mercoledì 1 ottobre 2014

4x06 - PREVIEW: impressioni dal pilot di The Flash

A caldo verrebbe spontaneo dire: "che figata!"
Da quando un paio d'anni fa TheCW ha deciso di fare sul serio con le serie tv ispirate ai fumetti, abbiamo potuto saggiare: azione cinematografica, plot ben costruiti ed originali, narrazione serrata e ricca di sottotrame e scelte coraggiose condite da una buona cgi ed una valida colonna sonora.


 
 Dopo il successo sempre crescente di Arrow, Warner alza il tiro e ci riprova con The Flash, mantenendo inalterati gli ingredienti del primo show e correggendo il tiro. Perché se nella prima stagione è possibile assistere a qualche scena da teendrama e a fanservice puro per le fangirl, la seconda ha preso una svolta decisamente più dark introducendo tematiche più mature nella continuity. Il pilot di The Flash non mostra di debolezze di questo genere ed anzi, sembra più consapevole di quello che vuole essere regalando momenti di forte hype ed easter eggs sparse qua e là per la gioia degli spettatori di Arrow e dei lettori DC Comics.
 

 Molti pensano che la struttura di The Flash ripercorrerà molto la falsariga di Smallville, se avete questi timori allontanateli: il percorso di origini dell'eroe si conclude in una ventina di minuti. Non dovrete aspettare dieci stagioni per vedere Barry Allen indossare il costume rosso e l'iconico nome di Flash, ma un indizio nell'episodio pilota rende presumibile pensare che i piani del network per la serie siano proprio dieci stagioni (a differenza delle cinque originariamente pianificate per Freccia Verde).

Per concludere:

COSA È PIACIUTO
- Narrazione veloce e serrata;
- Personaggi potenzialmente interessanti;
- Ottimi effetti speciali;
- Colonna sonora cinematografica;
- Incipit e Cliffhanger ambiziosissimi.

PERPLESSITA'
- Il budget permetterà di mantenere la cgi a questi livelli?
- Volare basso e aver paura di rischiare dopo aver fatto riferimenti importanti;

ASPETTATIVE
- Costanza nella qualità narrativa;
- Crescendo di stagione in stagione;
- Crossover con Arrow in quanto ambientati nello stesso universo.


Se TheCW intende fare con The Flash quello che ha fatto con Arrow non commettendo le medesime leggerezze della prima stagione (che non vanno ad intaccare comunque la qualità del prodotto), le possibilità di creare il comicshow più bello della tv ci sono tutte, vista anche la potenza iconica del personaggio.

4x05 - The Normal Heart: lacrime ed indifferenza nella caccia alle streghe dell'omosessualità

DOVETE guardarlo. Seriamente, prendetevi un paio d'ore e guardatelo. Fatelo con la fidanzata, con il vostro miglior amico, con vostra sorella o coi vostri genitori, ma diavolo, fatelo. So che ora vi starete chiedendo "vedere che cosa?!" Ed io qui vi rispondo senza remore The Normal Heart, il nuovo tv movie di HBO, un piccolo gioiello che vi farà riflettere, arrabbiare e piangere.


 Prodotto e diretto da Ryan Murphy (già autore di Glee, American Horror Story e Nip/Tuck), il film si basa sullo screenplay autobiografico di Larry Kramer, che racconta della scoperta e della presa di consapevolezza dell'AIDS in America nei primi anni "80, e di come gli attivisti gay si ergano dall'emarginazione in cui lo stato li aveva rilegati per combattere le discriminazioni e il silenzio politico che vigeva su quella che si è poi rivelata la piaga virale dei tempi moderni. Ad interpretare questi guerrieri realmente esistiti e la loro crociata, sono stati chiamati in causa popolari nomi del cinema quali Mark Ruffalo, Julia Roberts ed Alfred Molina e del panorama televisivo quali Matt Bomer (White Collar, Chuck), Jim Parsons (The Big Bang Theory), Taylor Kitsch (Friday Night Lights)
e Corey Stoll (House of Cards, The Strain). 


