Kick-Ass è stato il cinecomic dai risultati più sorprendente ai botteghini. Questo perché un titolo indipendente e che vantava nel suo roster personaggi inediti e non brand famosi non aveva mai ottenuto incassi così alti. Distribuito in ritardo e con un adattamento discutibile in Italia da Eagle Pictures, il fumetto è giunto alla sua terza serie fra lo spin-off Hit-Girl e il sequel della serie principale, Kick-Ass 2: Ball to the Wall. Il successo della prima pellicola, porta la Universal alla scelta sicura di produrre un film ispirato allo spettacolare, cruento ed adrenalinico sequel.
E' notizia di oggi, che un grandissimo nome dapprima solo vociferato è stato ufficialmente arruolato nel cast. Si tratta di un estimatore del primo film e della graphic novel originale, Jim Carrey (The Mask, Ace Ventura, The Truman Show). L'attore vestirà i panni de il Colonnello Stars, un carismatico nuovo personaggio appartenente al gruppo di vigilanti newyorkesi, la Justice Forever. Per coloro che non hanno ancora avuto modo di leggere le storie della seconda serie, il Colonnello non è certo un'autoritaria figura militare caratteristica delle classiche americanate, ma l'alter ego supereroistico di Sal Bertolinni, gangster italoamericano ai servizi della Famiglia Genovese (villain della prima serie/film), ritiratosi per scrupoli di coscienza poco prima dell'avvento di Hit-Girl e Big Daddy, e quindi rimasto incolume alla mattanza da parte dei buoni. Con un abbigliamento mimetico, uno spessore carismatico ed un enorme cane lupo al suo fianco, Sofia, il Colonnello Stars diventa la figura di spicco a cui Kick-Ass fa riferimento.
"Matthew Vaughn, Jeff Wadlow e io abbiamo fatto una conferenza
telefonica con Jim un paio di settimane fa e dal quel giorno avvertiamo
un forte prurito: dover parlare di questa cosa con qualcuno ogni tanto.
Questo perché l'energia che Jim potrà portare al Colonnello mi
elettrizza come l'aver avuto Nicolas Cage nel ruolo di Big daddy. Forse
ricorderete che, prima dell'ingresso di Nic, Big Daddy era più
canonicamente Badass. E' stato Nic ha conferirgli quelle sfumature alla
Adam West, a dargli quella notevole dose di calore umano, specie nei
confronti di Mindy. Nic e Jim Carrey sono molto amici e non è un mistero che a Jim il
primo film sia piaciuto molto. Infatti, è anche andato a pranzo con
Matthew Vaughn il giorno prima di quel duetto fra Conan O'Brien Superman
e Jim Carrey/Kick-Ass. Per cui nel corso di questi due anni abbiamo
spesso parlato informalmente della questione." Dice l'autore del fumetto Mark Millar, aggiungendo poi: "Non sapevamo bene chi
avrebbe interpretato Jim nel seguito, ma tutto il team lo adora e io
sono un suo fan dalla prima volta che l'ho visto. Ricordo di aver letto
una grandiosa intervista a Steven Spielberg pubblicata su Empire in
occasione di una qualche ricorrenza collegata allo Squalo, in cui diceva
che se avesse dovuto girare Lo Squalo oggi, Jim sarebbe stata la sua
scelta per il ruolo di Martin Brody. Poteva vedere in Jim tutto quel set
di sfaccettature drammatiche mentre gli altri erano in grado di
riconoscere più che altro le sue doti di commediante. Per tutte queste
ragioni, mischiate alla telefonata che abbiamo avuto con lui al
telefono, sono genuinamente emozionato. Non vedo l'ora di vedere quello
che sarà in grado di fare quando le macchine da presa cominceranno a
girare."
Le riprese di Kick-Ass 2 cominceranno a settembre 2012.
