mercoledì 1 ottobre 2014

4x03: History fa una magia di due ore chiamata "Houdini"

Un pugno nello stomaco. Vedere la miniserie tv evento di History (già nota per l'eccellente Vikings) dedicata al leggendario illusionista escapologo Harry Houdini interpretata da un incredibile Adrien Brody, non potrebbe definirsi diversamente; e non è un modo di dire, mai espressione fu più appropriata, e guardandola capirete il perché.


 Ispirata dal romanzo del 1976 "Houdini: A Mind in Chains: A Psychoanalytic Portrait" scritto da Bernard C. Meyer, e sviluppata per la tv dal figlio Nicholas, la storia racconta la vita di Houdini prima ancora di assumere questo nome d'arte: tramite dei flashback ci viene mostrata la sua infanzia, i primi passi compiuti in questo mondo, i suoi mentori ed anche i grandi numeri che lo hanno reso famoso nel mondo; ma non si ferma qui: perché ci viene mostrato il suo passato da spia in Europa per conto del governo americano fino al momento della sua dipartita.


 La particolarità di questa miniserie è il binomio scelto per raccontare la storia: Houdini narra a posteriori la sua esistenza contrapponendo immagini e scenari caratteristici dell'epoca accompagnandola ad una regia dinamica ed action insieme ad una colonna sonora estremamente vivace e moderna: la contrapposizione è spettacolare da un punto di vista narrativa e stilistica, incantando letteralmente lo spettatore che si sente parte delle vicende e che riesce a stupirsi dell'ingegno dell'uomo dietro alla magia che viene opportunamente spiegata risultando sempre incredibile ma plausibile allo stesso tempo.

Slowmotion, effetti speciali e 3D giostrano insieme ad una regia accattivante e veloce alternandosi a location incredibili ed una grande interpretazione, divertendo, appassionando ed anche commuovendo. Ottima anche la scelta del cast in cui spiccano i nomi di: Adrien Brody (The Pianist, Midnight in Paris), Kristen Connolly (The Good Wife, House of Cards) ed Evan Jones (Glory Road, Gangster Squad).


La sceneggiatura ha diversi elementi importanti su cui punta a più riprese i riflettori nel corso del suo sviluppo: la vita, la morte, la paura, i limiti, la solitudine, il rischio, l'amore e il sovrannaturale; nonostante la diversità degli stessi, quello che accomuna tutti i fattori sopra citati è Houdini che si ritrova catapultato da un contesto all'altro come fosse in balia degli eventi. Non riesce a pensare di poter vivere una vita senza esserne il protagonista assoluto e sente continuamente il bisogno di dover dimostrare qualcosa a qualcuno a prescindere dai tempi che passano, dai paesi che cambiano, dalla modernità che incombe, dalla guerra che imperversa. Di rado vi troverete davanti a così tanta qualità manifestata in così breve tempo, con un protagonista tanto fascinoso quanto carismatico.


History ha saputo dimostrare di essere in grado di produrre nuove realtà televisive che possono tranquillamente mettersi a paragone col panorama cinematografico uscendone a testa alta. Condensare in poco più di due ore tanta qualità è cosa rara, e vista anche la brevità del prodotto, se cercate un biopic entusiasmante e godibile, Houdini è una visione obbligata senza riserva alcuna.

4x02 - Z-Nation: quando The Walking Dead è fatto dai Vanzina

Premessa. Se mi leggete da un po', saprete bene che uno dei miei più grandi hype tramutatosi nel tempo in uno dei più grandi fail, è la serie tv di The Walking Dead. Dopo aver letto il fumetto originale, la serie tv diventa di stagione in stagione quanto di più inguardabile, lento e discutibile ci sia in termini di sceneggiatura. Perché? Perché quando hai a disposizione registi di questo livello, un cast così e un makeup artist che fa il mazzo a tarallo a quello di tre quarti del cinema a tema, non ti resta altro che seguire una sceneggiatura vincente e godibile che qualcuno ha già scritto per te per garantire il successo annunciato... anziché cambiare tutto e rovinare quanto di bello era possibile fare come invece è successo.


Z-Nation poteva avere l'occasione di correggere il tiro della serie di AMC, e invece quello che mi sono trovato a vedere è stato una quarantina di minuti costernata di effetti speciali osceni, un cast di sconosciuti dove gli unici due volti noti ed importanti ai maniaci seriali, trovano rispettivamente la morte nell'episodio pilota e voce narrante lontana dall'azione; oltre che una sceneggiatura pessima ed un concentrato di action tamarro, splatter e surreale. Se c'è una cosa che fa davvero arrabbiare è l'assenza di reazioni umane plausibili da parte dei personaggi: in Z-Nation emergono un sacco di stereotipi, cliché e già visto nei numerosi film del genere da far sembrare The Walking Dead un capolavoro.

