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domenica 28 aprile 2013

3x03 - Cosplayer picchiato al Comicon: la Storia di Gennaro

Questo post è diverso da tutti gli altri, perché affronta una situazione differente da tutte le altre.
Oggi vi voglio raccontare una storia, la storia di Gennaro.

Gennaro è un ragazzo come tanti altri in Italia: legge fumetti, guarda cartoni animati, gioca a videogiochi e come molti altri, partecipa alle fiere del fumetto; quei fantastici eventi che di città in città, si susseguono mensilmente ogni anno per radunare gli appassionati del genere, che sono soliti praticare cosplay. E' doverosa una premessa di qualche riga per i pochissimi che non sapessero cos'è il cosplay: come la parola stess indica (COStume PLAYer) si tratta di divertirsi a vestire per un giorno, gli abiti di qualcun altro, nello specifico personaggi di finzione provenienti dal panorama fumettistico ed animato, ma anche videoludico, televisivo e cinematografico. La particolarità di quest'hobby sta nel fatto che molti dei praticanti oltre che fabbricare personalmente costumi, parrucche, armi ed accessori, interpretano anche caratterialmente il personaggio, facendo spesso gruppo ed esibendosi sul palco con pose e scene a tema.


Era quello che aveva in mente di fare Gennaro, al Napoli Comicon 2013, ma che a causa della maleducazione e dell'inciviltà di pochi, non ha potuto... ma andiamo con ordine. Nella giornata di sabato 27 aprile, Gennaro aveva deciso di partecipare al Comicon con il cosplay del Red Ranger, il carismatico capo in rosso del celebre team dei Power Rangers. Dopo aver regolarmente pagato il biglietto d'ingresso ed essere entrato in fiera, sul viale delle fontane, il ragazzo racconta d'aver subito un'aggressione:

"il mio giudizio riguardo la giornata di oggi.
Bene volevo solo dire di quanto sono deluso, incazzato, di quanta rabbia provo in questo momento per cio' che e' accaduto oggi. Oggi al napoli comicon sono stato aggredito da un gruppo di ragazzi mentre giravo in cosplay, per la cronaca ero il power ranger rosso, bene, ero appena entrato in fiera e stavo sul viale delle fontane quando un gruppo di ragazzi mi hanno accerchiato e stringendomi hanno iniziato a darmi schiaffi e calci."

Gennaro si trovava quindi in un'area che doveva essere monitorata dalla sicurezza della manifestazione. Prosegue poi il ragazzo:

"Ovviamente il costume e' andato distrutto, sono andato dalla sicurezza per spiegare l'accaduto ma i colpevoli ovviamente non sono stati trovati dato che erano tanti e con il casco addosso vedevo poco e soprattutto respiravo male data l'agitazione, siccome non sapevo chi fosse stato mi sono rivolto a un commissariato di polizia per sporgere denuncia contro l'organizzazione ma mi hanno detto che non potevo......morale della favola non posso far nulla per ottenere giustizia....me ne sono andato pieno di rabbia, e non posso credere a cio che e' successo, ero venuto per divertirmi e per stare tra la gente con un bel costume ma sono stato solo danneggiato."

La violenza subita da Gennaro è stata tale che oltre a che distruggere il suo costume faticosamente costruito prima con un dispendio di tempo, energie e denaro, ha mandato il ragazzo in iperventilazione che logicamente ha offuscato ancor di più la visuale del casco che aveva indosso, impedendogli di riconoscere i suoi aggressori. Ma oltre il danno la beffa, perché il giovane una volta corso incontro alla sicurezza e ancor peggio, alle nostre forze dell'ordine, ha scoperto l'amara verità: l'impossibilità di sporgere denuncia ed avere per lo meno un risarcimento economico per l'ingiustizia subita. Questo porta a Gennaro rabbia e sconforto, oltre che un grande dolore fisico e psicologico:

"Volevo ringraziare l'organizzazione del napoli comicon per permettere che accadano queste cose, perche' ovviamente e' successo a me ma ricordo che c'erano anche dei bambini li, e se fosse successo a un bambino sarebbe stato molto peggio. Volevo ringraziare la sicurezza soprattutto che controlla davvero con il culo chi entra in fiera, complimenti davvero, inutile dire che non verro' mai piu' a una fiera del genere e esorto a non andarci anche chi come ama divertirsi e fare cosplay, ormai il comicon e' solo un covo di vandali, e spero vivamente che tutti seguano il mio consiglio."

Conclude infine lo sfogo, sul suo status Facebook:

"Detto cio' basta cosi, spero che vengano presi seri provvedimenti, perche' a uscirne danneggiato sono stato io sia moralmente e sia economicamente dato che per realizzare il mio costume ho speso molti soldi...ora non mi rimane piu' nulla, solo rabbia nel cuore. Buona giornata a tutti."

Com'è possibile che succedano queste cose?
Come si può in una manifestazione in cui, come sollecita lo stesso Gennaro, partecipano anche dei bambini talvolta non accompagnati, avvenire simili drammi? Nella sfortuna se vogliamo, Gennaro è stato anche fortunato, perché oltre a varie contusioni, poteva subire danni molto più gravi, e nel frattempo nessuno ha potuto aiutarlo o tendergli una mano, né le persone che erano pagate per evitare che queste situazioni si presentassero, né le forze dell'ordine, nella fattispecie, la Polizia di Stato. E' giusto che un appassionato venga demotivato e spaventato al punto da decidere di non frequentare più questo genere di ambienti?

In seguito allo sfogo e alla sua storia, Gennaro ha ricevuto una valanga di "Mi piace", commenti e condivisioni nei più importanti portali d'animazione e manga in Italia, in segno di solidarietà da parte degli appassionati, mentre stampa e media lasciano l'accaduto nel più totale silenzio. In mezzo a tanti ovviamente, i soliti luoghi comuni carichi di razzismo, discriminazione e volgarità, che hanno immediatamente suscitato la logica indignazione dei napoletani e un articolato sfogo sopra le righe del buon Dario Moccia, popolare YouTuber.




Tutto è bene quel che finisce bene? Proprio no, ma almeno Gennaro potrà farsi giustizia in quanto è notizia di oggi, domenica 28 aprile 2013, che i colpevoli dell'accaduto, sono stati identificati. Riporta infatti la redazione tramite la sua pagina Facebook:


"Comunichiamo a tutti che ieri subito dopo la segnalazione di Gennaro Aliperti la nostra security ha rintracciato i colpevoli che hanno danneggiato il costume del ragazzo, che fortunatamente non ha subito alcun danno fisico! Gennaro potrà procedere con la regolare denuncia quindi.
Ci dispiace per quello che è successo, non è questo lo spirito di Napoli COMICON e sappiamo che la maggior parte di voi viene solo per divertirsi e non per dare fastidio. Quindi se vedete anche solo un anomalia riferitelo subito alla sicurezza, come ieri l'intervento sarà immediato! Il nostro personale sarà, come sempre, presente sia all'interno che all'esterno per assicurarsi che tutto proceda per il meglio. Grazie"

