana -nonostante rimanga schiavo delle più naturali emozioni-. In questo contesto, gli Stati Uniti hanno bisogno di regolamentare le armature ed averne qualcuna utile a scopo governativo -e non subappaltate allo S.H.I.E.L.D.-, qui entra in gioco War Machine, ribattezzato -e ricolorato- Iron Patriot. Nel frattempo giunge dall'oriente una minaccia terrorista decisamente pericolosa denominata Il Mandarino, i cui poteri e risorse superano l'immaginario americano e mettono in avvisaglia lo stesso Stark, che finirà vittima della sua stessa spavalderia.

Senza addentrarci troppo nella trama, visto che alcuni particolari li affronteremo poi, va subito specificato che dietro la macchina da presa non v'è lo stesso uomo dei primi due capitoli, Jon Favreau ma tal Shane Black... e la differenza si nota. Prendendo spunto dalla mirabolante trilogia de Il Cavaliere Oscuro, di Christopher Nolan, in cui per la prima volta ci si concentra di più su Bruce Wayne che su Batman, sull'uomo e le ragioni che lo portano ad essere il pipistrello, ora ci si concentra di più su Tony Stark che su Iron Man: per la prima delle due ore totali della pellicola, vediamo Tony vestire l'armatura davvero poche volte, e questo non è un male: il sacrificio dell'azione volto ad una sceneggiatura introspettiva per metà del film, non pesa allo spettatore, scopriamo un lato più umano e ci addentriamo con toni seriosi ad un approccio psicologico dapprima solo spolverato nei precedenti capitoli e che tramite analogie ci richiama lo stress post-traumatico tipico dei militari che tornano dalla guerra. Quello che non va tuttavia, è forse il modo con cui hanno deciso di propinarcelo.


Il Mandarino, interpretato come già visto nei trailer da un meraviglioso Ben Kingsley, non si rivelerà essere quello che immaginavamo, e che noi lettori dei fumetti ben conosciamo. Un nemico dal sicuro richiamo carismatico viene praticamente ucciso e ridotto a brandelli in fruizione di una trama piena di colpi di scena -non di quelli che fanno gridare lo spettatore al miracolo, esaltato da gaudio e tripudio, ahinoi- e un rivale ancora più spietato di cui però sinceramente non sentivamo il bisogno. La sfida fra geni miliardari l'avevamo già saggiata nel secondo capitolo, ce n'era davvero bisogno? Perché scomodare una figura che poteva essere usata con maggior sapienza e che poteva offrire numerosi spunti e possibilità in un'altra storia per chiederci ad inizio film e risponderci alla fine, se il vero Iron Man è la volontà di ferro nel cuore di Tony o l'uomo in armatura dalle mirabolanti capacità? Il messaggio è giusto, il mezzo usato per trasmettercelo invece è sbagliato. Tuttavia, il pubblico che conosce le gesta dell'uomo di ferro solo tramite le storie cinematografiche e non conosce i retroscena legati al fumetto originale, potranno trovare godibile questo terzo capitolo un po' più lento degli altri, ma con personaggi convincenti, trovate comiche molto carine ed un finale che ha proprio il sapore di un addio. Registicamente, Black fa il suo lavoro: il film presenta molti colpi di scena -alcuni pessimi, lo ribadisco- inquadrature spettacolari ed effetti speciali bellissimi, sottotono la colonna sonora a dispetto delle passate storie e al solito, buona la recitazione. Un Robert Downey Jr. forse un po' stanco, ma in linea con la personalità del suo personaggio, una Gwyneth Paltrow ancora più in forma, un Don Cheadle sfruttato poco, un Kingsley eccellente ma bistrattato da risvolti di trama atroci e un Guy Pearce sorprendente.


Personalmente non ho idea di come questo film possa inaugurare la fase due, c'è stata profonda delusione anche per la scena al termine dei titoli di coda che vista a sé stante è sicuramente simpatica, ma non offre niente di nuovo per quanto riguarda i futuri progetti dei Marvel Studios. Se quindi possiamo liberamente considerare
Iron Man: Rise of Technovore un piacevole intermezzo con qualche sbavatura pretenziosa in attesa del capitolo finale della trilogia, Iron Man 3 che Black voleva trasformare in una sorta di Canto di Natale, possiamo definirlo purtroppo un inaspettato Canto del Cigno, con un'uscita di scena davvero mediocre visto l'immenso potenziale a disposizione nei fumetti originali dell'editore e quanto così ben costruito con i precedenti film. Un'occasione sprecata, peccato.

martedì 30 ottobre 2012

2x50 - Disney acquisisce Lucasfilms: Star Wars Episodio VII nel 2015!

Dopo aver acquisito Pixar Animation Studios e Marvel, la casa di Topolino non s'arresta e acquisisce anche la Lucasfilm Ltd. L'accordo del valore di 4.05 miliardi di dollari è mirato ai diritti di sfruttamento del leggendario franchise di Star Wars, al punto che senza perdersi in tante cerimonie e giri di parole, Walt Disney annuncia l'avvento nelle sale cinematografiche di Star Wars - Episodio VII il prossimo 2015. La produzione della pellicola sarà a cura di Kathleen Kennedy, nuovo presidente della società, ma vanterà la consulenza creativa dello stesso George Lucas, creatore storico della saga.