Immaginate un brand figo e mescolatelo ad un altro ancora più figo, potrebbe uscirne un capolavoro che ne consacra un terzo brand definitivo, oppure una delle cose più immonde mai create, in grado di demolire entrambi i brand. Come le immagini qui di seguito testimoniano per nostra sfortuna, il crossover, fra la Justice League della DC Comics e i Transformers di Hasbro, sembra appartenere alla prima categoria. Perché uso parole come "sfortuna" ? Perché il suddetto mash-up non è purtroppo mai nato.
L'apprezzato e talentuoso artista Phil Jimenez (Justice League) pubblica solo ieri sera, alcune illustrazioni concettuali su quello che sarebbe stato il crossover fumettistico del decennio. "Avevo pensato di arruolare Optimus Prime nel Corpo delle Lanterne Verdi, immaginate le nanotecnologie elaborate di un Transformers, che cosa sarebbero potuti essere in grado di creare con l'anello! E beh, Wonder Woman avrebbe avuto un Autobot al posto del suo jet invisibile, e credetemi: vi sarebbe piaciuto. Ai Decepticon spettava una collaborazione stretta con Lex Luthor e il Joker... le idee erano davvero moltissime!"
"Sarebbe stato davvero mitico!" commenta lo sceneggiatore Brian Michael Bendis (Ultimate Spider-Man), ed io, guardando questi artwork, non posso, come credo tutti voi, esimermi dal pensare altrettanto.
Se parliamo di comic movie, uno dei più riusciti, se non il più riuscito ad oggi, è probabilmente il Batman di Christopher Nolan. Non tanto per quanto riguarda la fedeltà al fumetto originale da cui è tratto, anzi, forse come non mai un adattamento cinematografico se ne discosta, in quanto Nolan ha sempre voluto dare connotazioni realistiche e contesti verosimili all'Uomo Pipistrello, ma per le carismatiche atmosfere e l'epicità della trama che partendo da un buon primo capitolo, eccelle in un secondo e chiude magistralmente con il terzo ed ultimo, dal titolo Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno.
La trilogia di Nolan è stata spesso definita maledetta: i numerosi incidenti sul set che hanno ferito gli attori principali ed ucciso uno stant, la morte di Heath Ledger, carismatico interprete del Joker e ancora, la recente strage ad Aurora, potevano potenzialmente minare la riuscita del titolo, cosa che per fortuna non è successa, vista l'indubbia qualità delle pellicole. Eppure dopo Batman Begins, nessuno si sarebbe aspettato qualcosa dal feedback così rindondante e dagli incassi stratosferici come avvenuto con Il Cavaliere Oscuro; cosa che ancora oggi, a pensarci, rizza i peli sulle braccia degli addetti ai box-office. Cos'ha colpito tanto dei Batman di Nolan? Come già detto, il prepotente realismo: la scelta di mostrare una Gotham meno gotica e steampunk -tutte atmosfere tipiche della regia di Tim Burton-, ad una più moderna, in grado di vivere giornate di sole e routine quotidiana scandita dalla normalità, e i villain non sono superuomini o figure al limite del grottesco quali potevano comunque essere gli inflazionati Pinguino, Mr. Freeze e Poison Ivy. Portare sullo schermo nemici del calibro di Ra's al Ghul e privarlo
della sua immortalità, di Catwoman e privandola dei poteri mistici o
eredità feline del caso, così come di Bane senza il venom a pompargli
nelle vene, significava credere in maniera indissolubile nella
personalità carismatica ed indubbia umanità di cui i cuori dei
personaggi originali DC Comics, erano intrisi. E' stata una scelta difficile mostrare un Bruce Wayne fragile, stanco, impaurito, insicuro ed umano, portarlo nel mondo esterno ad allenarsi e a crescere spiritualmente, affiancargli numerosi aiutanti e persone fidate alla conoscenza del suo segreto, e che scacciassero via con una folata di vento il contesto horror e dark in cui rimaneva solo un giustiziere a difendere una città ormai corrotta.