L'ignoranza, la cattiveria, la mancanza di rispetto ed educazione sono senza quartiere. Questo sarebbe potuto succedere in una qualsiasi città italiana, il problema è che non deve succedere: la storia di Gennaro è solo l'ultimo e il più grave in termini di incidenti di questo tipo. I racconti di altri casi analoghi si registrano in diverse zone d'Italia nel corso di manifestazioni ufficiali e non, quali meeting volti ai fan. Un ragazzo che vive una passione sana che non mette in pericolo la sua incolumità e quella altrui, è giusto passi questo genere di esperienze? Perché non riusciamo nel 2013, a rispettare qualcuno che si diverte e vive il proprio tempo libero in modo diverso dal nostro? La sicurezza come ha fatto a non accorgersi di quanto stava succedendo in quegli interminabili minuti? E ancor peggio, possibile nessuno dei passanti abbia avuto modo, possibilità e soprattutto il coraggio d'intervenire per aiutare Gennaro? Tanti, troppi quesiti privi di risposte efficaci e soddisfacenti, motivati dalla rabbia di non essere riusciti ad evitare quella ferita rattoppata poi con un cerotto, ma che lascia la sua cicatrice indelebile nel cuore di un ragazzo che quel giorno era uscito di casa e si era messo in viaggio al solo scopo di divertirsi, vestendo i panni di uno dei suoi eroi.

Gennaro poteva essere chiunque di noi quel giorno andava ad una fiera del fumetto. La sua storia poteva essere quella di ognuno. Mettiamoci una mano sul cuore e sulla coscienza, ed evitiamo che si ripeta ancora.

sabato 27 aprile 2013

3x02 - Doppia recensione per Iron Man: Rise of Tecnovore + Iron Man 3!


Quando un anno fa uscì al cinema The Avengers, le regole dei film supereroistici furono riscritte: l'idea di un film corale ed un progresso di storie più grandi ed articolate che continuava di capitolo in capitolo tramite le pellicole dedicate ai singoli protagonisti, non era mai stata presa in considerazione prima a causa di personaggi facenti parte sì di uno stesso universo (e ragionando più localmente, persino della stessa città...), ma appartenenti a major differenti. Ora che la famigerata fase uno si è chiusa, la seconda ha inizio con il terzo ed apparentemente ultimo capitolo, della trilogia di Iron Man.  Il saluto al genio miliardario playboy filantropo, viene dato in duplice forma con un lungometraggio d'animazione prima ed un live action poi. Essendo il primo collocato temporalmente fra Iron Man 2 ed Iron Man 3, comincerò con il parlarvi di questo per prima; avviso che mi è impossibile esporre un parere completo senza incappare in alcuni spoiler. Se quindi volete vedervi i film senza rovinarvi dettagli della trama, vi consiglio di interrompere la lettura qui, viceversa, proseguite dopo il salto.


Iron Man: Rise of Technovore, è un film animato prodotto da Mad House (Batman: Gotham Knight, Last Order: Final Fantasy VII, Metropolis) collocato nell'universo cinematografico Marvel (e non in quello animato recentemente o il canonico dei fumetti). La storia ruota attorno al personaggio di Ezekiel Stane, figlio di Obadiah (sì, l'Iron Monger del primo film, bravi), che sottoposto ad alcuni pericolosi esperimenti, è risultato in grado di controllare i tecnovori, una nuova e pericolosa biotecnologia in grado di disintegrare le composizione cellulare di armamenti elettronici e meccanici, nonché organismi in carne ed ossa. Dopo un attacco diretto alle Stark Industries, Iron Man disubbidisce agli ordini di Nick Fury e dello S.H.I.E.L.D. per scoprire la verità nascosta dietro alla nuova e pericolosa tecnologia che minaccia il mondo. Su binari paralleli, a collaborare con lui vi saranno anche Vedova Nera, Occhio di Falco e per la prima volta in quest'universo, The Punisher.

La storia è molto più cupa e profonda a dispetto dei toni affrontati nei film, per quanto la storia originale sia prettamente western, in quanto scritta da Brandon Auman, la direzione della stessa è chiaramente nippofila: il main villain di turno introdotto da Hiroshi Hamasaki è il classico ragazzino dal fisico esile dalla capigliatura emo e il passato tormentato. Apatico ed asociale, è spinto da desiderio di vendetta, visionaria giustizia e pura follia; il comportamento e i dialoghi incarnano le mode tipiche della generazione shonen attuale, facendo forse il verso a prodotti più importanti e grandi di lui. Tuttavia la cosa non stona ai fini del prodotto in quanto rivolto ad un pubblico che salvo eccezioni, raramente è solito a questo genere di caratterizzazione nelle serie o nei lungometraggi animati prodotti in America. La storia ha qualche punto debole e risulta prevedibile sotto molti aspetti, ma è comunque godibile vedere come alcuni personaggi collaborino fra loro offrendo dinamiche interessanti agli spettatori.
Dal punto di vista tecnico, il film svolge un lavoro buono, offrendo il suo meglio nelle scene d'azione rigorosamente in CGI. Il resto della pellicola è interamente girato in 2D con alcune scene in cel-shading. Alcune critiche vanno invece volte alla regia, che nelle scene dialogate si concentra su inquadrature fisse dedite a dettagli nelle ambientazioni (un ritratto, una foto in cornice, un paesaggio...) anziché i personaggi, quasi forse a voler sacrificare il budget a disposizione per la realizzazione, in favore delle scene d'azione. Molto buona la colonna sonora con alcune tracce particolarmente ispirate ed azzeccate, ma non memorabili. Il doppiaggio italiano è ben eseguito e per suscitare un senso di continuità con i film usciti al cinema, ripropone lo stesso cast usato per i live action, ad eccezion fatta per il personaggio di Punisher, mai introdotto prima per questioni legati ai diritti dello stesso, doppiato in originale da Norman Reedus (sì, il Daryl Dixon di The Walking Dead). Il prodotto, fine a sé stesso, è consigliato ai soli fan di Iron Man, che non disdegnano manga ed anime.


Iron Man 3 risponde invece in modo più serio ed articolato alla frase che Captain America aveva lanciato allo stesso Stark in The Avengers, poi divenuta tormentone in trailer cinematografici e meme: "Sei grosso con l'armatura, ma senza quella, che cosa sei?" e la risposta che ci viene data è disarmante, ma andiamo con ordine. Dopo l'assalto congiunto di Loki e dei Chitauri a New York, tutto è cambiato: provi esperienze al limite, e fatichi a ritornare alla quotidianità di tutti i giorni. Tony Stark dopo quell'esperienza non riesce più a dormire e soffre di continui attacchi di panico. Questo è dovuto al logico fatto che il brillante genio inventore delle armor-suit e del superuomo, diventi un semplice uomo di latta (non me ne voglia Oz), se paragonato a dei di altre dimensioni ed alieni con chissà quali conoscenze e risorse; la paura di perdere quindi l'amata Pepper attanaglia Tony al punto da costringerlo a cercare continui miglioramenti e upgrade, al punto d'allontanarlo sempre più dalla sua natura umana -nonostante rimanga schiavo delle più naturali emozioni-. In questo contesto, gli Stati Uniti hanno bisogno di regolamentare le armature ed averne qualcuna utile a scopo governativo -e non subappaltate allo S.H.I.E.L.D.-, qui entra in gioco War Machine, ribattezzato -e ricolorato- Iron Patriot. Nel frattempo giunge dall'oriente una minaccia terrorista decisamente pericolosa denominata Il Mandarino, i cui poteri e risorse superano l'immaginario americano e mettono in avvisaglia lo stesso Stark, che finirà vittima della sua stessa spavalderia.