"Nel corso degli ultimi 35 anni, uno dei miei più grandi piaceri è stato veder passare Star Wars da una generazione a quella successiva," dichiara Lucas. "Ora è giunto il momento per me di passare Star Wars a una nuova generazione di registi. Ho sempre pensato che Star Wars potesse vivere a prescindere da me, e ho sempre pensato che fosse importante impostare questa transizione nel corso della mia vita. Avevo detto che non avrei mai più fatto Star Wars, ma ciò non significava che non l'avrebbe potuta fare Kathleen. Ho già pronto un trattamento per il settimo, ottavo e nono episodio, poi ci sono centinaia di libri e fumetti, tutto quello che possiamo immaginare. Posso passare il testimone a lei, mi fido ciecamente del fatto che realizzi dei grandi film. Sono sicuro che con la Lucasfilm sotto la guida di Kathleen Kennedy, e nella sua nuova casa nella organizzazione Disney, Star Wars vivrà a lungo e in prosperità per molte generazioni a venire." 


Star Wars - Episodio VII sarà il primo capitolo di una nuova trilogia su cui ancora nulla è stato divulgato. Riuscirà Disney a spingerci ad impugnare nuovamente la spada laser così come riuscì a farci gridare "Vendicatori Uniti!" la scorsa stagione cinematografica, oppure no?

mercoledì 5 settembre 2012

2x48 - Jim Carrey è il Colonnello in Kick-Ass 2

Kick-Ass è stato il cinecomic dai risultati più sorprendente ai botteghini. Questo perché un titolo indipendente e che vantava nel suo roster personaggi inediti e non brand famosi non aveva mai ottenuto incassi così alti. Distribuito in ritardo e con un adattamento discutibile in Italia da Eagle Pictures, il fumetto è giunto alla sua terza serie fra lo spin-off Hit-Girl e il sequel della serie principale, Kick-Ass 2: Ball to the Wall. Il successo della prima pellicola, porta la Universal alla scelta sicura di produrre un film ispirato allo spettacolare, cruento ed adrenalinico sequel.


E' notizia di oggi, che un grandissimo nome dapprima solo vociferato è stato ufficialmente arruolato nel cast. Si tratta di un estimatore del primo film e della graphic novel originale, Jim Carrey (The Mask, Ace Ventura, The Truman Show). L'attore vestirà i panni de il Colonnello Stars, un carismatico nuovo personaggio appartenente al gruppo di vigilanti newyorkesi, la Justice Forever. Per coloro che non hanno ancora avuto modo di leggere le storie della seconda serie, il Colonnello non è certo un'autoritaria figura militare caratteristica delle classiche americanate, ma l'alter ego supereroistico di Sal Bertolinni, gangster italoamericano ai servizi della Famiglia Genovese (villain della prima serie/film), ritiratosi per scrupoli di coscienza poco prima dell'avvento di Hit-Girl e Big Daddy, e quindi rimasto incolume alla mattanza da parte dei buoni. Con un abbigliamento mimetico, uno spessore carismatico ed un enorme cane lupo al suo fianco, Sofia, il Colonnello Stars diventa la figura di spicco a cui Kick-Ass fa riferimento.


"Matthew Vaughn, Jeff Wadlow e io abbiamo fatto una conferenza telefonica con Jim un paio di settimane fa e dal quel giorno avvertiamo un forte prurito: dover parlare di questa cosa con qualcuno ogni tanto. Questo perché l'energia che Jim potrà portare al Colonnello mi elettrizza come l'aver avuto Nicolas Cage nel ruolo di Big daddy. Forse ricorderete che, prima dell'ingresso di Nic, Big Daddy era più canonicamente Badass. E' stato Nic ha conferirgli quelle sfumature alla Adam West, a dargli quella notevole dose di calore umano, specie nei confronti di Mindy. Nic e Jim Carrey sono molto amici e non è un mistero che a Jim il primo film sia piaciuto molto. Infatti, è anche andato a pranzo con Matthew Vaughn il giorno prima di quel duetto fra Conan O'Brien Superman e Jim Carrey/Kick-Ass. Per cui nel corso di questi due anni abbiamo spesso parlato informalmente della questione." Dice l'autore del fumetto Mark Millar, aggiungendo poi: "Non sapevamo bene chi avrebbe interpretato Jim nel seguito, ma tutto il team lo adora e io sono un suo fan dalla prima volta che l'ho visto. Ricordo di aver letto una grandiosa intervista a Steven Spielberg pubblicata su Empire in occasione di una qualche ricorrenza collegata allo Squalo, in cui diceva che se avesse dovuto girare Lo Squalo oggi, Jim sarebbe stata la sua scelta per il ruolo di Martin Brody. Poteva vedere in Jim tutto quel set di sfaccettature drammatiche mentre gli altri erano in grado di riconoscere più che altro le sue doti di commediante. Per tutte queste ragioni, mischiate alla telefonata che abbiamo avuto con lui al telefono, sono genuinamente emozionato. Non vedo l'ora di vedere quello che sarà in grado di fare quando le macchine da presa cominceranno a girare."


