DOVETE guardarlo. Seriamente, prendetevi un paio d'ore e guardatelo. Fatelo con la
fidanzata, con il vostro miglior amico, con vostra sorella o coi vostri
genitori, ma diavolo, fatelo. So che ora vi starete chiedendo "vedere
che cosa?!" Ed io qui vi rispondo senza remore The Normal Heart, il nuovo tv movie di HBO, un piccolo gioiello che vi farà riflettere, arrabbiare e piangere.
Prodotto e diretto
da Ryan Murphy (già autore di Glee, American Horror Story e Nip/Tuck),
il film si basa sullo screenplay autobiografico di Larry Kramer, che
racconta della scoperta e della presa di consapevolezza dell'AIDS in
America nei primi anni "80, e di come gli attivisti gay si ergano
dall'emarginazione in cui lo stato li aveva rilegati per combattere le
discriminazioni e il silenzio politico che vigeva su quella che si è poi
rivelata la piaga virale dei tempi moderni. Ad interpretare questi guerrieri realmente esistiti e la loro crociata, sono stati chiamati in causa popolari nomi del cinema quali Mark Ruffalo, Julia Roberts ed Alfred Molina e del panorama televisivo quali Matt Bomer (White Collar, Chuck), Jim Parsons (The Big Bang Theory), Taylor Kitsch (Friday Night Lights) e Corey Stoll (House of Cards, The Strain).
L'80% del compenso degli attori è stato devoluto a strutture mediche,
istituti di ricerca, aiuto ai parenti delle vittime e campagne
attiviste. L'esperienza narrativa per la spettatore è potente, emozionante e dolorosa in quanto senza mezzi termini viene sballottato
da un contesto all'altro in cui si vede come la figura dell'omosessuale
venga rilegata a quella della persona malata psicologicamente e
fisicamente, in grado di infettare con la propria natura tutte le altre
apostrofate come i "normali". Avete presente il binomio esseri umani e
zombie? Murphy fa respirare qualcosa di molto simile in una realtà
stavolta tangibile, dove gli infetti sono i gay e non creature di
fantasia, e questo colpisce lo spettatore dritto al cuore. Infatti, non
empatizzare con i personaggi e le situazioni è davvero impossibile, le
prestazioni attoriali di Julia Roberts, Alfred Molina e Mark Ruffalo
sono incredibili sebbene i riflettori vadano puntati su Matt Bomer che
per offrire maggiore fedeltà ai fatti e credibilità al suo personaggio
ha subito una vera e propria trasformazione perdendo 18 kg e rischiando il collasso sul set.
Ryan Murphy racconta che scegliere
prevalentemente un cast omosessuale serviva a rendere più credibile il
tutto e a sensibilizzare l'opinione delle masse, perché se fa
rabbrividire il comportamento che lo stato e la società aveva solo una
trentina di anni fa, purtroppo ancora oggi esiste una grossa fetta di
idiozia ed omofobia che non riesce ad accettare che l'amore non conosce
sesso. Nel backstage viene rivelato che sul set non sono state usate
lacrime artificiali, gli attori hanno pianto sul serio per più di mezz'ora, terminando le riprese con un abbraccio corale insieme alla
crew.
The Normal Heart non è una pellicola leggera o
spensierata, ma ripaga lo spettatore con gli interessi.
Il livello del film è di caratura cinematografica, e l'approccio alle
vicende è vivido e viscerale, ma questa produzione vincitrice fra le altre cose di Emmy, ha già avuto modo di dimostrare quanto sia effettivo il suo valore rendendola l'opera prima di Ryan Murphy nonché una visione OBBLIGATA per chiunque abbia un briciolo di sensibilità o buon gusto per il cinema.
- Non ricordo di avertelo chiesto, Einstein! - Einstein aveva un QI di 160, il mio è di 197.
Adoro i personaggi che vincono con l'intelligenza. È il motivo per cui ho apprezzato serie come Prison Break, The Mentalist, Lie to Me e Mind Games.
</Scorpion> riprende tutte queste tematiche e le affibia ad un
gruppo di quattro nerd. La più grande paura quando parli ad un
appassionato di serie tv di "nerd" è che
il collegamento immediato si crei subito con The Big Bang Theory, ma vi
posso rassicurare che non ci potrebbe essere niente di più lontano.