Senza addentrarci troppo nella trama, visto che alcuni particolari li affronteremo poi, va subito specificato che dietro la macchina da presa non v'è lo stesso uomo dei primi due capitoli, Jon Favreau ma tal Shane Black... e la differenza si nota. Prendendo spunto dalla mirabolante trilogia de Il Cavaliere Oscuro, di Christopher Nolan, in cui per la prima volta ci si concentra di più su Bruce Wayne che su Batman, sull'uomo e le ragioni che lo portano ad essere il pipistrello, ora ci si concentra di più su Tony Stark che su Iron Man: per la prima delle due ore totali della pellicola, vediamo Tony vestire l'armatura davvero poche volte, e questo non è un male: il sacrificio dell'azione volto ad una sceneggiatura introspettiva per metà del film, non pesa allo spettatore, scopriamo un lato più umano e ci addentriamo con toni seriosi ad un approccio psicologico dapprima solo spolverato nei precedenti capitoli e che tramite analogie ci richiama lo stress post-traumatico tipico dei militari che tornano dalla guerra. Quello che non va tuttavia, è forse il modo con cui hanno deciso di propinarcelo.


Il Mandarino, interpretato come già visto nei trailer da un meraviglioso Ben Kingsley, non si rivelerà essere quello che immaginavamo, e che noi lettori dei fumetti ben conosciamo. Un nemico dal sicuro richiamo carismatico viene praticamente ucciso e ridotto a brandelli in fruizione di una trama piena di colpi di scena -non di quelli che fanno gridare lo spettatore al miracolo, esaltato da gaudio e tripudio, ahinoi- e un rivale ancora più spietato di cui però sinceramente non sentivamo il bisogno. La sfida fra geni miliardari l'avevamo già saggiata nel secondo capitolo, ce n'era davvero bisogno? Perché scomodare una figura che poteva essere usata con maggior sapienza e che poteva offrire numerosi spunti e possibilità in un'altra storia per chiederci ad inizio film e risponderci alla fine, se il vero Iron Man è la volontà di ferro nel cuore di Tony o l'uomo in armatura dalle mirabolanti capacità? Il messaggio è giusto, il mezzo usato per trasmettercelo invece è sbagliato. Tuttavia, il pubblico che conosce le gesta dell'uomo di ferro solo tramite le storie cinematografiche e non conosce i retroscena legati al fumetto originale, potranno trovare godibile questo terzo capitolo un po' più lento degli altri, ma con personaggi convincenti, trovate comiche molto carine ed un finale che ha proprio il sapore di un addio. Registicamente, Black fa il suo lavoro: il film presenta molti colpi di scena -alcuni pessimi, lo ribadisco- inquadrature spettacolari ed effetti speciali bellissimi, sottotono la colonna sonora a dispetto delle passate storie e al solito, buona la recitazione. Un Robert Downey Jr. forse un po' stanco, ma in linea con la personalità del suo personaggio, una Gwyneth Paltrow ancora più in forma, un Don Cheadle sfruttato poco, un Kingsley eccellente ma bistrattato da risvolti di trama atroci e un Guy Pearce sorprendente.


Personalmente non ho idea di come questo film possa inaugurare la fase due, c'è stata profonda delusione anche per la scena al termine dei titoli di coda che vista a sé stante è sicuramente simpatica, ma non offre niente di nuovo per quanto riguarda i futuri progetti dei Marvel Studios. Se quindi possiamo liberamente considerare
Iron Man: Rise of Technovore un piacevole intermezzo con qualche sbavatura pretenziosa in attesa del capitolo finale della trilogia, Iron Man 3 che Black voleva trasformare in una sorta di Canto di Natale, possiamo definirlo purtroppo un inaspettato Canto del Cigno, con un'uscita di scena davvero mediocre visto l'immenso potenziale a disposizione nei fumetti originali dell'editore e quanto così ben costruito con i precedenti film. Un'occasione sprecata, peccato.

sabato 20 ottobre 2012

2x49 - Avril Lavigne si aggiunge alla ciurma di Rufy!

Ma non era già Brook il musichiere a bordo della Thousand Sunny? Questo potrebbero chiedersi i fan di One Piece nel leggere il titolo all'articolo, invero la popolare cantante canadese che da sempre si dichiara una fan accanita dell'altrettanto popolare shonen manga scritto e disegnato da Eichiro Oda, dopo un frequente scambio di mail, parrebbe aver sugellato un accordo collaborativo con il mangaka. Se temete che la popstar peperina s'aggiunga davvero alla ciurma, state tranquilli! In realtà, Avril Lavigne si limiterà a cantare due brani per One Piece - Film Z, il nuovo lungometraggio scritto e diretto dallo stesso Oda, in uscita nelle sale giapponesi il prossimi 15 dicembre.


I pezzi scelti che saranno rispettivamente utilizzati all'interno della pellicola e come titoli di coda, saranno  "Bad Reputation" e"How you remind me". I brani come i titoli vi avranno indicati, non sono originali della cantante bensì cover rispettivamente appartenenti a Joan Jett (nell'album Goodbye Lullaby) e dei Nickelback (band del marito di Avril, Chad Kroeger).

Cosa ne pensate di questa curiosa collaborazione?

lunedì 2 luglio 2012

2x38 - Berserk torna al cinema, e convince a metà

Quale problema non affligge un lettore di comics ma affligge un lettore di manga? Non sono posseduto dallo spirito di Edward Nigma, ma voglio far capire a quella fetta di lettori del made in USA quanto può essere stressante seguire una serie pubblicata in Italia ancora in corso in Giappone: i volumi escono a cadenza trimestrale in patria, e giungono da noi solo con diverso ritardo, aggiungete il fatto che non si hanno diversi autori al lavoro sulla stessa serie, ma uno solo con uno staff di aiutanti al suo seguito. E con queste prerogative ci si può imbattere in tre tipi d'autori: il cagionevole, come ad esempio Toshihiro Togashi, che a causa di problemi di salute, da anni rende discontinua la pubblicazione di Hunter X Hunter, il megalomane, fra cui spicca Kazushi Hagiwara, che anziché disegnare i nuovi capitoli del suo Bastard!! si perde nei più bizzarri progetti quali storie hentai realizzate sui suoi personaggi, e lo svogliato, Kentaro Miura, che fra bighellonamenti vari tra anime, manga e videogames, raramente ci fornirà la conclusione di Berserk in tempi utili. E proprio attorno a quest'ultimo manga, un po' per celebrare il titolo e un po' forse per tenere vivo l'interesse dei lettori a causa dell'eccessiva lentezza dello stesso, si è deciso di realizzare una trilogia cinematografica incentrata sul primo lungo arco narrativo della serie, ho visionato per voi il primo di essi e mi appresto a raccontarvelo.