Quello che sulla carta sembrava difficile, funziona alla perfezione, e mai come in questo terzo capitolo che come riporta la sinossi ufficiale, si svolge otto anni dopo le vicende del secondo, si respira aria di stanchezza, delusione, cinismo, bugie e cose non dette: Wayne si ritira dalle scene, è invecchiato, porta lesioni e ferite che debilitano il suo corpo ma che sono niente paragonate alle cicatrici celate nell'anima. C'è da chiedersi: con il Joker dietro le sbarre, la criminalità organizzata sbaragliata, e il decreto Harvey Dent, che permette alla giustizia di procedere spedita per la sua strada, c'è ancora bisogno di Batman? Nei fumetti la risposta che troviamo è sì: se Spider-Man è New York, Batman è Gotham City; ma Nolan lancia un messaggio nuovo, abbandona questa tematica e usa il Cavaliere Oscuro come un tramite: Batman può essere qualsiasi persona che vuole fare la differenza. E' chiaro che ci riferiamo alla volontà e alle intenzioni dello stesso, visto che non tutti abbiamo le finanze, le conoscenze e le risorse di tal Bruce Wayne, non di meno, se i film di casa Marvel davano spesso più spazio a Peter Parker che allo Spider-Man in sé, Nolan ha tentato la medesima impresa portando in scena le emozioni umane e i rapporti dei personaggi dietro la maschera e veicolandole fra loro dando dimostrazione di come nessuno sia solamente buono o cattivo: per questo diamo spazio a Jim Gordon, sapientemente interpretato da Gary Oldman, passando per la suadente Anne Hathaway nei panni di Catwoman per andare dal potente Bane, i cui panni sono vestiti da un irriconoscibile Tom Hardy, fino a forse quello che è il personaggio più interessante ed importante del film -che è stato annunciato, verrà introdotto in tempi brevi anche nell'universo fumettistico DC- John Blake, giovane detective ligio al dovere, interpretato da Joseph Leonard Gordon-Levitt.
Se la forza del film sono le battute e i dialoghi prepotentemente caratterizzati da un forte impatto emotivo, da un punto di vista puramente tecnico, il film è leggermente superiore al secondo capitolo: la colonna sonora presenta temi riconoscibili ormai resi celebri (e che i gamer hanno avuto modo di orecchiare in una chiave piuttosto simile nell'ottimo adventure/stealth Batman: Arkham City) e gli effetti speciali visivamente sono spettacolari e d'atmosfera: da pelle d'oca la scena nello stadio subito dopo l'esecuzione dell'inno così come il primo volo sul Batwing. Il film dura quasi tre ore, ma non le si sente: la storia dopo un inizio lento (ma giustificato) procede serrata fra colpi di scena ed azione al cardiopalma, rivelazioni sconvolgenti sino all'ultima scena e un finale che sicuramente riuscirà a soddisfarvi. All'adattamento italiano c'è ben poco da eccepire, se non il cambio di voce al personaggio di Lucius Fox, interpretato da un magistrale Morgan Freeman, ma non trattandosi di un capriccio, direi che possiamo perdonare la mancanza.
Christian Bale ha dato il volto ad un Bruce Wayne diverso da tutti gli altri, ad alcuni potrà non piacere, ad altri potrà far storcere il naso, a molti, come incassi e Warner Bros testimoniano, avrà fatto impazzire; io signori, sono fra quelli: il carisma del Batman di Christopher Nolan rappresenta la speranza, l'accettazione, la determinazione, il sogno, la paura, e il desiderio di giustizia e rivalsa, in parole povere, l'essere umano. Questo viaggio introspettivo scandito dal dolore e dalle emozioni non è per tutti: se abbandonate i preconcetti fumettistici e vi gettate a capofitto nella storia e nei suoi personaggi, sicuramente apprezzerete questo mondo in un modo nuovo e vi innamorerete perdutamente della chiave di lettura adottata dal regista. Per l'Uomo Pipistrello il futuro prevede un reboot più canonico e in linea all'introduzione del Cavaliere Oscuro nel film della Justice League (proprio come la casa di Stan Lee fece coi suoi personaggi in occasione di The Avengers), quindi questo capitolo è da ritenersi concluso, ma rimarrà senz'altro ricordato nel cult cinematografico a venire, come un pezzo di storia di Batman.