Le riprese di Kick-Ass 2 cominceranno a settembre 2012.

venerdì 31 agosto 2012

2x47 - Justice League X Transformers: il crossover mai nato



Immaginate un brand figo e mescolatelo ad un altro ancora più figo, potrebbe uscirne un capolavoro che ne consacra un terzo brand definitivo, oppure una delle cose più immonde mai create, in grado di demolire entrambi i brand. Come le immagini qui di seguito testimoniano per nostra sfortuna, il crossover, fra la Justice League della DC Comics e i Transformers di Hasbro, sembra appartenere alla prima categoria. Perché uso parole come "sfortuna" ? Perché il suddetto mash-up non è purtroppo mai nato.


L'apprezzato e talentuoso artista Phil Jimenez (Justice League) pubblica solo ieri sera, alcune illustrazioni concettuali su quello che sarebbe stato il crossover fumettistico del decennio. "Avevo pensato di arruolare Optimus Prime nel Corpo delle Lanterne Verdi, immaginate le nanotecnologie elaborate di un Transformers, che cosa sarebbero potuti essere in grado di creare con l'anello! E beh, Wonder Woman avrebbe avuto un Autobot al posto del suo jet invisibile, e credetemi: vi sarebbe piaciuto. Ai Decepticon spettava una collaborazione stretta con Lex Luthor e il Joker... le idee erano davvero moltissime!"


"Sarebbe stato davvero mitico!" commenta lo sceneggiatore Brian Michael Bendis (Ultimate Spider-Man), ed io, guardando questi artwork, non posso, come credo tutti voi, esimermi dal pensare altrettanto.

domenica 26 agosto 2012

2x46 - Grazie di tutto, Cavaliere Oscuro

Se parliamo di comic movie, uno dei più riusciti, se non il più riuscito ad oggi, è probabilmente il Batman di Christopher Nolan. Non tanto per quanto riguarda la fedeltà al fumetto originale da cui è tratto, anzi, forse come non mai un adattamento cinematografico se ne discosta, in quanto Nolan ha sempre voluto dare connotazioni realistiche e contesti verosimili all'Uomo Pipistrello, ma per le carismatiche atmosfere e l'epicità della trama che partendo da un buon primo capitolo, eccelle in un secondo e chiude magistralmente con il terzo ed ultimo, dal titolo Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno.


La trilogia di Nolan è stata spesso definita maledetta: i numerosi incidenti sul set che hanno ferito gli attori principali ed ucciso uno stant, la morte di Heath Ledger, carismatico interprete del Joker e ancora, la recente strage ad Aurora, potevano potenzialmente minare la riuscita del titolo, cosa che per fortuna non è successa, vista l'indubbia qualità delle pellicole. Eppure dopo Batman Begins, nessuno si sarebbe aspettato qualcosa dal feedback così rindondante e dagli incassi stratosferici come avvenuto con Il Cavaliere Oscuro; cosa che ancora oggi, a pensarci, rizza i peli sulle braccia degli addetti ai box-office. Cos'ha colpito tanto dei Batman di Nolan? Come già detto, il prepotente realismo: la scelta di mostrare una Gotham meno gotica e steampunk -tutte atmosfere tipiche della regia di Tim Burton-, ad una più moderna, in grado di vivere giornate di sole e routine quotidiana scandita dalla normalità, e i villain non sono superuomini o figure al limite del grottesco quali potevano comunque essere gli inflazionati Pinguino, Mr. Freeze e Poison Ivy. Portare sullo schermo nemici del calibro di Ra's al Ghul e privarlo della sua immortalità, di Catwoman e privandola dei poteri mistici o eredità feline del caso, così come di Bane senza il venom a pompargli nelle vene, significava credere in maniera indissolubile nella personalità carismatica ed indubbia umanità di cui i cuori dei personaggi originali DC Comics, erano intrisi. E' stata una scelta difficile mostrare un Bruce Wayne fragile, stanco, impaurito, insicuro ed umano, portarlo nel mondo esterno ad allenarsi e a crescere spiritualmente, affiancargli numerosi aiutanti e persone fidate alla conoscenza del suo segreto, e che scacciassero via con una folata di vento il contesto horror e dark in cui rimaneva solo un giustiziere a difendere una città ormai corrotta.


Quello che sulla carta sembrava difficile, funziona alla perfezione, e mai come in questo terzo capitolo che come riporta la sinossi ufficiale, si svolge otto anni dopo le vicende del secondo, si respira aria di stanchezza, delusione, cinismo, bugie e cose non dette: Wayne si ritira dalle scene, è invecchiato, porta lesioni e ferite che debilitano il suo corpo ma che sono niente paragonate alle cicatrici celate nell'anima. C'è da chiedersi: con il Joker dietro le sbarre, la criminalità organizzata sbaragliata, e il decreto Harvey Dent, che permette alla giustizia di procedere spedita per la sua strada, c'è ancora bisogno di Batman? Nei fumetti la risposta che troviamo è sì: se Spider-Man è New York, Batman è Gotham City; ma Nolan lancia un messaggio nuovo, abbandona questa tematica e usa il Cavaliere Oscuro come un tramite: Batman può essere qualsiasi persona che vuole fare la differenza. E' chiaro che ci riferiamo alla volontà e alle intenzioni dello stesso, visto che non tutti abbiamo le finanze, le conoscenze e le risorse di tal Bruce Wayne, non di meno, se i film di casa Marvel davano spesso più spazio a Peter Parker che allo Spider-Man in sé, Nolan ha tentato la medesima impresa portando in scena le emozioni umane e i rapporti dei personaggi dietro la maschera e veicolandole fra loro dando dimostrazione di come nessuno sia solamente buono o cattivo: per questo diamo spazio a Jim Gordon, sapientemente interpretato da Gary Oldman, passando per la suadente Anne Hathaway nei panni di Catwoman per andare dal potente Bane, i cui panni sono vestiti da un irriconoscibile Tom Hardy, fino a forse quello che è il personaggio più interessante ed importante del film -che è stato annunciato, verrà introdotto in tempi brevi anche nell'universo fumettistico DC- John Blake, giovane detective ligio al dovere, interpretato da Joseph Leonard Gordon-Levitt.