Ecco in sintesi la trama di </Scorpion>, che è bene precisare, si ispira a storie e fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistenti.Walter è fra le
cinque persone più intelligenti al mondo, al punto che all'età di 10
anni riesce ad hackerare il sistema di difesa della NASA. Diversi anni
dopo viene ingaggiato dalla Homeland Security per formare e guidare un
team di prodigiosi nerd per far fronte alle complesse minacce dell'era
moderna che normali agenti di polizia non sono in grado di gestire. Il
team sarà formato dal comportamentista Toby, dal genio di meccanica
Happy e dal matematico Sylvester.
La trama è stata ovviamente
ridotta all'osso per evitarvi il più piccolo spoiler e rovinarvi così la
visione di 40 minuti d'azione, intelligenza e buona scrittura. Da un
punto di vista artistico abbiamo nel cast Elyes Gabel (Game of Thrones), Katharine McPhee (Community), Robert Patrick (The X-Files) ed Eddie Kaye Thomas (American Pie), mentre a produrre e scrivere la serie troviamo Alex Kurtzman (Star Trek, Fringe) e Roberto Orci (Mission Impossible, Now You See Me: I Maghi del Crimine).
La struttura dell'episodio è prettamente verticale e nonostante ci
siano molte argomentazioni scientifiche e tecnicismi del caso, la serie
non risulta lenta o noiosa visto che l'azione non viene minimamente
sacrificata: si passa ad un contesto all'altro con fare veloce, il senso
di pericolo ed emergenza è costante e non è possibile prevedere cosa
stia succedendo visto che i problemi e le relative soluzioni causano
situazioni diverse l'una dalle altre. Se pensate che l'unica
particolarità dello show possa essere quella di mettere insieme una
squadra di geni al posto di poliziotti, detective e federali del caso,
vi sbagliate: la più grossa componente dello show sono le fobie sociali e
le manie comportamentali tipiche dei grandi geni e con cui è difficile
per antonomasia relazionarsi per le masse; questo il più delle volte
influisce sulle situazioni e sul rapportarsi alle altre figure
'ordinarie' presenti nello show, generando conflitti molto umani e in
cui è possibile empatizzare quando si entra nel vivo della difficoltà. A
fine episodio, l'idea che resta dello spettatore è di essere stato
rapito da un'incredibile serie di eventi che si susseguono a raffica e
che siano state gettate le basi per costruire qualcosa di grosso
all'interno delle dinamiche del gruppo, nel corso del primo episodio che
è davvero denso di eventi e ricco d'azione.
</Scorpion> offre un pilot straordinariamente avvincente e
sfrutta concetti già utilizzati da altri prodotti in modo diverso,
originale, razionale ed al contempo estremo per quanto perfettamente
plausibile, portando in scena situazioni adrenaliniche e personaggi
carismatici in grado di compiere gesti incredibili. L'unica incognita in
questa produzione resta la strada che vuole intraprendere la serie:
saranno solo ed esclusivamente episodi autoconclusivi o sullo sfondo si
svilupperà una trama che progredirà puntata dopo puntata? Per saperlo
non rimane che continuare la visione, e questo primo episodio ne
invoglia eccome il prosequio.
Un pugno nello stomaco. Vedere la miniserie tv evento di History (già nota per l'eccellente Vikings)
dedicata al leggendario illusionista escapologo Harry Houdini
interpretata da un incredibile Adrien Brody, non potrebbe definirsi
diversamente; e non è un modo di dire, mai espressione fu più
appropriata, e guardandola capirete il perché.
Ispirata dal romanzo del 1976 "Houdini: A Mind in Chains: A
Psychoanalytic Portrait" scritto da Bernard C. Meyer, e sviluppata per
la tv dal figlio Nicholas, la storia racconta la vita di Houdini prima
ancora di assumere questo nome d'arte: tramite dei flashback ci viene
mostrata la sua infanzia, i primi passi compiuti in questo mondo, i suoi
mentori ed anche i grandi numeri che lo hanno reso famoso nel mondo; ma
non si ferma qui: perché ci viene mostrato il suo passato da spia in
Europa per conto del governo americano fino al momento della sua
dipartita.