La trama è presto detta: un virus trasforma la gente in zombie, nel giro di tre anni governi ed eserciti sono caduti e l'unica speranza sembrerebbe essere un paziente x che porta nel suo sangue l'antidoto che impedisce il contagio. Una squadra improbabile si ritrova per una serie di eventi a doverlo trasportare sino in California dove sarà possibile elaborare un vaccino per fermare l'apocalisse in terra.


 La particolarità dello show e forse l'unico lato positivo del pilot, sta nella varietà degi zombie: alcuni sembrano correre, altri sembrano essere più forti di altri ed altri ancora invece organizzano vere e proprie imboscate ai danni dell'uomo; il perché vi sia questa differenza di classi nella specie tuttavia non viene spiegata allo spettatore e sembra una cosa perfettamente plausibile per i sopravvissuti al contagio; questo va a vanificare l'unica novità introdotta nel filone.


Il problema più grosso del pilot di Z-Nation è che non invoglia la prosecuzione della visione: i personaggi non hanno carisma, non creano empatia ed immedesimazione, la storia non sembra puntare su chissà quale risvolto narrativo e il tutto sembra confezionato per quella fetta di pubblico che non apprezza invece la cosa migliore di The Walking Dead: le situazioni dei personaggi, le relazioni, i sentimenti, le paure e la psicologia di sopravvissuti che si ritrovano a dover fare qualsiasi cosa combattendo con i propri limiti e le proprie paure in un mondo che non gli appartiene più e che probabilmente li porterà all'estinzione. Se vi annoiano le scene di introspezione e volete violenza ed azione nonsense, splatter e tamarrate a caso, allora sì: Z-Nation è una visione obbligata; viceversa Dio ve ne scampi.

4x01 - Prime impressioni a caldo su Gotham


Avevo un grande hype nei confronti di Gotham.
Sia perché avevo letto un po' di volumi a fumetti di Gotham Central a cui la serie tv fa riferimento e mi erano piaciuti molto, sia perché ho apprezzato parecchio The Mentalist realizzato dalla stessa mente del nuovo show targato DC Comics, Bruno Heller. Eppure, a caldo, l'ho trovato al di sotto delle mie personali aspettative.
La recensione che segue non ha spoiler per quanto riguarda personaggi o sviluppi della trama, quindi sentitevi liberi di leggerla senza rovinarvi nulla anche qualora non aveste visto il pilot.


Per i pochi che non lo sapessero, Gotham può considerarsi un prequel, non tanto del personaggio di Batman e della crescita che porterà Bruce Wayne ad intraprendere questo percorso, ma anche del percorso di formazione di un giovane Jim Gordon non ancora commissario, qui protagonista assoluto, così come dei villain che popolano la famigerata città (in questo pilot iniziamo parlando del Pinguino, di Catwoman, dell'Enigmista e di Poison Ivy), motivo che ha giustamente portato la crew a chiamare la serie con il medesimo nome della città che ospita tutte queste personalità legate l'una all'altra e i cui destini s'intrecceranno inesorabilmente.

 


 Partiamo subito col dire cosa funziona sin dalle prime battute: Gotham. Grazie agli effetti visivi e alla stagione in cui lo show viene girato, la città è stata immortalata come se uscisse dal fumetto: quell'atmosfera carica di gelo, oscurità e vapori mesta ad un cielo sempre grigio o oscuro resta intatta e sembra uscita dritta dritta da una graphic novel (e New York è un set perfetto per ospitare le vicende di questi personaggi). Fra vetture anonime, gargoyle ed un distretto di polizia pregno di scartoffie e luci soffuse, non è facile nemmeno capire in che periodo storico preciso ci troviamo, e ciò esercita un fattore fascino estremamente positivo. Le musiche non particolarmente memorabili risultano d'atmosfera in alcuni momenti chiave dell'episodio, senza particolari lodi almeno per questo primo episodio.


I personaggi sono (quasi) tutti sul pezzo sin da subito, per quanto la trama tenda a celare la natura di alcuni characters come promesso da Heller è invece piuttosto facile intuire l'orientamento comportamentale dei corrotti così come dei ligi al dovere fatta ad eccezione di qualche mistero nascosto e solo accennato o libertà creative su alcuni personaggi non ancora sufficientemente caratterizzati nel pilot per poterne parlare. Gli eventi si susseguono con un filo narrativo fruibile a tutti sin dalle prime battute, e si formulano un paio di sottotrame che vanno ad intrecciarsi con il tema portante dello show, ma non basta a chiudere un occhio sulla semplicità della scrittura.


L'episodio in sé è estremamente lineare e prevedibile.
I risvolti della sceneggiatura sembrano ridotti ai minimi termini e forse il personaggio più interessante mostrato in questo episodio pilota è proprio Fish Mooney che in quanto originale ed inedito nel fumetto, nonostante le chiare intenzioni dello stesso, riesce a portare una ventata d'aria fresca interagendo con letale sensualità, attraverso alcuni personaggi il cui casting risulta azzeccato, ma che si muovono senza eccessivo entusiasmo.