Se la forza del film sono le battute e i dialoghi prepotentemente caratterizzati da un forte impatto emotivo, da un punto di vista puramente tecnico, il film è leggermente superiore al secondo capitolo: la colonna sonora presenta temi riconoscibili ormai resi celebri (e che i gamer hanno avuto modo di orecchiare in una chiave piuttosto simile nell'ottimo adventure/stealth Batman: Arkham City) e gli effetti speciali visivamente sono spettacolari e d'atmosfera: da pelle d'oca la scena nello stadio subito dopo l'esecuzione dell'inno così come il primo volo sul Batwing. Il film dura quasi tre ore, ma non le si sente: la storia dopo un inizio lento (ma giustificato) procede serrata fra colpi di scena ed azione al cardiopalma, rivelazioni sconvolgenti sino all'ultima scena e un finale che sicuramente riuscirà a soddisfarvi. All'adattamento italiano c'è ben poco da eccepire, se non il cambio di voce al personaggio di Lucius Fox, interpretato da un magistrale Morgan Freeman, ma non trattandosi di un capriccio, direi che possiamo perdonare la mancanza.


Christian Bale ha dato il volto ad un Bruce Wayne diverso da tutti gli altri, ad alcuni potrà non piacere, ad altri potrà far storcere il naso, a molti, come incassi e Warner Bros testimoniano, avrà fatto impazzire; io signori, sono fra quelli: il carisma del Batman di Christopher Nolan rappresenta la speranza, l'accettazione, la determinazione, il sogno, la paura, e il desiderio di giustizia e rivalsa, in parole povere, l'essere umano. Questo viaggio introspettivo scandito dal dolore e dalle emozioni non è per tutti: se abbandonate i preconcetti fumettistici e vi gettate a capofitto nella storia e nei suoi personaggi, sicuramente apprezzerete questo mondo in un modo nuovo e vi innamorerete perdutamente della chiave di lettura adottata dal regista. Per l'Uomo Pipistrello il futuro prevede un reboot più canonico e in linea all'introduzione del Cavaliere Oscuro nel film della Justice League (proprio come la casa di Stan Lee fece coi suoi personaggi in occasione di The Avengers), quindi questo capitolo è da ritenersi concluso, ma rimarrà senz'altro ricordato nel cult cinematografico a venire, come un pezzo di storia di Batman.

"La speranza nasce dalla disperazione."

martedì 31 luglio 2012

2x43 - Ted: quando Teddy Ruxpin è posseduto da Peter Griffin

In un panorama cinematografico spesso criticato in tempi recenti per mancanza di idee ed originalità, è diventata consuetudine attingere a storie appartenenti ad altri circuiti mediatici quali libri, fumetti e videogiochi per presentare produzioni convincenti; eppure c'è chi ha osato di più provando a prendere le menti geniali dietro la creazione di quei prodotti per provare a farli misurare sul grande schermo: è il caso di Seth MacFarlane, conosciuto in Italia per essere il creatore delle serie animate I Griffin, American Dad e The Cleveland Show, oltre che in patria per essere il doppiatore di alcuni dei suoi più celebri personaggi. La giovane, fortunata ed estrosa personalità di MacFarlane ha portato quindi le atmosfere dissacranti e politicamente scorrette dei suoi prodotti in un film live-action di prossimo arrivo nelle sale italiane, che avendo avuto la fortuna di visionarlo in anteprima, m'appresto a recensirvi l'ultima chicca targata Universal, Ted.


La storia di Ted, ha in incipit fiabesco: nel Natale del 1985, il piccolo John Bennet, schernito dai coetanei e condannato ad un'esistenza solitaria esprime in desiderio che l'orsacchiotto ricevuto in dono dai genitori si animi e diventi il suo miglior amico, rimanendo 'vittima' del consueto miracolo natalizio; l'indomani l'orso prende vita e inizia il suo rapporto d'amicizia con il bimbo rendendolo nel tempo una persona più sicura e confidente delle proprie capacità e in grado di costruirsi una vita sociale. Tuttavia da allora sono trascorsi molti anni, e nel 2012, Ted è cresciuto al fianco di John diventendo un concentrato di trasgressione, volgarità e cattive abitudini. Questo va in contrasto con la problematica accettazione dell'età adulta di John, trentacinquenne fidanzato da quattro anni con Lori che intenzionata a formare una famiglia con lui, lo mette di fronte ad un bivio: o lei, o Ted. 