La particolarità di questa miniserie è il binomio
scelto per raccontare la storia: Houdini narra a posteriori la sua
esistenza contrapponendo immagini e scenari caratteristici dell'epoca
accompagnandola ad una regia dinamica ed action insieme ad una colonna
sonora estremamente vivace e moderna: la contrapposizione è spettacolare
da un punto di vista narrativa e stilistica, incantando letteralmente
lo spettatore che si sente parte delle vicende e che riesce a stupirsi
dell'ingegno dell'uomo dietro alla magia che viene opportunamente
spiegata risultando sempre incredibile ma plausibile allo stesso tempo.
Slowmotion, effetti speciali e 3D giostrano insieme ad una regia
accattivante e veloce alternandosi a location incredibili ed una grande
interpretazione, divertendo, appassionando ed anche commuovendo. Ottima
anche la scelta del cast in cui spiccano i nomi di: Adrien Brody (The Pianist, Midnight in Paris), Kristen Connolly (The Good Wife, House of Cards) ed Evan Jones (Glory Road, Gangster Squad).
La sceneggiatura ha diversi elementi importanti su cui punta a più
riprese i riflettori nel corso del suo sviluppo: la vita, la morte, la
paura, i limiti, la solitudine, il rischio, l'amore e il sovrannaturale;
nonostante la diversità degli stessi, quello che accomuna tutti i
fattori sopra citati è Houdini che si ritrova catapultato da un contesto
all'altro come fosse in balia degli eventi. Non riesce a pensare di
poter vivere una vita senza esserne il protagonista assoluto e sente
continuamente il bisogno di dover dimostrare qualcosa a qualcuno a
prescindere dai tempi che passano, dai paesi che cambiano, dalla
modernità che incombe, dalla guerra che imperversa. Di rado vi troverete
davanti a così tanta qualità manifestata in così breve tempo, con un
protagonista tanto fascinoso quanto carismatico.
History ha
saputo dimostrare di essere in grado di produrre nuove realtà televisive
che possono tranquillamente mettersi a paragone col panorama
cinematografico uscendone a testa alta. Condensare in poco più di due
ore tanta qualità è cosa rara, e vista anche la brevità del prodotto, se
cercate un biopic entusiasmante e godibile, Houdini è una visione
obbligata senza riserva alcuna.
Premessa. Se mi leggete da un po', saprete bene che uno dei miei più grandi hype
tramutatosi nel tempo in uno dei più grandi fail, è la serie tv di The Walking Dead.
Dopo aver letto il fumetto originale, la serie tv diventa di stagione in stagione quanto di più
inguardabile, lento e discutibile ci sia in termini di sceneggiatura.
Perché? Perché quando hai a disposizione registi di questo livello, un
cast così e un makeup artist che fa il
mazzo a tarallo a quello di tre quarti del cinema a tema, non ti resta
altro che seguire una sceneggiatura vincente e godibile che qualcuno ha
già scritto per te per garantire il successo annunciato... anziché
cambiare tutto e rovinare quanto di bello era possibile fare come invece
è successo.
Z-Nation poteva avere l'occasione di correggere il
tiro della serie di AMC, e invece quello che mi sono trovato a vedere è
stato una quarantina di minuti costernata di effetti speciali osceni,
un cast di sconosciuti dove gli unici due volti noti ed importanti ai
maniaci seriali, trovano rispettivamente la morte nell'episodio pilota e
voce narrante lontana dall'azione; oltre che una sceneggiatura pessima
ed un concentrato di action tamarro, splatter e surreale. Se c'è una
cosa che fa davvero arrabbiare è l'assenza di reazioni umane
plausibili da parte dei personaggi: in Z-Nation emergono un sacco di
stereotipi, cliché e già visto nei numerosi film del genere da far
sembrare The Walking Dead un capolavoro.
La trama è presto
detta: un virus trasforma la gente in zombie, nel giro di tre anni
governi ed eserciti sono caduti e l'unica speranza sembrerebbe essere un
paziente x che porta nel suo sangue l'antidoto che impedisce il
contagio. Una squadra improbabile si ritrova per una serie di eventi a
doverlo trasportare sino in California dove sarà possibile elaborare un
vaccino per fermare l'apocalisse in terra.