La trilogia prodotta da Warner Bros porta il titolo de Berserk Ōgon Jidai-Hen, che letteralmente potremmo tradurre come Berserk: Gli Anni d'Oro, e il primo capitolo della stessa ha il sottotitolo L'Uovo del Re Conquistatore. Non intendo prolungarmi troppo sulla trama di uno dei manga più datati nel bel paese che vanta numerose edizioni e ristampe, ma per i pochi che ancora non avessero letto, darò un accenno di quanto accade nel film: in un'epoca medievale che non ha nulla da invidiare ai fantasy più noti, i regni combattono con i rispettivi eserciti al solo scopo di espandere il proprio dominio sul territorio nemico. Quando un esercito è notevolmente inferiore alle fila nemiche, è uso e costume per il suo sovrano ingaggiare dei mercenari per combattere la propria guerra, Gatsu è uno di questi: un ragazzo spocchioso, presuntuoso e scontroso, armato da una spada molto più grande di lui e da una rabbia in combattimento che lo rende temibile per qualsiasi motivo. Proprio a causa di questa sua caratteristica viene notato da Grifis, affabile e fascinoso stratega militare a comando de l'Armata dei Falchi, un gruppo di abili mercenari che decide di reclutarlo per diminure le distanze che lo separano dai potenti e le nobilità.


Se siete fan dell'opera, avrete avuto modo di notare come il design del manga appaia più vivido e fedele in quest'adattamento cinematografico a dispetto dalla già eccellente serie tv: il punto forte della pellicola è senz'ombra di dubbio l'impeccabile realizzazione tecnica che presenta personaggi dettagliati sia nelle scene in primo piano così come quelle in secondo piano e non fruibili ai fini della trama, ineccepibili ed epiche le scene di combattimento specie se numerosi, con un'elevata presenza di animazioni differenti e realistiche a seconda dell'azione (quasi come se ci fosse stato un lavoro di motion capture), il tutto realizzato in cel-shading mentre si offrono maestose e spettacolari location realizzate con con animazione tradizionale d'altissimo livello. La stessa cosa possiamo dirla per la colonna sonora variegata e mai a sproposito, con tracce particolarmente sentite ed azzeccate; non ultimo il buon doppiaggio che regala interpretazioni caratteristiche e perfettamente in tono alla personalità dei personaggi. Strabiliante la dedizione e la cura per i particolari delle animazioni realizzate dallo Studio 4°C.


Eppure, la golden age di Berserk ci ricorda proprio che non è tutto oro quel che luccica: questo film adattando la prima parte del manga, si auspica che sia visibile e godibile ad un pubblico che il manga non l'ha proprio letto, eppure, proprio questa fetta di pubblico rimarrà sbigottita. Sono state infatti tagliate per intero alcune scene chiave volte alla caratterizzazione e ai legami dei personaggi: il passato di Gatsu, il protagonista è completamente scomparso ad eccezione fatta di un flashback in sogno dello stesso, che comunque essendo molto confusionario non permette di far trapelare cosa ha dovuto passare il ragazzo e per quale motivo questi è cresciuto con quell'abilità con la spada e quella rabbia che manifesta in battaglia andando in un vero e proprio stato di berserk da cui prende il titolo l'opera, così come il rapporto che lo fa accettare dal resto dei membri dell'Armata dei Falchi, che dapprima non tolleravano minimamente la presenza del nuovo ingresso tanto desiderato dal loro capo, Grifis. Un vuoto narrativo di tre anni cancellato in pochi secondi, che lascia interdetti i fan dell'opera e che con probabilmente solo mezz'ora di più avrebbe saputo rendere questo film, un sicuro capolavoro. Tuttavia, non è detto che la scelta registica attuata da Toshiyuki Kuuboka non possa dar i suoi frutti, decidendo di inserire nuovi aneddoti nei capitoli a venire -magari anche raccogliendo il dissenso di molti sostenitori accaniti della pellicola- ma adesso è presto per giudicare.


In attesa del secondo capitolo e di una prima localizzazione audio in italiano che ricordiamo: è certa, in quanto ufficializzata proprio dalla stessa Warner, posso tranquillamente affermare che Berserk Gli Anni d'Oro I: L'Uovo del Re Conquistatore è un titolo riuscito a metà, un'ottima realizzazione tecnica non sopperisce i vuoti narrativi lasciati nella stesura della rilettura di questa sceneggiatura. Sicuramente da guardare per tutti i fan del manga originale e del fantasy occidentale, sebbene l'idea che questo prodotto risulti gambizzato nella sua interezza purtroppo rimane, e lascia l'amaro in bocca.

lunedì 18 giugno 2012

2x36 - Saint Seiya ha il suo Dragonball GT?

La domanda che apre il post è più che legittima. Se siete fan di animazione giapponese e non sapete che la leggendaria serie Saint Seiya, meglio conosciuta in Italia con il nome de I Cavalieri dello Zodiaco, ha passato il testimone ad una nuova generazione di eroi, evidentemente vivete sulla luna. Saint Seiya Ω (sì, faccio il saputello, si legge Omega), è la nuova produzione animata realizzata da Toei Animation.


La serie, si svolge in un futuro in cui alberga la pace: quando su un'isola greca del Mediterrano, compare Marte, Dio della Guerra rappresentato da un'entità di cosmo, attaccando Saori Kido, incarnazione umana di Athena. A salvarla lei e il neonato che accudiva, Kouga, compare Seiya, non più ad impersonare il Bronze Saint di Pegasus, ma il Gold Saint del Sagittario. Diversi anni dopo Seiya è scomparso, Kouga è cresciuto ed addestrato da Shaina, e Marte torna al suo attacco: la divinità combatte nuovamente Athena, Kouga espande il suo cosmo per difendere la donna, risvegliando il cloth di Pegasus; ma gli sforzi del ragazzo non sono sufficienti a sconfiggere il nemico, che rapisce Saori. Ha così inizio il viaggio di Kouga al salvataggio della dea che lo porterà da Palaestra, Accademia d'addestramento per Saint dove farà la conoscenza di pericolosi avversari e validi compagni, oltre al consueto percorso di crescita dell'eroe tipico di questo genere di produzioni shonen.

La serie ha subito diviso i fan in due fazioni: da una parte i delusi, essendo un prodotto originale e che non vanta minimamente il coinvolgimento dell'autore del manga, Masami Kurumada ne del designer dell'adattamento animato della serie storica, il compianto maestro Shingo Araki (Lady Oscar, Rocky Joe, Lupin III). Probabilmente a ciò sono dovute le numerose incongruenze con la serie originale e le innovazioni introdotte, che hanno fatto storcere il naso ai fan più datati; dall'altra gli entusiasti nel vedere finalmente in mezzo a tanti spin-off un sequel che per quanto ambientato in imprecisati anni nel futuro, si ricollega comunque alla linea temporale della serie classica, a differenza di Episode G e Lost Canvas.