 L'80% del compenso degli attori è stato devoluto a strutture mediche, istituti di ricerca, aiuto ai parenti delle vittime e campagne attiviste. L'esperienza narrativa per la spettatore è potente, emozionante e dolorosa in quanto senza mezzi termini viene sballottato da un contesto all'altro in cui si vede come la figura dell'omosessuale venga rilegata a quella della persona malata psicologicamente e fisicamente, in grado di infettare con la propria natura tutte le altre apostrofate come i "normali". Avete presente il binomio esseri umani e zombie? Murphy fa respirare qualcosa di molto simile in una realtà stavolta tangibile, dove gli infetti sono i gay e non creature di fantasia, e questo colpisce lo spettatore dritto al cuore. Infatti, non empatizzare con i personaggi e le situazioni è davvero impossibile, le prestazioni attoriali di Julia Roberts, Alfred Molina e Mark Ruffalo sono incredibili sebbene i riflettori vadano puntati su Matt Bomer che per offrire maggiore fedeltà ai fatti e credibilità al suo personaggio ha subito una vera e propria trasformazione perdendo 18 kg e rischiando il collasso sul set.
 

 Ryan Murphy racconta che scegliere prevalentemente un cast omosessuale serviva a rendere più credibile il tutto e a sensibilizzare l'opinione delle masse, perché se fa rabbrividire il comportamento che lo stato e la società aveva solo una trentina di anni fa, purtroppo ancora oggi esiste una grossa fetta di idiozia ed omofobia che non riesce ad accettare che l'amore non conosce sesso. Nel backstage viene rivelato che sul set non sono state usate lacrime artificiali, gli attori hanno pianto sul serio per più di mezz'ora, terminando le riprese con un abbraccio corale insieme alla crew.

 

The Normal Heart non è una pellicola leggera o spensierata, ma ripaga lo spettatore con gli interessi. Il livello del film è di caratura cinematografica, e l'approccio alle vicende è vivido e viscerale, ma questa produzione vincitrice fra le altre cose di Emmy, ha già avuto modo di dimostrare quanto sia effettivo il suo valore rendendola l'opera prima di Ryan Murphy nonché una visione OBBLIGATA per chiunque abbia un briciolo di sensibilità o buon gusto per il cinema.

4x04 - Scorpion: gli hacker salveranno il mondo

- Non ricordo di avertelo chiesto, Einstein!
- Einstein aveva un QI di 160, il mio è di 197.


Adoro i personaggi che vincono con l'intelligenza. È il motivo per cui ho apprezzato serie come Prison Break, The Mentalist, Lie to Me e Mind Games. </Scorpion> riprende tutte queste tematiche e le affibia ad un gruppo di quattro nerd. La più grande paura quando parli ad un appassionato di serie tv di "nerd" è che il collegamento immediato si crei subito con The Big Bang Theory, ma vi posso rassicurare che non ci potrebbe essere niente di più lontano. Ecco in sintesi la trama di </Scorpion>, che è bene precisare, si ispira a storie e fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistenti.Walter è fra le cinque persone più intelligenti al mondo, al punto che all'età di 10 anni riesce ad hackerare il sistema di difesa della NASA. Diversi anni dopo viene ingaggiato dalla Homeland Security per formare e guidare un team di prodigiosi nerd per far fronte alle complesse minacce dell'era moderna che normali agenti di polizia non sono in grado di gestire. Il team sarà formato dal comportamentista Toby, dal genio di meccanica Happy e dal matematico Sylvester.


 La trama è stata ovviamente ridotta all'osso per evitarvi il più piccolo spoiler e rovinarvi così la visione di 40 minuti d'azione, intelligenza e buona scrittura. Da un punto di vista artistico abbiamo nel cast Elyes Gabel (Game of Thrones), Katharine McPhee (Community), Robert Patrick (The X-Files) ed Eddie Kaye Thomas (American Pie), mentre a produrre e scrivere la serie troviamo Alex Kurtzman (Star Trek, Fringe) e Roberto Orci (Mission Impossible, Now You See Me: I Maghi del Crimine).