La particolarità dello show e forse l'unico lato positivo del pilot, sta nella varietà degi
zombie: alcuni sembrano correre, altri sembrano essere più forti di
altri ed altri ancora invece organizzano vere e proprie imboscate ai
danni dell'uomo; il perché vi sia questa differenza di classi nella
specie tuttavia non viene spiegata allo spettatore e sembra una cosa
perfettamente plausibile per i sopravvissuti al contagio; questo va a
vanificare l'unica novità introdotta nel filone.
Il problema
più grosso del pilot di Z-Nation è che non invoglia la prosecuzione
della visione: i personaggi non hanno carisma, non creano empatia ed
immedesimazione, la storia non sembra puntare su chissà quale risvolto
narrativo e il tutto sembra confezionato per quella fetta di pubblico
che non apprezza invece la cosa migliore di The Walking Dead: le
situazioni dei personaggi, le relazioni, i sentimenti, le paure e la
psicologia di sopravvissuti che si ritrovano a dover fare qualsiasi cosa
combattendo con i propri limiti e le proprie paure in un mondo che non
gli appartiene più e che probabilmente li porterà all'estinzione. Se vi
annoiano le scene di introspezione e volete violenza ed azione nonsense,
splatter e tamarrate a caso, allora sì: Z-Nation è una visione
obbligata; viceversa Dio ve ne scampi.
Avevo un grande hype nei confronti di Gotham.
Sia perché avevo letto un po' di volumi a fumetti di Gotham Central a
cui la serie tv fa riferimento e mi erano piaciuti molto, sia perché ho apprezzato parecchio The Mentalist realizzato dalla stessa mente del nuovo show targato DC Comics, Bruno Heller. Eppure, a caldo, l'ho trovato al di sotto delle mie personali aspettative. La recensione che segue non ha spoiler per quanto riguarda
personaggi o sviluppi della trama, quindi sentitevi liberi di leggerla
senza rovinarvi nulla anche qualora non aveste visto il pilot.
Per i pochi che non lo sapessero, Gotham può considerarsi un prequel,
non tanto del personaggio di Batman e della crescita che porterà Bruce
Wayne ad intraprendere questo percorso, ma anche del percorso di
formazione di un giovane Jim Gordon non ancora commissario, qui protagonista assoluto, così come
dei villain che popolano la famigerata città (in questo pilot iniziamo
parlando del Pinguino, di Catwoman, dell'Enigmista e di Poison Ivy),
motivo che ha giustamente portato la crew a chiamare la serie con il
medesimo nome della città che ospita tutte queste personalità legate
l'una all'altra e i cui destini s'intrecceranno inesorabilmente.
Partiamo subito col dire cosa funziona sin dalle prime battute: Gotham. Grazie agli effetti visivi e alla
stagione in cui lo show viene girato, la città è stata immortalata come se
uscisse dal fumetto: quell'atmosfera carica di gelo, oscurità e vapori
mesta ad un cielo sempre grigio o oscuro resta intatta e sembra uscita
dritta dritta da una graphic novel (e New York è un set perfetto per ospitare le vicende di questi personaggi). Fra vetture anonime, gargoyle ed un
distretto di polizia pregno di scartoffie e luci soffuse, non è facile
nemmeno capire in che periodo storico preciso ci troviamo, e ciò
esercita un fattore fascino estremamente positivo. Le musiche non
particolarmente memorabili risultano d'atmosfera in alcuni momenti
chiave dell'episodio, senza particolari lodi almeno per questo primo
episodio.
I personaggi sono (quasi) tutti sul pezzo sin da subito, per
quanto la trama tenda a celare la natura di alcuni characters come
promesso da Heller è invece piuttosto facile intuire l'orientamento
comportamentale dei corrotti così come dei ligi al dovere fatta ad
eccezione di qualche mistero nascosto e solo accennato o libertà
creative su alcuni personaggi non ancora sufficientemente caratterizzati
nel pilot per poterne parlare. Gli eventi si susseguono con un filo
narrativo fruibile a tutti sin dalle prime battute, e si formulano un
paio di sottotrame che vanno ad intrecciarsi con il tema portante dello
show, ma non basta a chiudere un occhio sulla semplicità della
scrittura.