La domanda che i miei lettori ora si staranno ponendo è: io da che parte mi sto schierando? La risposta è: fra coloro che ne sono entusiasti! Non fraintendete, sono il primo ad esercitare molte perplessità su alcune scelte, ma andiamo con ordine: una decina di anni fa, i saint erano morti e sepolti in Giappone, l'arrivo con forte ritardo della serie storica in America, riaccese l'interesse commerciale della serie, motivo per cui Shueisha e Bandai si misero al lavoro per realizzare i titoli paralleli alla saga principale sopra citati, così come Toei lavorò alla realizzazione degli OAV dedicati all'ultima parte del manga, mai adattata in animazione: Hades Chapter. Da allora numerosi progetti legati ai cavalieri furono introdotti, il film prologo al Capitolo dei Cieli, il Tenkai-Hen, il nuovo manga tutt'ora in corso, Next Dimension, e per festeggiare gli anni d'argento di Pegasus & Co. anche quest'ultima serie. Il richiamo commerciale lo si evince dal cambio di registro nella narrazione, nel design dei personaggi molto più simile alle Pretty Cure (ed infatti ha lavorato ad Heartcatch Precure!), così come delle armature molto più minimal e simili a tute aderenti; e parlando di armature, scordate i pesantissimi scrigni da trasportare sulle spalle, ora esistono le Cloth Stone, pietre ed amuleti che contengono i cloth. L'influenza delle opere più moderne è poi evidente: da Palaestra che fra esami a squadre e tornei interni richiamano molto Naruto, al personaggio di Haruto (nome curioso!) primo Saint Ninja che utilizza tecniche di manipolazione degli elementi. A proposito di elementi, lo sapete che in quest'epoca è indispensabile scoprire e padroneggiare il proprio per prendere parte ai combattimenti? Ebbene sì, sono rispettivamente stati introdotti fuoco, acqua, vento, fulmine, terra, luce ed oscurità.


Dunque, che fine hanno fatto gli estenuanti addestramenti? I crudeli combattimenti e le prove di rara crudeltà? Queste atmosfere candide e cariche d'amicizia, hanno intenerito il franchise? Probabilmente sì, ma il prodotto è destinato principalmente ad una nuova generazione e non la stessa degli anni "80, sebbene siano molti i richiami alla stessa: dal comparto grafico che in alcune pose e fermimmagine richiama molto lo stile di Araki a cui si ispira con l'intenzione di uniformare tradizionale e moderno a quello audio che ripresenta effetti sonori ormai iconici nella nostra memoria, quali il sibillio del cosmo che arde, i clot che si sprigionano ed armano il corpo, alla storica opening theme, Pegasus Fantasy, in un nuovo arrangiamento sia strumentale come tema di Kouga, il neoprotagonista e cantata in duetto dai Make-Up e una nuova voce femminile, al ritorno di Seiya della sua voce storica, Tooru Furuya (Ataru in Lamu, Yamcha in Dragonball) persa lungo il cammino delle divergenze fra direzione artistica e produzione animata.


Sì -direte voi- , ma a questo punto perché citare Dragonball GT nel titolo del post? Semplice, come i fan del manga originale di Akira Toriyama sapranno, il suo autore si è occupato semplicemente di curare il design dei personaggi e non della stesura della sceneggiatura dell'opera: ne è scaturito un eccellente lavoro da un punto di vista puramente tecnico, ma impietoso e fin troppo celebrativo ed autocitazionistico a discapito di un paio di buone trovate gestite tuttavia malissimo, che hanno reso l'opera una parodia di sé stessa. Fortunatamente Saint Seiya Ω ha suscitato quel senso di deja-vu solo parzialmente, ma è altrettanto vero che quest'opinione l'ho sviluppata avendo visto solo 12 dei 52 episodi e che tal parare sarebbe il caso di esternarlo a opera completata. Ad oggi posso dire che con Saint Seiya Ω si poteva sicuramente fare molto di più, ma a parte alcuni cambiamenti inspiegabili ed alcune innovazioni discutibili ed evitabili mantiene intatte le atmosfere che hanno reso celebre il prodotto, svecchiandolo e rendendolo non solo più giovanile nel suo spirito creativo ma anche ringiovanendo il target a cui è rivolto. Difficilmente questa rilettura dell'opera potrà soddisfare i fan della serie storica ora trentenni, poiché essa è rivolta agli adolescenti di oggi, figli delle serie di ultima generazione, motivo per cui questa assume toni più scanzonati e mainstream, abbandonando i caratteri tipici delle opere Kurumadiane ed anche la poesia di cui sono intrisi i capolavori di Araki. Tuttavia, se riuscirete a mantenere un'oggettività senza contaminazioni esterne e valuterete l'opera per quello che è e non per l'eredità che trasporta, potrebbe rivelarsi un passatempo godibile che di tanto in tanto farà ardere il vostro Cosmo.

sabato 9 giugno 2012

2x32 - E3 2012: Ubisoft domina, next-gen alle porte, Nintendo crolla

Diciamocelo: ci sono tre eventi che permettono ai giocatori di posare il pad e staccare gli occhi dal loro gioco preferito del momento, e sono quelli che riguardano i giochi preferiti che verranno, ossia GamesCon, Tokyo Game Show ed E3. Proprio quest'ultimo si è concluso da poco ed è tempo di tirare le somme, visto che la delusione generale è stata cocente e costante nel pubblico così come nella critica: Ubisoft che sorprende ed incanta, softwarehouse giapponesi sottotono, Nintendo che era sinonimo di divertimento ed originalità, non è più la casa delle idee, e sguardi volti al futuro per la prossima generazione di console... ma andiamo con ordine.


Partiamo dai vincitori. Tutti si aspettavano dopo le parole di qualche mese fa inerenti ad un lancio pubblicitario senza precedenti, che la francese Ubisoft puntasse tutto sull'ultimo ed imminente capitolo di punta della sua saga principale, Assassin's Creed III, eppure è stato presentato un sorprendente nuovo ip che lo ha messo totalmente in ombra: Watch Dogs. In uscita nel 2013 per pc e console (anche se non è stato specificato quali), il gioco in terza persona vede al centro tattiche di spionaggio, stealth, e sparatutto, in quello che è stato definito, il mix futuristico fra GTA ed Assassin's Creed. Nella demo mostrata oltre alla cura del dettaglio e ad un realismo impressionante, possiamo vedere come il protagonista riesca a rintracciare e pedinare il proprio obiettivo, tramite cimici, rilevatori e strumenti d'avanguardia che disturbano le comunicazioni, fino ad un incredibile inseguimento ed uno scontro a fuoco. 


Diversamente spettacolare, ma altrettanto divertente, arriva il sequel dell'assodato Rayman Origins, in esclusiva Nintendo, dal titolo Rayman Legends: il gioco si presenta coloratissimo e originale nei suoi ricchi e dettagliati scenari in 2D, e sfruttando il nuovo pad permetterà l'utilizzo di sfiziose ed interessanti features caratteristiche della console della grande N.


Square-Enix non è rimasta a guardare e ci ha mostrato dapprima una demo con il gameplay del nuovo Tomb Raider, remake delle avventure della storica Lara Croft di cui abbiamo parlato proprio qualche giorno fa; le analogie con Uncharted sono moltissime, ma è un lato estremamente positivo viste le bellissime ambientazioni e le atmosfere action, che offrono anche numerose sfide soddisfacenti per il giocatore.