Senza rivelarvi ulteriormente dettagli succosi della trama, è doveroso soffermarsi su come un plot abbastanza banale, trito e ritrito tipico dei film per i più piccini e famiglie, possa dar vita a innumerevoli situazioni esilaranti se trattato senza filtri: accantonate le atmosfere fiabesche alla Toy Story, ciò che fa impazzire di Ted sono quel concentrato di spudorata sincerità ed umanità che lo rendono protagonista di sconcerie e aneddoti farciti di cultura-pop (i più grandicelli adoreranno i riferimenti a Flash Gordon), il fatto che come avviene per Brian il cane dei Griffin, Ted nonostante la sua natura prettamente fantastica ed irreale, venga trattato da tutti come una sorta di ex-star consumata perfettamente integrata nella società umana; un qualcosa di cui non stupirsi più -segno di come l'essere umano tenda nel tempo ad abituarsi allo straordinario considerandolo ordinario in favore di nuove mode-. Proprio come nei prodotti tipici di MacFarlane le situazioni citate nel film subiscono l'instant flahback, stratagemma usato di recente anche in diversi prodotti mediatici come sitcom quali Scrubs ed How I Met Your Mother, oltre che gag che traggono la propria forza nel botta e risposta e raramente sfociano nel nonsense demenziale di cui è farcita la comicità facile tipica delle americanate. Per quanto la storia sappia ben distribuire comicità smisurata, azione, sentimento e persino atmosfere di suspance e dramma, ci sono tuttavia alcuni errori di gestione basilari che impediranno al film di essere considerato un capolavoro nel suo genere: in primis la sbagliata manovra mediatica che spinge il titolo ad essere una trasposizione con attori in carne ed ossa delle serie di MacFarlane, quando la formula di un episodio di poco più di venti minuti difficilmente riuscirà a mostrarsi azzeccata e vincente in quasi due ore di pellicola, in secondo luogo ma non meno importante, per apprezzare interamente tutte le chicche e i rimandi nel film, dovete tassativamente essere nerd o comunque aver una buona conoscenza del sistema televisivo americano e delle passate opere di MacFarlane (ad esempio, la lotta fra Ted e l'anatra James Franco è un chiaro richiamo alla sfida fra Peter e il Pollo Gigante), seppur non escluda che nel corso dell'adattamento italiano alcuni nomi possano subire variazioni come già successo in passato. In ultimo, è opportuno specificare che questo titolo è prettamente nello stile del cartoonist, e che se non avrete apprezzato le sue produzioni animate e il suo approccio a personaggi e storie, difficilmente vi farete rapire dalla pellicola.


Da un punto di vista artistico, c'è da rimanere soddisfatti: è divertente e quanto pià sfizioso vedere il serissimo actionman Mark Wahlberg (The Departed, Contraband) vestire i panni di un -concedetemelo -cazzone sulla trentina che non vuole saperne di crescere, una sensuale Mila Kunis (Max Payne, Amici di Letto) che sa prendersi in giro nelle situazioni più disparate, uno straordinariamente inquietante Giovanni Ribisi (Friends, My Name is Earl) nel ruolo del villain e lo stratosferisco Seth MacFarlane che oltre che scrivere la sceneggiatura darà la voce a Ted. Un ottimo lavoro la fa anche la CGI, pulita e senza sbavature nelle animazioni di Ted così come scarna e piuttosto grezza nel replicare alcuni flashback a tema, molto buone anche le tracce strumentali sempre appropriate ai toni.

 

Ted è stato esattamente cosa ci si aspettava: salvo qualche insicurezza alla regia e ingenuità nella sceneggiatura in un paio di scene, MacFarlane confeziona un film divertente, con diversi spunti di riflessione, momenti drammatici e una morale di fondo fiabesca, ostentando volgarità senza cadere nel grottesco. Un film riuscito, completo e ricco di colpi di scena dall'inizio alla fine che saprà intrattenervi fino all'ultimissima scena. Speriamo in un buon adattamento italiano.


sabato 7 luglio 2012

2x40 - The Amazing Spider-Man? Tanto Spectacular, poco Ultimate

Il mio senso di ragno pizzicava in modo esorbitante qualche giorno fa, in coda alla biglietteria per la prima del nuovo film incentrato sulle gesta del nostro simpatico Uomo Ragno di quartiere, e se dapprima pensavo fosse mero entusiasmo, man mano che il film proseguiva, ho avuto modo di percepire indistintamente il pericolo... ma andiamo con ordine.


Come tutti saprete, dopo la dipartita di Sam Raimi, il quarto e il quinto capitolo delle avventure cinematografiche dell'arrampicamuri, sono venute a meno. Per molti ciò è una pessima notizia, visto che la trilogia realizzata da Raimi è stata oltre ad essere quella che ha inaugurato il fortunato e longevo sodalizio fra cinecomics ed Hollywood, una trasposizione molto buona e senza sbavature (tranne qualche scivolone nel terzo capitolo) del personaggio creato da Stan Lee; d'altro canto Raimi che è da sempre affezionato al primo Spidey, non ha mai digerito i nuovi avversari, al punto che dopo aver bistrattato il personaggio di Venom, era intenzionato a introdurre l'Avvoltoio come main-villain e presentarlo come padre di Peter: lo so, ora è il vostro senso di ragno ad impazzire. Ecco perché l'approccio del nuovo regista, Marc Webb (nessuna b di troppo nel cognome, del resto mica è un nome d'arte) decide di distaccarsi dall'approccio classico al personaggio prendendo per esempio l'ultima incarnazione a fumetti ispirat al protagonista: paradossale quindi che The Amazing Spider-Man sia in realtà ispirato ai primissimi volumi de Ultimate Spider-Man. Questa premessa è necessaria perché l'universo Ultimate gioca un'importanza incredibile per la casa delle idee visto che a partire dal nuovo millennio, visto che riscrive completamente le origini dei personaggi di ieri ai giorni d'oggi e rendendoli accessibili anche ai lettori più giovani e freschi, che altrimenti con decenni di storie alle spalle, non avrebbero la più pallida idea di dove cominciare.