 La struttura dell'episodio è prettamente verticale e nonostante ci siano molte argomentazioni scientifiche e tecnicismi del caso, la serie non risulta lenta o noiosa visto che l'azione non viene minimamente sacrificata: si passa ad un contesto all'altro con fare veloce, il senso di pericolo ed emergenza è costante e non è possibile prevedere cosa stia succedendo visto che i problemi e le relative soluzioni causano situazioni diverse l'una dalle altre. Se pensate che l'unica particolarità dello show possa essere quella di mettere insieme una squadra di geni al posto di poliziotti, detective e federali del caso, vi sbagliate: la più grossa componente dello show sono le fobie sociali e le manie comportamentali tipiche dei grandi geni e con cui è difficile per antonomasia relazionarsi per le masse; questo il più delle volte influisce sulle situazioni e sul rapportarsi alle altre figure 'ordinarie' presenti nello show, generando conflitti molto umani e in cui è possibile empatizzare quando si entra nel vivo della difficoltà. A fine episodio, l'idea che resta dello spettatore è di essere stato rapito da un'incredibile serie di eventi che si susseguono a raffica e che siano state gettate le basi per costruire qualcosa di grosso all'interno delle dinamiche del gruppo, nel corso del primo episodio che è davvero denso di eventi e ricco d'azione.


</Scorpion> offre un pilot straordinariamente avvincente e sfrutta concetti già utilizzati da altri prodotti in modo diverso, originale, razionale ed al contempo estremo per quanto perfettamente plausibile, portando in scena situazioni adrenaliniche e personaggi carismatici in grado di compiere gesti incredibili. L'unica incognita in questa produzione resta la strada che vuole intraprendere la serie: saranno solo ed esclusivamente episodi autoconclusivi o sullo sfondo si svilupperà una trama che progredirà puntata dopo puntata? Per saperlo non rimane che continuare la visione, e questo primo episodio ne invoglia eccome il prosequio.

4x03: History fa una magia di due ore chiamata "Houdini"

Un pugno nello stomaco. Vedere la miniserie tv evento di History (già nota per l'eccellente Vikings) dedicata al leggendario illusionista escapologo Harry Houdini interpretata da un incredibile Adrien Brody, non potrebbe definirsi diversamente; e non è un modo di dire, mai espressione fu più appropriata, e guardandola capirete il perché.


 Ispirata dal romanzo del 1976 "Houdini: A Mind in Chains: A Psychoanalytic Portrait" scritto da Bernard C. Meyer, e sviluppata per la tv dal figlio Nicholas, la storia racconta la vita di Houdini prima ancora di assumere questo nome d'arte: tramite dei flashback ci viene mostrata la sua infanzia, i primi passi compiuti in questo mondo, i suoi mentori ed anche i grandi numeri che lo hanno reso famoso nel mondo; ma non si ferma qui: perché ci viene mostrato il suo passato da spia in Europa per conto del governo americano fino al momento della sua dipartita.


 La particolarità di questa miniserie è il binomio scelto per raccontare la storia: Houdini narra a posteriori la sua esistenza contrapponendo immagini e scenari caratteristici dell'epoca accompagnandola ad una regia dinamica ed action insieme ad una colonna sonora estremamente vivace e moderna: la contrapposizione è spettacolare da un punto di vista narrativa e stilistica, incantando letteralmente lo spettatore che si sente parte delle vicende e che riesce a stupirsi dell'ingegno dell'uomo dietro alla magia che viene opportunamente spiegata risultando sempre incredibile ma plausibile allo stesso tempo.