Ma come se non bastasse ha presentato niente poco di meno che una tech-demo di... Final Fantasy! Calmate i vostri animi se speravate una demo del gameplay di Final Fantasy Versus XIII, purtroppo, a distanza di quattro anni dal suo annuncio, non c'è niente di nuovo e i fan cominciano a tremare... ma se c'è qualcosa che le tech-demo ci hanno insegnato, è che quando Square-Enix le mostra, la nuove generazione di console è alle porte: lo era con quella di Final Fantasy VIII per PS2 e quella di Final Fantasy VII per PS3, ebbene, ci si trova di fronte ad un nuovo personaggio femminile nota come Agni, che sembra trovarsi in una sorta di favelas brasiliana attaccata da misteriose creature che la costringono dapprima alla fuga e successivamente ad attaccare invocandone altre. Le capacità del nuovo Luminous Engine sono stupende, ma il problema degli ultimi capitoli dello storico JRPG erano i contenuti più che la forma, avrà capito i propri errori? Provate a ricordarglielo compilando il form di gradimento presente nel sito ufficiale inglese, dopo aver visionato il video qui di seguito.


Parlando invece di sostanza e qualità oltre che belle apparenze, non possiamo assolutamente dimenticarci di Naughty Dog: i papà di Crash Bandicoot ed Uncharted, ci deliziano con una gameplay demo di The Last of Us, esclusiva PlayStation 3 in uscita nel 2013, un nuovo survival horror in grado di fare le scarpe a quello che una volta era Resident Evil: la storia comincia in una zona di quarantena, in un quartiere di una città somigliante a Boston, venti anni dopo la diffusione del fungo che ha trasformato le persone in zombie. Ellie è nata proprio in quella città. È una ragazza sveglia, a cui piacciono cose appartenenti al "mondo di prima", come la musica e i libri. Joel vende droghe e armi tramite il mercato nero della zona. È un ex cacciatore e pare abbia ucciso un bel po' di persone innocenti, in passato. Viene reclutato da un amico in punto di morte perché porti Ellie fuori dalla zona di quarantena, per motivi sconosciuti. Ma le cose vanno male, i militari vengono coinvolti e Joel fugge con Ellie per mantenere la promessa fatta all'amico morente. Un ottimo titolo in terza persona che mescolerà azione, stealth e cinematic action.


E parlando di survival-horror non possiamo fare a meno di citare il riuscitissimo ZombiU, un misterioso titolo legato agli zombie e ambientato nella Londra post olimpiadi. Del gioco è stato mostrato solo un suggestivo trailer ricco di scene molto crude e di stop motion, una telecamera esplora svariate scene mentre il tempo sembra congelato svelando particolari sempre più macabri mentre un misterioso morbo sembra intaccare in modo sempre più esteso un corpo sano. Il livello di difficoltà è molto alto, visto che come è stato annunciato, per perdere nel gioco, basterebbe un solo morso.


Anche i fan di manga ed anime avranno il loro bel da fare, visto che sono stati annunciati fra gli altri, Dragon Ball Z Kinect che sfrutterà l'omonima periferica XBOX 360 per farvi combattere in primo luogo nel primo picchiaduro in prima persona, Hokuto no Ken: Hokuto Musou II e One Piece: Kaizoku Musou, che come il nome evoca, si tratterà rispettivamente di titoli sulla falsa riga dei vari Dynasty Warriors di Koei Tecmo e che tratteranno rispettivamente la seconda parte del manga e la storia dell'intera prima parte della serie, una corposa avventura lunga oltre cinquanta volumi.


Molto attesa anche l'ultima fatica creata dalla congiunzione degli sforzi di Level 5, famosa per i brillanti capitoli di Dragon Quest e lo Studio Ghibli, artefice della trasposizione in realtà delle fantastiche storie ideate dal maestro Hayao Miyazaki, il JRPG Ni no Kuni. Il gioco alterna superbe sequenze animate ad una pulitissima grafica in cel-shading ad una poetica storia pluri-premiata dalla critica. Già nella fine di gennaio 2013, i giocatori di PlayStation 3, potranno giocarci grazie ad una traduzione testuale italiana e ad un doppiaggio a scelta fra quello inglese o giapponese.


Eppure, al di là di quest'ultimi, sono davvero pochi i titoli notevoli presentati dal Giappone, il settore videoludico del Sol Levante stagna in cattive acque a causa di una carenza di originalità e qualità, e lasciandosi surclassare dagli occidentali. Ne è una prova Nintendo, leader nel settore delle idee e dell'innovazione, che si era ripromessa di conquistare gli hardcore-gamers con WiiU, la sua nuova piattaforma, eppure ha presentato una line-up di titoli piuttosto scialba e che non convincerebbe un ipotetico neo-giocatore all'acquisto della stessa visto che alcune delle famigerate esclusive lo sono solo temporalmente e che non avrebbe senso acquistare una nuova console per giocare solo i soliti titoli dell'idraulico battuto, Super Mario e l'elfo guerriero per eccellenza, Link, protagonista della leggendaria saga The Legend of Zelda in alternativa a dei multipiattaforma già presenti nella console in possesso da diverso tempo addietro (qualcuno ha nominato Batman: Arkham City?). Come se ciò non bastasse i primi venditori online pronosticano dei prezzi esosi in prevendita per la console: 350€ per una WiiU dotata di un singolo pad/tablet, 170€ per un secondo pad/tablet e 75€ per un pad professionale. Sul fronte portatile, un'altra grande scivolata è stata registrata ed è dovuta a causa di una leggerezza nel corso della progettazione della sua ultima console, la Nintendo 3DS: parrebbe che molti dei software di prossima uscita richiedano una famigerata levetta analogica destra che il modello attualmente in commercio non ha: per venire incontro a questa esigenza, Nyko ed altre marche leadership nella progettazione di questi accessori, hanno creato dei case aggiuntivi dove incastonare la console, ottenendo tuttavia risultati estetici poco gradevoli e scomodi all'impugnatura. Per questo motivo, Nikkei e Famitsu rumoreggiano l'uscita di un Nintendo 3DS XL che possa vantare una distribuzione adeguata dei tasti e l'ingresso della famigerata levetta analogica a destra, simmetricamente prediposta a quella sinistra. Inutile dire che i possessori del primo modello sono giustamente adirati per questa scelta, complice dapprima il corposo taglio di prezzo, ed ora questo: si ha l'idea di aver acquistato un prodotto riuscito a metà e messo sul mercato in fretta e furia. 