E' in questo contesto che Tobey Maguire viene rimpiazzato da Andrew Garfield (The Social Network, Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo), offrendo un modello più sbarazzino ed ispanico, cosa che può far storcere il naso ai tradizionalisti, ma non certo chi legge le ultimissime storie dell'universo ultimate, dove come abbiamo avuto modo di parlare qualche tempo fa, Parker è stato sostituito da un giovanissimo ragazzo di colore, Miles Morales, nel corso della sua seconda stagione ufficiale. La prima cosa che viene spontaneo notare è il cambiamento del contesto famigliare di Peter: vediamo i suoi genitori per la prima volta, scopriamo che suo padre, Richard, era uno scienziato che lavorava sulla combinazione genetica di due specie differenti e che è costretto alla fuga proprio a causa dei suoi esperimenti, con il conseguente abbandono del ragazzo agli zii. Questa cosa influirà molto sulla crescita comportamentale e spirituale dello stesso Peter che una volta adolescente, decide di mettersi alla ricerca della verità sui suoi genitori, entrando in contatto con un collega di lavoro del padre, lo scienziato Curt Connors ora a lavoro sul medesimo progetto del padre. La sete di sapere di Peter lo porterà dapprima al fatidico morso del ragno radioattivo nel laboratorio della Oscorp, e successivamente ad esternare la sua personalità e la voglia di rivalsa di un nerd che non ne può più dei soprusi da parte dei soliti prepotenti, portandolo a ribellarsi alle stesse figure genitoriali che erano gli zii. Sapete già se avete letto fumetti, visto cartoni animati, film o giocato videogame di origini, che destino spetta al povero Ben, interpretato qui da un convincente Martin Sheen (Spawn, Apocalypse Now); eppure questo film va soprendentemente al di sopra del classico "da grandi poteri derivano grandi responsabilità", anzi, per quanto l'ovvio tema essendo un film di origini venga tassativamente toccato, quello portante è "tutti i segreti hanno un costo". E' un segreto il fatto che il Dr. Connors testi su di sé il siero creato dall'algoritmo che Peter con l'aiuto dei documenti di suo padre, è riuscito a risolvere, diventando Lizard, è un segreto con i suoi zii il morso del ragno che lo ha cambiato per sempre, ed è soprattutto un segreto con la bella ed intelligente Gwen Stacy, interpretata da una dolce e fascinosa Emma Stone (Benvenuti a Zombieland, Gangster Squad) e i conflitti con suo padre, comandante capo delle forze di polizia.


Il film lancia multiple storyline ad intreccio e tanta carne al fuoco, concentrando i contenuti in poco più di due ore, come neppure la scorsa trilogia era riuscita a fare: moltissima è l'azione che si respira, frenetiche e concitate le scene di battaglia, eppure qualcosa non torna. Il nuovo Parker riesce ad essere dinamico, scherzoso e irriverente proprio come quello dei fumetti, cosa in cui non era riuscito quello di Raimi, ma a tratti è serioso e troppo cupo, dark, quando per forza di cose, Spider-Man non può essere Batman. Snaturata anche la personalità di Connors, trasformato in un megalomane che neanche si credesse Godzilla scala la torre più alta della città allo scopo di contaminare l'intera Manhattan con il siero che tramuta tutti in lucertoloni, rimane adorabile Gwen anche se fa sorridere l'idea di aver scelto la Stone per interpretarla, attrice notoriamente rossa naturale e probabilmente più consona a vestire i panni di Mary Jane, così come il divertentissimo cameo di Stan Lee, contro ogni aspettativa, assolutamente assente la figura di J.Jonah Jameson, ma trattandosi di un film di origini, può starci. 


The Amazing Spider-Man riparte da zero e lo fa cambiando tutto o quasi: dai suoi protagonisti al costume, dai toni dei dialoghi allo svolgimento della storia. Purtroppo è un prodotto riuscito a metà che deluderà i fan storici del ragno e potrebbe invece intrattenere i più giovani: combattimenti acrobatici ed adrenalinici come nel fumetto la fanno da padrone insieme a battute taglienti, ma alternandosi a toni decisamente troppo drammatici, dark e complottisti che possono incuriosire lo spettatore ma si distaccano dal tema portante delle storie a fumetti su cui si sorregge il personaggio. Contrariamente ad ogni aspettativa, il nuovo cast convince molto, a differenza della regia che in maniera sbrigativa ha la pretesa di raccontare troppo ed approfondire tutto, rendendo la normale sequenza di eventi poco gustosa e talvolta prevedibile. Ad ogni modo se avete visto la scena dopo i titoli di coda, sapete che c'è ancora una questione in sospeso, e il pronostico di un sequel è solo una realtà ufficiosa, che attende di divenire ufficiale.