Slowmotion, effetti speciali e 3D giostrano insieme ad una regia accattivante e veloce alternandosi a location incredibili ed una grande interpretazione, divertendo, appassionando ed anche commuovendo. Ottima anche la scelta del cast in cui spiccano i nomi di: Adrien Brody (The Pianist, Midnight in Paris), Kristen Connolly (The Good Wife, House of Cards) ed Evan Jones (Glory Road, Gangster Squad).


La sceneggiatura ha diversi elementi importanti su cui punta a più riprese i riflettori nel corso del suo sviluppo: la vita, la morte, la paura, i limiti, la solitudine, il rischio, l'amore e il sovrannaturale; nonostante la diversità degli stessi, quello che accomuna tutti i fattori sopra citati è Houdini che si ritrova catapultato da un contesto all'altro come fosse in balia degli eventi. Non riesce a pensare di poter vivere una vita senza esserne il protagonista assoluto e sente continuamente il bisogno di dover dimostrare qualcosa a qualcuno a prescindere dai tempi che passano, dai paesi che cambiano, dalla modernità che incombe, dalla guerra che imperversa. Di rado vi troverete davanti a così tanta qualità manifestata in così breve tempo, con un protagonista tanto fascinoso quanto carismatico.


History ha saputo dimostrare di essere in grado di produrre nuove realtà televisive che possono tranquillamente mettersi a paragone col panorama cinematografico uscendone a testa alta. Condensare in poco più di due ore tanta qualità è cosa rara, e vista anche la brevità del prodotto, se cercate un biopic entusiasmante e godibile, Houdini è una visione obbligata senza riserva alcuna.

4x02 - Z-Nation: quando The Walking Dead è fatto dai Vanzina

Premessa. Se mi leggete da un po', saprete bene che uno dei miei più grandi hype tramutatosi nel tempo in uno dei più grandi fail, è la serie tv di The Walking Dead. Dopo aver letto il fumetto originale, la serie tv diventa di stagione in stagione quanto di più inguardabile, lento e discutibile ci sia in termini di sceneggiatura. Perché? Perché quando hai a disposizione registi di questo livello, un cast così e un makeup artist che fa il mazzo a tarallo a quello di tre quarti del cinema a tema, non ti resta altro che seguire una sceneggiatura vincente e godibile che qualcuno ha già scritto per te per garantire il successo annunciato... anziché cambiare tutto e rovinare quanto di bello era possibile fare come invece è successo.


Z-Nation poteva avere l'occasione di correggere il tiro della serie di AMC, e invece quello che mi sono trovato a vedere è stato una quarantina di minuti costernata di effetti speciali osceni, un cast di sconosciuti dove gli unici due volti noti ed importanti ai maniaci seriali, trovano rispettivamente la morte nell'episodio pilota e voce narrante lontana dall'azione; oltre che una sceneggiatura pessima ed un concentrato di action tamarro, splatter e surreale. Se c'è una cosa che fa davvero arrabbiare è l'assenza di reazioni umane plausibili da parte dei personaggi: in Z-Nation emergono un sacco di stereotipi, cliché e già visto nei numerosi film del genere da far sembrare The Walking Dead un capolavoro.

La trama è presto detta: un virus trasforma la gente in zombie, nel giro di tre anni governi ed eserciti sono caduti e l'unica speranza sembrerebbe essere un paziente x che porta nel suo sangue l'antidoto che impedisce il contagio. Una squadra improbabile si ritrova per una serie di eventi a doverlo trasportare sino in California dove sarà possibile elaborare un vaccino per fermare l'apocalisse in terra.


 La particolarità dello show e forse l'unico lato positivo del pilot, sta nella varietà degi zombie: alcuni sembrano correre, altri sembrano essere più forti di altri ed altri ancora invece organizzano vere e proprie imboscate ai danni dell'uomo; il perché vi sia questa differenza di classi nella specie tuttavia non viene spiegata allo spettatore e sembra una cosa perfettamente plausibile per i sopravvissuti al contagio; questo va a vanificare l'unica novità introdotta nel filone.