L'episodio in sé è estremamente lineare e prevedibile.
I risvolti della sceneggiatura sembrano ridotti ai minimi termini e
forse il personaggio più interessante mostrato in questo episodio pilota
è proprio Fish Mooney che in quanto originale ed inedito nel fumetto,
nonostante le chiare intenzioni dello stesso, riesce a portare una
ventata d'aria fresca interagendo con letale sensualità, attraverso
alcuni personaggi il cui casting risulta azzeccato, ma che si muovono
senza eccessivo entusiasmo.
Una puntata è davvero poco per
giudicare, ma l'opinione che si ha dopo aver visto quest'episodio è che
non sia stato spremuto a pieno il carisma di cui trasudano questo
universo e i personaggi che lo popolino: senza i nomi di richiamo
eccellenti sul piatto, sembra di trovarsi di fronte ad un procedurale
come tanti altri in cui la corruzione è talmente radicata da aver
avvelenato la città che ospita le storie dei suoi personaggi. Dobbiamo
chiederci: se non sapessimo che questa città è Gotham e che questi
personaggi sono destinati a diventare Batman, Catwoman e Pinguino
continueremo a guardare questa storia come si evolve o ci dirigeremo
verso altri prodotti? Dopo questo pilot non direi un "sì" a scatola
chiusa, voi? Non ho ben chiaro quale sarà il filo conduttore della
stagione e come chi non ha avuto spazio in questo primo episodio,
evolverà il suo percorso strada facendo, ma le premesse fanno sembrare
Gotham il classico procedurale in cui tutto si evolve graduamente, con un'escalation
lenta, e nel mezzo l'azione e la violenza che la fanno da padrone.
Gotham ha totalizzato la bellezza di 8.71 milioni di telespettatori avendo contro il fortissimo The Big Bang Theory su CBS, questo per FOX è stato il risultato più significativamente alto per una premiere dai tempi del lancio di Prison Break, ma tradisce a metà le promesse fatte fra interviste e dichiarazioni lasciando addosso la consapevolezza che un prodotto che potrebbe essere grandioso, sia stato gestito solo discretamente.
Gotham in futuro deve avere il coraggio di osare di più nei prossimi episodi, di
esplorare in maniera più viscerale la psicologia dei personaggi e
dimostrare che essi possano funzionare camminando sulle proprie gambe.
In questo primo episodio si sono cementati i primi grandi legami e
gettate le basi per qualcosa di grosso, e sicuramente il tutto per come è
stato confezionato si presenta sopra la sufficienza, ma si spera che
l'evoluzione scelta per raccontare questa storia migliori davvero tanto e
che lo spirito e il carisma che questi personaggi trasudino riescano a
trovare il giusto spazio sullo schermo come nelle tavole e che questa serie abbia successo per merito e non perché le pedine che vi si muovono all'interno di questo universo hanno un successo acclamato di ben 75 anni.
Entusiasmo. E' questo che sto provando nel raccontarvi le emozioni percepite nel visionare la premiere della seconda stagione di Skypocalypse.
Ma andiamo con ordine, cos'è Skypocalypse? E' una webserie cominciata nell'aprile del 2011 e nata dalle menti di due popolari ed apprezzati youtubers italiani, Mattia Pozzoli alias Matioski e Mattia Ferrari alias VictorLaszlo88, che prende un filone stra-abusato da mostri sacri del cinema come George R. Romero e recentemente anche in televisione da serie tv come The Walking Deade In The Flesh; l'apocalisse zombie, rielaborandolo in in modo tutto nuovo. Abbiamo infatti visto militari alla presa con gli zombie, gruppi di civili disperati attaccati alle loro vite ed anche pazzi esaltati fare carneficina dei non morti, ma mai nessuno ci aveva mostrato come avrebbe reagito alla cosa un gruppo di nerd.