State tranquilli: Alfonso Signorini e Gossip Girl non hanno preso possesso di queste pagine, invero il gossip estivo la fa da padrone, perché la copertina del prossimo volume di Justice League of America in uscita negli Stati Uniti il prossimo 29 agosto, mostra il formarsi di una nuova super-coppia, inaspettata e shockante per i fan storici DC Comics. Se lo spoiler non vi impensierisce, proseguite dopo il salto...
Il reboot DC meglio conosciuto come The New 52, giungerà la prossima settimana al suo primo anno, e intende festeggiarlo col botto. Per i pochi che ancora non lo sapessero, quest'evento aveva lo scopo di svecchiare l'intero universo cancellando quasi tutti gli eventi narrati negli scorsi anni e mantenendo capisaldi solo alcuni di essi comprimendoli nell'arco di cinque anni: se quindi personaggi quali Batman e Lanterna Verde continuano le loro storie da dove si erano interrotte poco prima con alcune piccole varianti (Tim Drake non è mai stato il terzo Robin, ma solo Red Robin), altri eroi cominciano il loro cammino dal principio, come Superman o i primi incontro fra i sei protagonisti principali della testata Justice League.
Ebbene, nel dodicesimo numero vedremo sbocciare l'amore tra l'uomo d'acciaio e... una donna che non è Lois Lane. Stiamo parlando di Diana Prince, meglio conosciuta come Wonder Woman. La donna meraviglia e Superman saranno protagonisti di una love story che secondo quanto riportato dallo showrunner attuale della serie, Geoff Johns (Dark Reign, Blackest Night, Brighter Day, Secret Origins): "sconvolgerà l'unità del gruppo e metterà in subbuglio il mondo dei supercriminali per gli eventi a venire con conseguenze sorprendenti". Su Action Comics, abbiamo già avuto modo di scoprire che Lois è felicemente fidanzata con un altro uomo, e non sospetta minimamente ne dell'alter ego di Clark ne dei suoi sentimenti per lei, che sia arrivato il momento per Kal-El di voltare pagina? E quali saranno queste conseguenze sorprendenti che sconvolgeranno il neonato DC universe?
Per scoprirlo non rimarrà che aspettare la pubblicazione del volume. Justice League è pubblicato anche in Italia sotto l'etichetta RW/Lion a cadenza mensile. Il quarto volume è disponibile nelle fumetterie e nei reboot point ufficiali al prezzo di 3,95€.
Se non lo aveste capito dal font presente nel titolo del blog stesso o dai link sparsi qua e là sulla pagina ufficiale Facebook (come? Ancora non avete messo "Mi piace"? E cosa aspettate a cliccare qui?), sono un grosso estimatore di Ritorno al Futuro, la mia saga cinematografica preferita, così come lo sono di Michael J.Fox, poliedrico attore in grado di emozionarmi con molte pellicole e serie tv iconiche nel corso degli anni, da Casa Keaton a Teen Wolf, da Mars Attack a Spin City.
Ebbene, proprio a distanza di più di vent'anni dal primo episodio di Casa Keaton, Michael torna a casa NBC, con una comedy autobiografica la cui storia ruota attorno ad un uomo che dovrà fare i conti con la gestione di tre figli d'età differenti, una vita sentimentale complicata, e una terribile malattia, il Parkinson. "La scelta di parlare del Morbo di Parkinson, in una sit-com è tanto provocatoria quanto innovativa" - dice J.Fox - "ma credo che nel 2012, ancora lontani da una soluzione definitiva, si possa mostrare come con le adeguate cure si possa non solo vivere una vita normale, ma anche esser capaci di ridere di sé stessi. Sono molto contento di tornare alla NBC con un grande team creativo e un
grande show. Bob Greenblatt e tutta la gente del network mi hanno dato
un caldo bentornato a casa, e non vedo l’ora di tornare al lavoro con qualcosa che sicuramente saprà intrattenervi e rendervi partecipi della realtà che vivo quotidianamente, con il sorriso."