Il problema più grosso del pilot di Z-Nation è che non invoglia la prosecuzione della visione: i personaggi non hanno carisma, non creano empatia ed immedesimazione, la storia non sembra puntare su chissà quale risvolto narrativo e il tutto sembra confezionato per quella fetta di pubblico che non apprezza invece la cosa migliore di The Walking Dead: le situazioni dei personaggi, le relazioni, i sentimenti, le paure e la psicologia di sopravvissuti che si ritrovano a dover fare qualsiasi cosa combattendo con i propri limiti e le proprie paure in un mondo che non gli appartiene più e che probabilmente li porterà all'estinzione. Se vi annoiano le scene di introspezione e volete violenza ed azione nonsense, splatter e tamarrate a caso, allora sì: Z-Nation è una visione obbligata; viceversa Dio ve ne scampi.

4x01 - Prime impressioni a caldo su Gotham


Avevo un grande hype nei confronti di Gotham.
Sia perché avevo letto un po' di volumi a fumetti di Gotham Central a cui la serie tv fa riferimento e mi erano piaciuti molto, sia perché ho apprezzato parecchio The Mentalist realizzato dalla stessa mente del nuovo show targato DC Comics, Bruno Heller. Eppure, a caldo, l'ho trovato al di sotto delle mie personali aspettative.
La recensione che segue non ha spoiler per quanto riguarda personaggi o sviluppi della trama, quindi sentitevi liberi di leggerla senza rovinarvi nulla anche qualora non aveste visto il pilot.


Per i pochi che non lo sapessero, Gotham può considerarsi un prequel, non tanto del personaggio di Batman e della crescita che porterà Bruce Wayne ad intraprendere questo percorso, ma anche del percorso di formazione di un giovane Jim Gordon non ancora commissario, qui protagonista assoluto, così come dei villain che popolano la famigerata città (in questo pilot iniziamo parlando del Pinguino, di Catwoman, dell'Enigmista e di Poison Ivy), motivo che ha giustamente portato la crew a chiamare la serie con il medesimo nome della città che ospita tutte queste personalità legate l'una all'altra e i cui destini s'intrecceranno inesorabilmente.

 


 Partiamo subito col dire cosa funziona sin dalle prime battute: Gotham. Grazie agli effetti visivi e alla stagione in cui lo show viene girato, la città è stata immortalata come se uscisse dal fumetto: quell'atmosfera carica di gelo, oscurità e vapori mesta ad un cielo sempre grigio o oscuro resta intatta e sembra uscita dritta dritta da una graphic novel (e New York è un set perfetto per ospitare le vicende di questi personaggi). Fra vetture anonime, gargoyle ed un distretto di polizia pregno di scartoffie e luci soffuse, non è facile nemmeno capire in che periodo storico preciso ci troviamo, e ciò esercita un fattore fascino estremamente positivo. Le musiche non particolarmente memorabili risultano d'atmosfera in alcuni momenti chiave dell'episodio, senza particolari lodi almeno per questo primo episodio.


I personaggi sono (quasi) tutti sul pezzo sin da subito, per quanto la trama tenda a celare la natura di alcuni characters come promesso da Heller è invece piuttosto facile intuire l'orientamento comportamentale dei corrotti così come dei ligi al dovere fatta ad eccezione di qualche mistero nascosto e solo accennato o libertà creative su alcuni personaggi non ancora sufficientemente caratterizzati nel pilot per poterne parlare. Gli eventi si susseguono con un filo narrativo fruibile a tutti sin dalle prime battute, e si formulano un paio di sottotrame che vanno ad intrecciarsi con il tema portante dello show, ma non basta a chiudere un occhio sulla semplicità della scrittura.