Quando nel mondo è scoppiata l'epidemia, tutto è cambiato e poche cose sono rimaste le stesse: la connessione internet è una di queste, e si sa, finché c'è banda larga, c'è speranza. Tre nerd specializzati in rispettivi settori, Radar (Ferrari), White Dragon (Pozzoli) e Ghost (Karim Musa in arte Yotobi) provano in maniera dissacrante e surreale, a continuare la propria quotidianità con le passioni di sempre nella tranquillità domestica delle loro dimore, condividendole fra di loro tramite il popolare software di videochiamate Skype. Chiedendosi se come loro altre persone sono sopravvissute là fuori, decidono di aprire un gruppo che possa raccogliere ed unire i sopravvissuti al fine di avere un quadro generale della situazione del mondo esterno, chiamato per l'appunto, Skypocalypse (lo so, è più facile scriverlo che pronunciarlo, ma esiste un corso per riuscire a farlo senza problemi). Quando uno di loro scomparirà in circostanze misteriose, i ragazzi cominceranno ad interagire con i più svariati personaggi da tutta Italia, al fine di capire che cosa è successo al loro amico; venendo a conoscenza di pericolosi segreti riguardanti anche l'apocalisse zombie che dilaga nelle strade...
Curiosi, eh? Se volete scoprire di più, guardatevi la prima stagione! Da un punto di vista tecnico, la prima stagione non brilla particolarmente, altro non è che realizzata con le rispettive webcam dei protagonisti e facendo dei dialoghi e dei bizzarri personaggi i suoi punti forti, lascia relativamente poco spazio all'azione, non sacrificando comunque colpi di scena e risvolti imprevedibili. Ambiziosa è la storia che collega le vicende dei protagonisti che si susseguono per diversi episodi dalla svariata durata e con chiari rimandi a prodotti tipici della cultura pop che farà felici gli appassionati. Tuttavia, la seconda stagione, rivoluziona tutto.
Le riprese in webcam sempre presenti, lasciano spazio a molte scene in esterno con location suggestive e risvolti action lodevoli, dando vita ad un ibrido godibilissimo che sa rinnovarsi senza tradire lo spirito originale del prodotto. La qualità video eccelle regalandoci riprese in 1080p e per la prima volta, tutte le tracce strumentali sono originali ed accompagnano il carismatico brano d'apertura "Fire" eseguito dagli Outrider, la band di uno dei personaggi principali della serie, Slap (Davide Rovelli alias Pallonw). E' d'obbligo segnalare inoltre come la sceneggiatura sia cresciuta: i personaggi meno caricaturiali ma sempre ottimamente caratterizzati e riconoscibili, la storia meno dispersiva nei dialoghi e più concentrata sul pathos e i colpi di scena, gli accurati effetti visivi degli zombie a cura della new entry Arrow (Francesco Sanseverino) nonché dei costumi di scena e ultimo ma assolutamente non meno importante, il progressivo miglioramento nella recitazione dei protagonisti.
Insomma, perché Skypocalypse piace tanto? Perché è un prodotto fatto da appassionati e rivolto ad altri appassionati gestito in modo professionale, perché è una storia che osa raccontando un genere con cui il cinema e la televisione italiana delle major e dei grandi marchi pubblicitari non si misurerebbero mai, perché i suoi personaggi sono estremamente umani e hanno il volto dei tizi ganzi che segui sul tubo ogni giorno (menzione d'onore a Daniele Selvitella alias Daniele Doesn't Matter), perché sa concedersi colpi di scena, dosare momenti di dramma a momenti di comicità e perché rispetta il suo pubblico fornendo una trama sempre chiara e godibile, coerente e priva di banalità, permettendo allo spettat... pardon, all'internauta di turno, di sentirsi al centro della storia, parte della resistenza e desideroso di scoprire quali risvolti prenderà l'ascesa dei ribelli.
Se cercate qualcosa di diverso dalla solita storia di zombie farcita da splatter aggratis, non mi rimane che consigliarvi spassionatamente di guardare Skypocalypse, e se avete già visionato la prima stagione, è il momento di deliziarvi con la seconda, Skypocalypse: The Rebellion Rises.
Questo post è diverso da tutti gli altri, perché affronta una situazione differente da tutte le altre.
Oggi vi voglio raccontare una storia, la storia di Gennaro.