Questa serie di notizie ha fatto sì che le quotazioni di Nintendo in borsa crollassero come mai prima d'ora nella storia della casa: 2.68 punti percentuale. Gli investitori, invece, sembrano essere rimasti notevolmente colpiti dalla performance di Sony, le cui azioni sono invece aumentate del 2.14% sul Tokyo Stock Exchange , e del 3.12% sul mercato azionario di New York. Ubisoft, invece, è stata la società che ha guadagnato molto più rispetto alla concorrenza precedentemente citata, con il suo bel più 5%.
  • Ubisoft (+5%)
  • Sony-New york (+3.12%)
  • Sony-Tokyo Stock Exchange (+2.14%)
  • Nintendo (-2.68%)
Cosa ci riserverà il futuro? E' giunta l'alba delle nuove generazioni? Questo E3 2012 è stato decisamente sottotono, e tutti sembrano essersene resi conto: dagli addetti ai lavori ai consumatori. Incrociamo le dita su ciò che accadrà, ma prima come al solito, mettete il gioco in pausa!

giovedì 7 giugno 2012

2x30 - Perché noi siamo lo Sket-Dan!

L'adolescenza e la vita scolastica spesso collimano le rispettive esigenze portando lo studente di turno al centro di infinite problematiche che affrontare, gestire e risolvere da soli talvolta può risultare complicato. Ma se siete residenti in Giappone e frequentate la Kaimei Gakuen, non preoccupatevi perché sto per darvi una dritta su un club scolastico fondato all'unico scopo di sopperire queste difficoltà: lo Sket-Dan!


Partendo da questo incipit, verrebbe spontaneo pensare che ci si trova di fronte ad un titolo di cui abbiamo parlato solo pochi giorni fa, Medaka Box; invece, l'opera di Kenta Shinohara al di fuori del plot di base, affronta un approccio decisamente meno pretenzioso e più giovane, come scopriremo.

"Il bullo della scuola vi tormenta? Non avete nessuno a cui affidare la vostra piccola scimmia domestica? Niente paura, perché c’è un gruppo di tre ragazzi in grado di risolvere qualsiasi problema: i membri dello Sket-dan! L’obiettivo, soccorrere ogni studente che si rivolge al loro club in cerca di aiuto, senza dimenticare di mettersi in posa plastica durante le scene clou! Un’opera tutta da scoprire, condita qua e là da prese in giro dei cliché dei manga e di grandi successi del fumetto giapponese. Preparatevi a ridere di gusto!"

La trama comunicata da Panini Comics, casa editrice che si occupa della distribuzione della serie in Italia, come preannunciato dalle prime righe di quest'articolo, è piuttosto semplice e intuitiva. Bossun, Himeko e Switch sono i membri dello Sket-Dan e si occupano di risolvere i problemi degli studenti in difficoltà, a prescindere da quali essi siano; non è ben chiaro perché il trio sia spinto da quest'altruismo, ma le personalità delineate dall'autore trovano uno spunto molto più profondo al di là della facile catalogazione del genere e delle storie a stampo episodico: Himeko è un'ex-teppista violenta e senza scrupoli, Switch è un otaku che non parla mai e comunica solo tramite computer e Bossun non ha nessuna particolare abilità o talento fisico che lo renda un protagonista carismatico degno d'esser definito tale. Questa caratterizzazione molto particolare lascia spazio ad un'ipotetica riabilitazione del gruppo agli occhi della società previo buone azioni, ma sono solo supposizioni personali dato che il background dei personaggi dall'autore non è stato ancora raccontato nel dettaglio nei primi volumi. Ritornando alla trama principale, possiamo dire che nonostante i membri del club siano solamente tre, Sket Dance può considerarsi tranquillamente un manga corale dato che ogni singolo studente che chiede aiuto al gruppo, finisce successivamente una risorsa esterna consultabile in caso di difficoltà o fruibile come comprimario per le storie a venire; a completare il tutto, l'ingresso in scena del Comitato Disciplinare Studentesco, che non vede di buon occhio l'attività del club dando il via a divertenti sfide e storyline che sfociano in capitoli multipli a differenza di storie autoconclusive.

 
Da un punto di vista tecnico, il tratto commerciale e pulito è ricco di dettagli ed è molto gradevole alla vista, strizzando l'occhio alle nuove generazioni ma non offrendo mai elementi fanservice, una rarità nelle storie di questo tipo. La dinamica delle scene viene rappresentata in modo piuttosto veloce, in poco più di sedici pagine, è possibile assistere ad una storia che sembra molto più lunga, complice i molti baloon dettagliati e l'introduzione di elementi fantasy sparsi qua e là ma dosati sapientemente che rende giustificabile qualsiasi scelta adottata dall'autore, senza far perdere di credibilità e realismo alla trama. Molto buona la dose di riferimenti e gag citazionistiche dedite a spezzare la tensione e gli appunti dell'autore sulla creazione dei personaggi e delle storie di ogni singolo capitolo tra un'avventura e l'altra. Sket Dance può considerarsi una serie molto fortunata, visto che oltre a contare più di venti tankobon, vanta due romanzi ed una fortunata serie tv che consiglio di visionare perché si approccia alla trama del manga in modo differente e che potrebbe regalare un punto di vista alternativo.


Se cercate una versione soft di Medaka-Box, sicuramente Sket Dance fa al caso vostro: risate, demenzialità, combattimenti, azione, romanticismo, colpi di scena rendono la serie una disgressione leggera rivolta un po' a tutti.

venerdì 11 maggio 2012

2x17 - I like the basketball which Kuroko plays!


"Il Club di Basket della Scuola Media Teiko. Una squadra incredibilmente forte con oltre cento membri e tre campionati vinti consecutivamente. Tra i loro brillanti risultati, la generazione di cinque prodigi fu nota come "La Generazione dei Miracoli". Comunque, girava una strana voce riguardo La Generazione dei Miracoli... nonostante fosse relativamente sconosciuto, e non risultasse in nessun archivio delle partite, c'era un altro membro riconosciuto oltre ai cinque prodigi: il sesto uomo fantasma."


Questo è l'incipit alla base della trama di Kuroko no Basket (conosciuto col titolo internazionale "The Basketball Which Kuroko Plays"). La storia comincia alla cerimonia d'apertura del nuovo anno scolastico nel Liceo Seirin (un omaggio implicito alla squadra del Kappei di Dash! Kappei alias Gigi la Trottola?), in cui gli studenti più grandi provano a reclutare le matricole nei rispettivi club a cui appartengono. A quello di basket, non hanno aderito in molti, e se in quel minuscolo gruppo di aspiranti figura da una parte il gigantesco ed appariscente Taiga Kagami, che ha frequentato le scuole medie in America, dall'altra il silenzioso ed anonimo Tetsuya Kuroko senza nessuna particolare abilità fisica. Quando la squadra viene a sapere che Kuroko alle medie giocava nella Scuola Media Teiko e apparteneva alla Generazione dei Miracoli, il gruppo si arma di aspettative nel vederlo giocare, che si riveleranno mal ripagate a causa della sua presenza in campo quasi assente. Eppure, in una partita d'allenamento contro i senpai, i passaggi veloci e fulminei di un Kuroko invisibile come un ninja risulteranno indispensabili per l'intero team di kohai. Kuroko assume infatti metaforicamente, il ruolo di ombra: e più è forte la luce -analogia che rappresenta i compagni di squadra- più l'ombra diventa scura. Per progredire nel basket, Kuroko deve prima aiutare a progredire i suoi compagni. Ma la strada per riuscirci è lunga e dissemintata di ostacoli, visto che i cinque prodigi al termine delle medie, si sono divisi prendendo strade differenti, e se Kuroko vorrà far diventare Kagami il migliore giocatore del Giappone, dovrà per forza di cose eliminare uno ad uno i suoi ex-compagni.