L'episodio in sé è estremamente lineare e prevedibile.
I risvolti della sceneggiatura sembrano ridotti ai minimi termini e forse il personaggio più interessante mostrato in questo episodio pilota è proprio Fish Mooney che in quanto originale ed inedito nel fumetto, nonostante le chiare intenzioni dello stesso, riesce a portare una ventata d'aria fresca interagendo con letale sensualità, attraverso alcuni personaggi il cui casting risulta azzeccato, ma che si muovono senza eccessivo entusiasmo.


Una puntata è davvero poco per giudicare, ma l'opinione che si ha dopo aver visto quest'episodio è che non sia stato spremuto a pieno il carisma di cui trasudano questo universo e i personaggi che lo popolino: senza i nomi di richiamo eccellenti sul piatto, sembra di trovarsi di fronte ad un procedurale come tanti altri in cui la corruzione è talmente radicata da aver avvelenato la città che ospita le storie dei suoi personaggi. Dobbiamo chiederci: se non sapessimo che questa città è Gotham e che questi personaggi sono destinati a diventare Batman, Catwoman e Pinguino continueremo a guardare questa storia come si evolve o ci dirigeremo verso altri prodotti? Dopo questo pilot non direi un "sì" a scatola chiusa, voi? Non ho ben chiaro quale sarà il filo conduttore della stagione e come chi non ha avuto spazio in questo primo episodio, evolverà il suo percorso strada facendo, ma le premesse fanno sembrare Gotham il classico procedurale in cui tutto si evolve graduamente, con un'escalation lenta, e nel mezzo l'azione e la violenza che la fanno da padrone.


Gotham ha totalizzato la bellezza di 8.71 milioni di telespettatori avendo contro il fortissimo The Big Bang Theory su CBS, questo per FOX è stato il risultato più significativamente alto per una premiere dai tempi del lancio di Prison Break, ma tradisce a metà le promesse fatte fra interviste e dichiarazioni lasciando addosso la consapevolezza che un prodotto che potrebbe essere grandioso, sia stato gestito solo discretamente.
 
Gotham in futuro deve avere il coraggio di osare di più nei prossimi episodi, di esplorare in maniera più viscerale la psicologia dei personaggi e dimostrare che essi possano funzionare camminando sulle proprie gambe. In questo primo episodio si sono cementati i primi grandi legami e gettate le basi per qualcosa di grosso, e sicuramente il tutto per come è stato confezionato si presenta sopra la sufficienza, ma si spera che l'evoluzione scelta per raccontare questa storia migliori davvero tanto e che lo spirito e il carisma che questi personaggi trasudino riescano a trovare il giusto spazio sullo schermo come nelle tavole e che questa serie abbia successo per merito e non perché le pedine che vi si muovono all'interno di questo universo hanno un successo acclamato di ben 75 anni.

martedì 11 giugno 2013

3x04 - Skypocalypse ritorna col botto



Entusiasmo. E' questo che sto provando nel raccontarvi le emozioni percepite nel visionare la premiere della seconda stagione di Skypocalypse.

Ma andiamo con ordine, cos'è Skypocalypse? E' una webserie cominciata nell'aprile del 2011 e nata dalle menti di due popolari ed apprezzati youtubers italiani, Mattia Pozzoli alias Matioski e Mattia Ferrari alias VictorLaszlo88, che prende un filone stra-abusato da mostri sacri del cinema come George R. Romero e recentemente anche in televisione da serie tv come The Walking Dead e In The Flesh; l'apocalisse zombie, rielaborandolo in in modo tutto nuovo. Abbiamo infatti visto militari alla presa con gli zombie, gruppi di civili disperati attaccati alle loro vite ed anche pazzi esaltati fare carneficina dei non morti, ma mai nessuno ci aveva mostrato come avrebbe reagito alla cosa un gruppo di nerd.