Gennaro è un ragazzo come tanti altri in Italia: legge fumetti, guarda cartoni animati, gioca a videogiochi e come molti altri, partecipa alle fiere del fumetto; quei fantastici eventi che di città in città, si susseguono mensilmente ogni anno per radunare gli appassionati del genere, che sono soliti praticare cosplay. E' doverosa una premessa di qualche riga per i pochissimi che non sapessero cos'è il cosplay: come la parola stess indica (COStume PLAYer) si tratta di divertirsi a vestire per un giorno, gli abiti di qualcun altro, nello specifico personaggi di finzione provenienti dal panorama fumettistico ed animato, ma anche videoludico, televisivo e cinematografico. La particolarità di quest'hobby sta nel fatto che molti dei praticanti oltre che fabbricare personalmente costumi, parrucche, armi ed accessori, interpretano anche caratterialmente il personaggio, facendo spesso gruppo ed esibendosi sul palco con pose e scene a tema.
Era quello che aveva in mente di fare Gennaro, al Napoli Comicon 2013, ma che a causa della maleducazione e dell'inciviltà di pochi, non ha potuto... ma andiamo con ordine. Nella giornata di sabato 27 aprile, Gennaro aveva deciso di partecipare al Comicon con il cosplay del Red Ranger, il carismatico capo in rosso del celebre team dei Power Rangers. Dopo aver regolarmente pagato il biglietto d'ingresso ed essere entrato in fiera, sul viale delle fontane, il ragazzo racconta d'aver subito un'aggressione:
"il mio giudizio riguardo la giornata di oggi.
Bene volevo solo dire di quanto sono deluso, incazzato, di quanta
rabbia provo in questo momento per cio' che e' accaduto oggi. Oggi al
napoli comicon sono stato aggredito da un gruppo di ragazzi mentre
giravo in cosplay, per la cronaca ero il power ranger rosso, bene, ero
appena entrato in fiera e stavo sul viale delle fontane quando un gruppo
di ragazzi mi hanno accerchiato e
stringendomi hanno iniziato a darmi schiaffi e calci."
Gennaro si trovava quindi in un'area che doveva essere monitorata dalla sicurezza della manifestazione. Prosegue poi il ragazzo:
"Ovviamente il
costume e' andato distrutto, sono andato dalla sicurezza per spiegare
l'accaduto ma i colpevoli ovviamente non sono stati trovati dato che
erano tanti e con il casco addosso vedevo poco e soprattutto respiravo
male data l'agitazione, siccome non sapevo chi fosse stato mi sono
rivolto a un commissariato di polizia per sporgere denuncia contro
l'organizzazione ma mi hanno detto che non potevo......morale della
favola non posso far nulla per ottenere giustizia....me ne sono andato
pieno di rabbia, e non posso credere a cio che e' successo, ero venuto
per divertirmi e per stare tra la gente con un bel costume ma sono stato
solo danneggiato."
La violenza subita da Gennaro è stata tale che oltre a che distruggere il suo costume faticosamente costruito prima con un dispendio di tempo, energie e denaro, ha mandato il ragazzo in iperventilazione che logicamente ha offuscato ancor di più la visuale del casco che aveva indosso, impedendogli di riconoscere i suoi aggressori. Ma oltre il danno la beffa, perché il giovane una volta corso incontro alla sicurezza e ancor peggio, alle nostre forze dell'ordine, ha scoperto l'amara verità: l'impossibilità di sporgere denuncia ed avere per lo meno un risarcimento economico per l'ingiustizia subita. Questo porta a Gennaro rabbia e sconforto, oltre che un grande dolore fisico e psicologico:
"Volevo ringraziare l'organizzazione del napoli
comicon per permettere che accadano queste cose, perche' ovviamente e'
successo a me ma ricordo che c'erano anche dei bambini li, e se fosse
successo a un bambino sarebbe stato molto peggio. Volevo ringraziare la
sicurezza soprattutto che controlla davvero con il culo chi entra in
fiera, complimenti davvero, inutile dire che non verro' mai piu' a una
fiera del genere e esorto a non andarci anche chi come ama divertirsi e
fare cosplay, ormai il comicon e' solo un covo di vandali, e spero
vivamente che tutti seguano il mio consiglio."