lunedì 2 luglio 2012

2x38 - Berserk torna al cinema, e convince a metà

Quale problema non affligge un lettore di comics ma affligge un lettore di manga? Non sono posseduto dallo spirito di Edward Nigma, ma voglio far capire a quella fetta di lettori del made in USA quanto può essere stressante seguire una serie pubblicata in Italia ancora in corso in Giappone: i volumi escono a cadenza trimestrale in patria, e giungono da noi solo con diverso ritardo, aggiungete il fatto che non si hanno diversi autori al lavoro sulla stessa serie, ma uno solo con uno staff di aiutanti al suo seguito. E con queste prerogative ci si può imbattere in tre tipi d'autori: il cagionevole, come ad esempio Toshihiro Togashi, che a causa di problemi di salute, da anni rende discontinua la pubblicazione di Hunter X Hunter, il megalomane, fra cui spicca Kazushi Hagiwara, che anziché disegnare i nuovi capitoli del suo Bastard!! si perde nei più bizzarri progetti quali storie hentai realizzate sui suoi personaggi, e lo svogliato, Kentaro Miura, che fra bighellonamenti vari tra anime, manga e videogames, raramente ci fornirà la conclusione di Berserk in tempi utili. E proprio attorno a quest'ultimo manga, un po' per celebrare il titolo e un po' forse per tenere vivo l'interesse dei lettori a causa dell'eccessiva lentezza dello stesso, si è deciso di realizzare una trilogia cinematografica incentrata sul primo lungo arco narrativo della serie, ho visionato per voi il primo di essi e mi appresto a raccontarvelo.


La trilogia prodotta da Warner Bros porta il titolo de Berserk Ōgon Jidai-Hen, che letteralmente potremmo tradurre come Berserk: Gli Anni d'Oro, e il primo capitolo della stessa ha il sottotitolo L'Uovo del Re Conquistatore. Non intendo prolungarmi troppo sulla trama di uno dei manga più datati nel bel paese che vanta numerose edizioni e ristampe, ma per i pochi che ancora non avessero letto, darò un accenno di quanto accade nel film: in un'epoca medievale che non ha nulla da invidiare ai fantasy più noti, i regni combattono con i rispettivi eserciti al solo scopo di espandere il proprio dominio sul territorio nemico. Quando un esercito è notevolmente inferiore alle fila nemiche, è uso e costume per il suo sovrano ingaggiare dei mercenari per combattere la propria guerra, Gatsu è uno di questi: un ragazzo spocchioso, presuntuoso e scontroso, armato da una spada molto più grande di lui e da una rabbia in combattimento che lo rende temibile per qualsiasi motivo. Proprio a causa di questa sua caratteristica viene notato da Grifis, affabile e fascinoso stratega militare a comando de l'Armata dei Falchi, un gruppo di abili mercenari che decide di reclutarlo per diminure le distanze che lo separano dai potenti e le nobilità.


Se siete fan dell'opera, avrete avuto modo di notare come il design del manga appaia più vivido e fedele in quest'adattamento cinematografico a dispetto dalla già eccellente serie tv: il punto forte della pellicola è senz'ombra di dubbio l'impeccabile realizzazione tecnica che presenta personaggi dettagliati sia nelle scene in primo piano così come quelle in secondo piano e non fruibili ai fini della trama, ineccepibili ed epiche le scene di combattimento specie se numerosi, con un'elevata presenza di animazioni differenti e realistiche a seconda dell'azione (quasi come se ci fosse stato un lavoro di motion capture), il tutto realizzato in cel-shading mentre si offrono maestose e spettacolari location realizzate con con animazione tradizionale d'altissimo livello. La stessa cosa possiamo dirla per la colonna sonora variegata e mai a sproposito, con tracce particolarmente sentite ed azzeccate; non ultimo il buon doppiaggio che regala interpretazioni caratteristiche e perfettamente in tono alla personalità dei personaggi. Strabiliante la dedizione e la cura per i particolari delle animazioni realizzate dallo Studio 4°C.


Eppure, la golden age di Berserk ci ricorda proprio che non è tutto oro quel che luccica: questo film adattando la prima parte del manga, si auspica che sia visibile e godibile ad un pubblico che il manga non l'ha proprio letto, eppure, proprio questa fetta di pubblico rimarrà sbigottita. Sono state infatti tagliate per intero alcune scene chiave volte alla caratterizzazione e ai legami dei personaggi: il passato di Gatsu, il protagonista è completamente scomparso ad eccezione fatta di un flashback in sogno dello stesso, che comunque essendo molto confusionario non permette di far trapelare cosa ha dovuto passare il ragazzo e per quale motivo questi è cresciuto con quell'abilità con la spada e quella rabbia che manifesta in battaglia andando in un vero e proprio stato di berserk da cui prende il titolo l'opera, così come il rapporto che lo fa accettare dal resto dei membri dell'Armata dei Falchi, che dapprima non tolleravano minimamente la presenza del nuovo ingresso tanto desiderato dal loro capo, Grifis. Un vuoto narrativo di tre anni cancellato in pochi secondi, che lascia interdetti i fan dell'opera e che con probabilmente solo mezz'ora di più avrebbe saputo rendere questo film, un sicuro capolavoro. Tuttavia, non è detto che la scelta registica attuata da Toshiyuki Kuuboka non possa dar i suoi frutti, decidendo di inserire nuovi aneddoti nei capitoli a venire -magari anche raccogliendo il dissenso di molti sostenitori accaniti della pellicola- ma adesso è presto per giudicare.