Contento anche Robert Greenblatt di NBC, che commenta il ritorno di Michel alla rete così: "portare Michael J. Fox di nuovo sulla NBC è un onore supremo, e siamo
esaltati all’idea che una delle grandi star della commedia televisiva
torni a casa. Dal momento in cui abbiamo incontrato Michael per sentire
il suo punto di vista unico su questa nuova serie, siamo rimasti
folgorati e abbiamo accettato. Non ho dubbio che il personaggio che
creerà e la sua famiglisa saranno immediatamente riconoscibili e
divertenti."
Vige ancora silenzio sugli altri membri del cast, sono invece noti i nomi dello staff creativo: alla regia Will Gluck (Easy Girl) e alla sceneggiatura Sam Laybourne (Arrested Development). Prodotta dalla Sony Picture Television, la serie ancora senza nome, debutterà per NBC, nel 2013, con una prima stagione completa di 22 episodi.
In un panorama cinematografico spesso criticato in tempi recenti per mancanza di idee ed originalità, è diventata consuetudine attingere a storie appartenenti ad altri circuiti mediatici quali libri, fumetti e videogiochi per presentare produzioni convincenti; eppure c'è chi ha osato di più provando a prendere le menti geniali dietro la creazione di quei prodotti per provare a farli misurare sul grande schermo: è il caso di Seth MacFarlane, conosciuto in Italia per essere il creatore delle serie animate I Griffin, American Dad e The Cleveland Show, oltre che in patria per essere il doppiatore di alcuni dei suoi più celebri personaggi. La giovane, fortunata ed estrosa personalità di MacFarlane ha portato quindi le atmosfere dissacranti e politicamente scorrette dei suoi prodotti in un film live-action di prossimo arrivo nelle sale italiane, che avendo avuto la fortuna di visionarlo in anteprima, m'appresto a recensirvi l'ultima chicca targata Universal, Ted.
La storia di Ted, ha in incipit fiabesco: nel Natale del 1985, il piccolo John Bennet, schernito dai coetanei e condannato ad un'esistenza solitaria esprime in desiderio che l'orsacchiotto ricevuto in dono dai genitori si animi e diventi il suo miglior amico, rimanendo 'vittima' del consueto miracolo natalizio; l'indomani l'orso prende vita e inizia il suo rapporto d'amicizia con il bimbo rendendolo nel tempo una persona più sicura e confidente delle proprie capacità e in grado di costruirsi una vita sociale. Tuttavia da allora sono trascorsi molti anni, e nel 2012, Ted è cresciuto al fianco di John diventendo un concentrato di trasgressione, volgarità e cattive abitudini. Questo va in contrasto con la problematica accettazione dell'età adulta di John, trentacinquenne fidanzato da quattro anni con Lori che intenzionata a formare una famiglia con lui, lo mette di fronte ad un bivio: o lei, o Ted.