Quando nel mondo è scoppiata l'epidemia, tutto è cambiato e poche cose sono rimaste le stesse: la connessione internet è una di queste, e si sa, finché c'è banda larga, c'è speranza. Tre nerd specializzati in rispettivi settori, Radar (Ferrari), White Dragon (Pozzoli) e Ghost (Karim Musa in arte Yotobi) provano in maniera dissacrante e surreale, a continuare la propria quotidianità con le passioni di sempre nella tranquillità domestica delle loro dimore, condividendole fra di loro tramite il popolare software di videochiamate Skype. Chiedendosi se come loro altre persone sono sopravvissute là fuori, decidono di aprire un gruppo che possa raccogliere ed unire i sopravvissuti al fine di avere un quadro generale della situazione del mondo esterno, chiamato per l'appunto, Skypocalypse (lo so, è più facile scriverlo che pronunciarlo, ma esiste un corso per riuscire a farlo senza problemi). Quando uno di loro scomparirà in circostanze misteriose, i ragazzi cominceranno ad interagire con i più svariati personaggi da tutta Italia, al fine di capire che cosa è successo al loro amico; venendo a conoscenza di pericolosi segreti riguardanti anche l'apocalisse zombie che dilaga nelle strade...

Curiosi, eh? Se volete scoprire di più, guardatevi la prima stagione! Da un punto di vista tecnico, la prima stagione non brilla particolarmente, altro non è che realizzata con le rispettive webcam dei protagonisti e facendo dei dialoghi e dei bizzarri personaggi i suoi punti forti, lascia relativamente poco spazio all'azione, non sacrificando comunque colpi di scena e risvolti imprevedibili. Ambiziosa è la storia che collega le vicende dei protagonisti che si susseguono per diversi episodi dalla svariata durata e con chiari rimandi a prodotti tipici della cultura pop che farà felici gli appassionati. Tuttavia, la seconda stagione, rivoluziona tutto. 


Le riprese in webcam sempre presenti, lasciano spazio a molte scene in esterno con location suggestive e risvolti action lodevoli, dando vita ad un ibrido godibilissimo che sa rinnovarsi senza tradire lo spirito originale del prodotto. La qualità video eccelle regalandoci riprese in 1080p e per la prima volta, tutte le tracce strumentali sono originali ed accompagnano il carismatico brano d'apertura "Fire" eseguito dagli Outrider, la band di uno dei personaggi principali della serie, Slap (Davide Rovelli alias Pallonw). E' d'obbligo segnalare inoltre come la sceneggiatura sia cresciuta: i personaggi meno caricaturiali ma sempre ottimamente caratterizzati e riconoscibili, la storia meno dispersiva nei dialoghi e più concentrata sul pathos e i colpi di scena, gli accurati effetti visivi degli zombie a cura della new entry Arrow (Francesco Sanseverino) nonché dei costumi di scena e ultimo ma assolutamente non meno importante, il progressivo miglioramento nella recitazione dei protagonisti.


Insomma, perché Skypocalypse piace tanto?
Perché è un prodotto fatto da appassionati e rivolto ad altri appassionati gestito in modo professionale, perché è una storia che osa raccontando un genere con cui il cinema e la televisione italiana delle major e dei grandi marchi pubblicitari non si misurerebbero mai, perché i suoi personaggi sono estremamente umani e hanno il volto dei tizi ganzi che segui sul tubo ogni giorno (menzione d'onore a Daniele Selvitella alias Daniele Doesn't Matter), perché sa concedersi colpi di scena, dosare momenti di dramma a momenti di comicità e perché rispetta il suo pubblico fornendo una trama sempre chiara e godibile, coerente e priva di banalità, permettendo allo spettat... pardon, all'internauta di turno, di sentirsi al centro della storia, parte della resistenza e desideroso di scoprire quali risvolti prenderà l'ascesa dei ribelli.

Se cercate qualcosa di diverso dalla solita storia di zombie farcita da splatter aggratis, non mi rimane che consigliarvi spassionatamente di guardare Skypocalypse, e se avete già visionato la prima stagione, è il momento di deliziarvi con la seconda, Skypocalypse: The Rebellion Rises.

Io sono Roberto, e sono un sopravvissuto.