In attesa del secondo capitolo e di una prima localizzazione audio in italiano che ricordiamo: è certa, in quanto ufficializzata proprio dalla stessa Warner, posso tranquillamente affermare che Berserk Gli Anni d'Oro I: L'Uovo del Re Conquistatore è un titolo riuscito a metà, un'ottima realizzazione tecnica non sopperisce i vuoti narrativi lasciati nella stesura della rilettura di questa sceneggiatura. Sicuramente da guardare per tutti i fan del manga originale e del fantasy occidentale, sebbene l'idea che questo prodotto risulti gambizzato nella sua interezza purtroppo rimane, e lascia l'amaro in bocca.

domenica 1 luglio 2012

2x37 - Disney e Marvel fra sequel e nuovi brand, all'assalto dei cinema

Se pensavate che ultimamente stessi latitando a causa del caldo, è il caso sappiate che... avevate ragione da vendere. Le dita sudano sbavando l'inchiostro sui volumi, la console a momenti decolla prima dei savepoint, il pc si sta sciogliendo e io con lui; ma siccome è sabato sera ed io da buon Nerd (la maiuscola è d'obbligo) lo trascorro a casa, eccomi qui a disquisire su panel, rumour e quant'altro riguarda l'universo cinematografico Marvel.

Dal Cinè 2012 di Riccione arrivano conferme ufficiali che prima erano solo ufficiose: Disney Studios ha infatti presentato i loghi ufficiali inerenti ai franchise di maggior successo, quali Iron Man 3, Thor 2, Captain America 2 e la pellicola corale che riunisce i singoli protagonisti delle pellicole, The Avengers 2. Ma è dall'America che arrivano le grosse novità: LatinoReview comunica niente poco di meno che i Marvel Studios e Paramount sono a lavoro su una mole spropositata di nuovi franchise da collegare alla serie principale, e sempre secondo i rumour che la webzine rilascia, i personaggi chiamati in causa sarebbero i seguenti: 


- I Guardiani della Galassia: si tratta di un gruppo di supereroi extraterrestri che si occupa di garantire la pace nello spazio (qualcuno ha nominato Il Corpo delle Lanterne Verdi?) in un futuro lontano; a causa dei legami che il gruppo ha con il personaggio di Thanos, prossimo villain mostrato nella scena dopo i titoli di coda del film The Avengers, il gruppo potrebbe ritornare indietro nel tempo come nella serie a fumetti originale e interagire coi Vendicatori per fronteggiare insieme una minaccia comune. Confermato anche da Variety ed Hollywood Reporter, il film dovrebbe uscira al cinema il 14 maggio 2014;
- Pantera Nera: uno dei primi supereroi di colore, narra le vicende di T'Challa, figlio del Re del Wakanda, ricco paese africano ricolmo di miniere di vibranio, un minerale particolare in grado di assorbire e convogliare energia cinetica. Il lato felino e dark del personaggio garantirebbe una presenza di sicuro rilievo all'interno di un gruppo che non ha ancora un personaggio con questo carisma;
- Dottor Strange: conosciuto come lo Stregone Supremo o il Signore delle Arti Mistiche è uno dei pochissimi supereroi dell'universo Marvel, a non usare poteri mutanti, abilità fisiche e telecinetiche innate, ma arti magiche. Diventerà uno dei membri più importanti degli Illuminati, organizzazione segreta istituita da Tony Stark;
- Ant-Man: Brillante scienziato, sviluppa un siero miniaturizzante che gli permette di assumere le dimensioni di una formica -da qui il suo alterego supereroistico- e in grado di manovrare a proprio piacimento la volontà degli insetti scaraventandoli contro il nemico. Membro storico degli Avengers insieme a Wasp, il personaggio sarebbe dovuto comparire già nel primo film, ma la Marvel nutre serie riserve su come fare ricorso in modo credibile al personaggio nel contesto cinematografico ad oggi creato.


Finito qui? Niente da fare, la collaborazione fra Marvel Comics e Walt Disney continuerà in un nuovo progetto che ruota attorno stavolta ad un film d'animazione, incentrato sulla graphic novel Big Hero 6, la storia di un team di sei eroi con storie e poteri differenti uniti dal governo giapponese per formare una super-squadra in grado di intervenire nei momenti di crisi. Honey Lemon, l'agente segreto esperta di nanotecnologia, GoGo Tomago, un ex detenuta capace di tramutare il suo corpo in fuoco, Hiro Takachico, un tredicenne dotato di un’intelligenza straordinaria, Baymax, un’entità sintetica creata da Hiro come progetto scientifico scolastico, Silver Samurai, un mutante giapponese con poteri sovrannaturali, e Wasabi-No-Ginger, uno chef che usa i suoi coltelli per combattere. Vuoi per il contesto nipponico che per il verso che il titolo fa ai manga amalgamandoli ai comics americani, la godibilissima serie si presenta come una ventata d'aria nuova in mezzo a tanti cinecomic, prestandosi volentieri alle amorevoli cure di Pixar.

Gasati? Il vostro senso di ragno è impazzito? Se ora fa caldo, preparatevi a sudare di fronte alle atmosfere bollenti che respireremo tra un mese ai panel ufficiali del ComiCon!