Senza rivelarvi ulteriormente dettagli succosi della trama, è doveroso soffermarsi su come un plot abbastanza banale, trito e ritrito tipico dei film per i più piccini e famiglie, possa dar vita a innumerevoli situazioni esilaranti se trattato senza filtri: accantonate le atmosfere fiabesche alla Toy Story, ciò che fa impazzire di Ted sono quel concentrato di spudorata sincerità ed umanità che lo rendono protagonista di sconcerie e aneddoti farciti di cultura-pop (i più grandicelli adoreranno i riferimenti a Flash Gordon), il fatto che come avviene per Brian il cane dei Griffin, Ted nonostante la sua natura prettamente fantastica ed irreale, venga trattato da tutti come una sorta di ex-star consumata perfettamente integrata nella società umana; un qualcosa di cui non stupirsi più -segno di come l'essere umano tenda nel tempo ad abituarsi allo straordinario considerandolo ordinario in favore di nuove mode-. Proprio come nei prodotti tipici di MacFarlane le situazioni citate nel film subiscono l'instant flahback, stratagemma usato di recente anche in diversi prodotti mediatici come sitcom quali Scrubs ed How I Met Your Mother, oltre che gag che traggono la propria forza nel botta e risposta e raramente sfociano nel nonsense demenziale di cui è farcita la comicità facile tipica delle americanate. Per quanto la storia sappia ben distribuire comicità smisurata, azione, sentimento e persino atmosfere di suspance e dramma, ci sono tuttavia alcuni errori di gestione basilari che impediranno al film di essere considerato un capolavoro nel suo genere: in primis la sbagliata manovra mediatica che spinge il titolo ad essere una trasposizione con attori in carne ed ossa delle serie di MacFarlane, quando la formula di un episodio di poco più di venti minuti difficilmente riuscirà a mostrarsi azzeccata e vincente in quasi due ore di pellicola, in secondo luogo ma non meno importante, per apprezzare interamente tutte le chicche e i rimandi nel film, dovete tassativamente essere nerd o comunque aver una buona conoscenza del sistema televisivo americano e delle passate opere di MacFarlane (ad esempio, la lotta fra Ted e l'anatra James Franco è un chiaro richiamo alla sfida fra Peter e il Pollo Gigante), seppur non escluda che nel corso dell'adattamento italiano alcuni nomi possano subire variazioni come già successo in passato. In ultimo, è opportuno specificare che questo titolo è prettamente nello stile del cartoonist, e che se non avrete apprezzato le sue produzioni animate e il suo approccio a personaggi e storie, difficilmente vi farete rapire dalla pellicola.
Da un punto di vista artistico, c'è da rimanere soddisfatti: è divertente e quanto pià sfizioso vedere il serissimo actionmanMark Wahlberg (The Departed, Contraband) vestire i panni di un -concedetemelo -cazzone sulla trentina che non vuole saperne di crescere, una sensuale Mila Kunis (Max Payne, Amici di Letto) che sa prendersi in giro nelle situazioni più disparate, uno straordinariamente inquietante Giovanni Ribisi (Friends, My Name is Earl) nel ruolo del villain e lo stratosferisco Seth MacFarlane che oltre che scrivere la sceneggiatura darà la voce a Ted. Un ottimo lavoro la fa anche la CGI, pulita e senza sbavature nelle animazioni di Ted così come scarna e piuttosto grezza nel replicare alcuni flashback a tema, molto buone anche le tracce strumentali sempre appropriate ai toni.
Ted è stato esattamente cosa ci si aspettava: salvo qualche insicurezza alla regia e ingenuità nella sceneggiatura in un paio di scene, MacFarlane confeziona un film divertente, con diversi spunti di riflessione, momenti drammatici e una morale di fondo fiabesca, ostentando volgarità senza cadere nel grottesco. Un film riuscito, completo e ricco di colpi di scena dall'inizio alla fine che saprà intrattenervi fino all'ultimissima scena. Speriamo in un buon adattamento italiano.
Avete già messo "Mi piace" alla pagina ufficiale Facebook del blog? Come? Non ancora?! Beh, allora i reduci degli anni "80 avranno un motivo in più per farlo ora, visto che vi troveranno all'interno in contemporanea con la pubblicazione americana, il primo volume della nuovissima graphic novel tratta dal franchise di successo He-Man and The Masters of the Universe.
Che cosa? Credete di conoscere già la storia?
Beh, avrete modo di ricredervi! Il bellissimo remake realizzato da DC Comics, non solo riporta lo stile di disegno agli albori presentando un tratto pulito e fedele all'originale, ma vi presenta una trama inedita e completamente nuova con azione al cardiopalma, misteri ed atmosfere che oscillano dal fantasy all'horror!
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