Il titolo scritto e disegnato da Tadatoshi Fujimaki e serializzato su Shonen Jump, ha un plot che non brilla di originalità, in quanto presenta la struttura tipica dello spokon a cui il magazine ci ha abituato con titoli storici piuttosto noti nel nostro paese, quali Captain Tsubasa (conosciuto con Holly & Benji), Eyeshield 21 e Il Principe del Tennis: il formarsi di un team, la crescita dei personaggi tramite lo sport in quanto elemento simbolo di sacrificio, impegno, dedizione e gioco di squadra. Ma a differenza dei tre titoli sopra citati offre il prototipo di un protagonista tutto nuovo: Kuroko non è un campione solare, altruitsta e talentuoso come Tsubasa, non è timido, impacciato e dall'abilità latente come Sena né un genio, solitario e presuntuoso come Ryoma; bensì un ragazzo perfettamente normale, talmente normale da passare del tutto inosservato. Una personalità piuttosto tranquilla e passiva, ma che si lascia guidare dagli altri personaggi, risultando comico e dissacrante nell'estrema spontaneità dei suoi interventi e che non sogna di primeggiare diventando il più forte di tutti. Nella sua normalità, Kuroko è conscio dei propri limiti e di quanto nonostante l'impegno, più di tanto non possa migliorare, motivo per cui funge da perno per l'intera squadra. Infatti, è innovativa l'idea di un protagonista il cui scopo principale non è quello di primeggiare diventando il migliore, ma quello di agire in fruizione di un compagno di squadra più dotato di lui. Kuroko e Kagami sono agli antipodi: il primo è minuto e poco appariscente, il secondo è imponente e al centro della scena; se Kuroko è pratico di gioco di squadra e tecnica, Kagami è un concentrato di egocentrismo, forza e pura potenza... per crescere e farsi strada in questo mondo insomma, Kagami è costretto per forza di cose a lasciarsi guidare da Kuroko, nonostante il ragazzo abbia un'avversione pressoché totale verso i deboli come lui e debba quindi guadagnarsi il suo rispetto. Il dualismo agonistico che si respira nella serie pone lo spettatore a immedesimarsi per forza di cose in uno dei due personaggi, che insieme danno vita a scene piuttosto divertenti e inaspettate.


Tuttavia, i personaggi secondari non sono di contorno: a prescindere dall'innovativa idea di rendere una ragazza il coach della squadra, complice l'esperienza acquisita con il padre, noto preparatore atletico, il capitano e i nuovi primini del team con cui Kurono e Kagami accedono. Nonostante il tratto caratteristico di Fujimaki prediliga i bishonen, nella storia viene fatto capire che nessuno dei personaggi agli occhi delle ragazze appare particolarmente bello, e i vari membri della squadra non risultano come avviene spesso in questo genere di storie, per finire da contorno o fungere da supporto ai big; ognuno di loro ha un'abilità nella media, non brillando particolarmente ma facendo una degna figura in campo. La trama piuttosto lineare seguendo questi punti può rivelare diversi colpi di scena, per quanto i primi due episodi si siano mostrati molto godibili. Da un punto di vista della realizzazione tecnica, a cura della Production I.G. (Ghost in The Shell, Neon Genesis Evangelion, Kimi ni Todoke) le animazioni risultano sempre molto buone, fluide e dinamiche, criticabile la scelta di lasciare rigata l'ombratura sotto il mento dei personaggi più adatta all'originale cartaceo, anziché colorarla direttamente di nero, come è consono in animazione, molto bella la colonna sonora che mescola tracce rock a brani eurodance (facendo il verso al buon mix-tape utilizzato in Dear Boys).



La domanda che i fan del basket si staranno sicuramente ponendo, è: Jump ha infine trovato l'erede di Slam Dunk? La risposta è: assolutamente no. Kuroko no Basket è sicuramente una serie godibile e leggera che almeno in questo suo inizio risulta inferiore per character design e carisma dei personaggi rispetto al capolavoro di Takehiko Inoue, e si pone agli occhi dello spettatore in maniera diametralmente opposta, fornendo nuovi spunti di narrativa che promettono sicuro divertimento ed emozioni, ma probabilmente livelli di phatos e coinvolgimento minori, per quanto sia relativamente presto per giudicare. Ci troviamo di fronte ad un titolo che di primo acchito poteva sembrare già visto e su cui si poteva nutrire ben poche aspettative, ma la geniale idea di un protagonista che anziché primeggiare in quanto eroe, agisce nell'ombra per il bene altrui, è piaciuta molto perché può portare dinamiche estremamente interessanti e sperimentare nuovi sistemi di narrazione in un genere che fruiva sempre lo stesso messaggio limitandosi a cambiarne il mezzo. Una piacevolissima sorpresa da godere in leggerezza.

giovedì 5 maggio 2011

1x05 - Arancione? E' il colore dei soldi.

Se leggendo il titolo vi state chiedendo se il Nerd è daltonico, la risposta è ovviamente no. La riflessione è decisamente di stampo fumettistico, analizzando il panorama dei più grandi successi del magazine settimanale di Shueisha, l'acclamato bestseller Shonen Jump.


Il contenitore di manga più famoso al mondo, deve infatti a quel colore la maggior parte dei suoi introiti. Per quale motivo? E' presto detto, l'arancione è il colore predominante nei protagonisti delle serie più apprezzate sulla rivista. Provate a prendere il più classico e canonico Dragonball, di che colore era la divisa che Goku e soci indossavano... ? Arancione. La scuola della Tartaruga del Maestro Muten, segnò il marchio contraddistinto del protagonista della serie nonché dei suoi amici (Crilin e Yamcha) e figli (Gohan e Goten). Un caso isolato relativo agli anni "80, potrete benissimo pensare voi... e invece no. Molti dei successi degli ultimi anni hanno ripreso i colori di Goku. A partire da Naruto, il cui biondo Ninja protagonista porta sia nella prima parte che nella seconda parte della serie (nota come Shippuden) una tuta arancione, per non parlare di Bleach dove l'improvvisato Shinigami, Ichigo Kurosaki, mostra una fiammeggiante capigliatura arancione e a proposito di fiamme, potremmo mai dimenticarci l'attributo del Firmamento che contraddistingue la fiamma di Tsuna, Boss mafioso della Famiglia Vongola nel manga Tutor Hitman REBORN! che racchiude i caldi colori dell'arancione? E Yoh, che in Shaman King, con una tuta nera ed arancione? Infine il più recente dei titoli, Toriko, che vede l'omonimo cuoco protagonista vestire nuovamente un arancione acceso.

Coincidenze? Probabile, ma è un dato di fatto che l'arancione alla rivista del pirata, ha portato una fonte cospicua di entrate non indifferente! E ciò è paradossale tenendo conto che illustrazioni e cover a parte, tutti i manga sono disegnati in bianco e nero!