Conclude infine lo sfogo, sul suo status Facebook:
"Detto cio' basta cosi,
spero che vengano presi seri provvedimenti, perche' a uscirne
danneggiato sono stato io sia moralmente e sia economicamente dato che
per realizzare il mio costume ho speso molti soldi...ora non mi rimane
piu' nulla, solo rabbia nel cuore. Buona giornata a tutti."
Com'è possibile che succedano queste cose?
Come si può in una manifestazione in cui, come sollecita lo stesso Gennaro, partecipano anche dei bambini talvolta non accompagnati, avvenire simili drammi? Nella sfortuna se vogliamo, Gennaro è stato anche fortunato, perché oltre a varie contusioni, poteva subire danni molto più gravi, e nel frattempo nessuno ha potuto aiutarlo o tendergli una mano, né le persone che erano pagate per evitare che queste situazioni si presentassero, né le forze dell'ordine, nella fattispecie, la Polizia di Stato. E' giusto che un appassionato venga demotivato e spaventato al punto da decidere di non frequentare più questo genere di ambienti?
In seguito allo sfogo e alla sua storia, Gennaro ha ricevuto una valanga di "Mi piace", commenti e condivisioni nei più importanti portali d'animazione e manga in Italia, in segno di solidarietà da parte degli appassionati, mentre stampa e media lasciano l'accaduto nel più totale silenzio. In mezzo a tanti ovviamente, i soliti luoghi comuni carichi di razzismo, discriminazione e volgarità, che hanno immediatamente suscitato la logica indignazione dei napoletani e un articolato sfogo sopra le righe del buon Dario Moccia, popolare YouTuber.
Tutto è bene quel che finisce bene? Proprio no, ma almeno Gennaro potrà farsi giustizia in quanto è notizia di oggi, domenica 28 aprile 2013, che i colpevoli dell'accaduto, sono stati identificati. Riporta infatti la redazione tramite la sua pagina Facebook:
"Comunichiamo
a tutti che ieri subito dopo la segnalazione di Gennaro Aliperti la
nostra security ha rintracciato i colpevoli che hanno danneggiato il
costume del ragazzo, che fortunatamente non ha subito alcun danno
fisico! Gennaro potrà procedere con la regolare denuncia quindi. Ci
dispiace per quello che è successo, non è questo lo spirito di Napoli
COMICON e sappiamo che la maggior parte di voi viene solo per divertirsi
e non per dare fastidio. Quindi se vedete anche solo un anomalia
riferitelo subito alla sicurezza, come ieri l'intervento sarà immediato!
Il nostro personale sarà, come sempre, presente sia all'interno che
all'esterno per assicurarsi che tutto proceda per il meglio. Grazie"
L'ignoranza, la cattiveria, la mancanza di rispetto ed educazione sono senza quartiere. Questo sarebbe potuto succedere in una qualsiasi città italiana, il problema è che non deve succedere: la storia di Gennaro è solo l'ultimo e il più grave in termini di incidenti di questo tipo. I racconti di altri casi analoghi si registrano in diverse zone d'Italia nel corso di manifestazioni ufficiali e non, quali meeting volti ai fan. Un ragazzo che vive una passione sana che non mette in pericolo la sua incolumità e quella altrui, è giusto passi questo genere di esperienze? Perché non riusciamo nel 2013, a rispettare qualcuno che si diverte e vive il proprio tempo libero in modo diverso dal nostro? La sicurezza come ha fatto a non accorgersi di quanto stava succedendo in quegli interminabili minuti? E ancor peggio, possibile nessuno dei passanti abbia avuto modo, possibilità e soprattutto il coraggio d'intervenire per aiutare Gennaro? Tanti, troppi quesiti privi di risposte efficaci e soddisfacenti, motivati dalla rabbia di non essere riusciti ad evitare quella ferita rattoppata poi con un cerotto, ma che lascia la sua cicatrice indelebile nel cuore di un ragazzo che quel giorno era uscito di casa e si era messo in viaggio al solo scopo di divertirsi, vestendo i panni di uno dei suoi eroi.
Gennaro poteva essere chiunque di noi quel giorno andava ad una fiera del fumetto. La sua storia poteva essere quella di ognuno. Mettiamoci una mano sul cuore e sulla coscienza, ed evitiamo che si ripeta ancora.