Una puntata è davvero poco per giudicare, ma l'opinione che si ha dopo aver visto quest'episodio è che non sia stato spremuto a pieno il carisma di cui trasudano questo universo e i personaggi che lo popolino: senza i nomi di richiamo eccellenti sul piatto, sembra di trovarsi di fronte ad un procedurale come tanti altri in cui la corruzione è talmente radicata da aver avvelenato la città che ospita le storie dei suoi personaggi. Dobbiamo chiederci: se non sapessimo che questa città è Gotham e che questi personaggi sono destinati a diventare Batman, Catwoman e Pinguino continueremo a guardare questa storia come si evolve o ci dirigeremo verso altri prodotti? Dopo questo pilot non direi un "sì" a scatola chiusa, voi? Non ho ben chiaro quale sarà il filo conduttore della stagione e come chi non ha avuto spazio in questo primo episodio, evolverà il suo percorso strada facendo, ma le premesse fanno sembrare Gotham il classico procedurale in cui tutto si evolve graduamente, con un'escalation lenta, e nel mezzo l'azione e la violenza che la fanno da padrone.


Gotham ha totalizzato la bellezza di 8.71 milioni di telespettatori avendo contro il fortissimo The Big Bang Theory su CBS, questo per FOX è stato il risultato più significativamente alto per una premiere dai tempi del lancio di Prison Break, ma tradisce a metà le promesse fatte fra interviste e dichiarazioni lasciando addosso la consapevolezza che un prodotto che potrebbe essere grandioso, sia stato gestito solo discretamente.
 
Gotham in futuro deve avere il coraggio di osare di più nei prossimi episodi, di esplorare in maniera più viscerale la psicologia dei personaggi e dimostrare che essi possano funzionare camminando sulle proprie gambe. In questo primo episodio si sono cementati i primi grandi legami e gettate le basi per qualcosa di grosso, e sicuramente il tutto per come è stato confezionato si presenta sopra la sufficienza, ma si spera che l'evoluzione scelta per raccontare questa storia migliori davvero tanto e che lo spirito e il carisma che questi personaggi trasudino riescano a trovare il giusto spazio sullo schermo come nelle tavole e che questa serie abbia successo per merito e non perché le pedine che vi si muovono all'interno di questo universo hanno un successo acclamato di ben 75 anni.

martedì 11 giugno 2013

3x04 - Skypocalypse ritorna col botto



Entusiasmo. E' questo che sto provando nel raccontarvi le emozioni percepite nel visionare la premiere della seconda stagione di Skypocalypse.

Ma andiamo con ordine, cos'è Skypocalypse? E' una webserie cominciata nell'aprile del 2011 e nata dalle menti di due popolari ed apprezzati youtubers italiani, Mattia Pozzoli alias Matioski e Mattia Ferrari alias VictorLaszlo88, che prende un filone stra-abusato da mostri sacri del cinema come George R. Romero e recentemente anche in televisione da serie tv come The Walking Dead e In The Flesh; l'apocalisse zombie, rielaborandolo in in modo tutto nuovo. Abbiamo infatti visto militari alla presa con gli zombie, gruppi di civili disperati attaccati alle loro vite ed anche pazzi esaltati fare carneficina dei non morti, ma mai nessuno ci aveva mostrato come avrebbe reagito alla cosa un gruppo di nerd.


Quando nel mondo è scoppiata l'epidemia, tutto è cambiato e poche cose sono rimaste le stesse: la connessione internet è una di queste, e si sa, finché c'è banda larga, c'è speranza. Tre nerd specializzati in rispettivi settori, Radar (Ferrari), White Dragon (Pozzoli) e Ghost (Karim Musa in arte Yotobi) provano in maniera dissacrante e surreale, a continuare la propria quotidianità con le passioni di sempre nella tranquillità domestica delle loro dimore, condividendole fra di loro tramite il popolare software di videochiamate Skype. Chiedendosi se come loro altre persone sono sopravvissute là fuori, decidono di aprire un gruppo che possa raccogliere ed unire i sopravvissuti al fine di avere un quadro generale della situazione del mondo esterno, chiamato per l'appunto, Skypocalypse (lo so, è più facile scriverlo che pronunciarlo, ma esiste un corso per riuscire a farlo senza problemi). Quando uno di loro scomparirà in circostanze misteriose, i ragazzi cominceranno ad interagire con i più svariati personaggi da tutta Italia, al fine di capire che cosa è successo al loro amico; venendo a conoscenza di pericolosi segreti riguardanti anche l'apocalisse zombie che dilaga nelle strade...

Curiosi, eh? Se volete scoprire di più, guardatevi la prima stagione! Da un punto di vista tecnico, la prima stagione non brilla particolarmente, altro non è che realizzata con le rispettive webcam dei protagonisti e facendo dei dialoghi e dei bizzarri personaggi i suoi punti forti, lascia relativamente poco spazio all'azione, non sacrificando comunque colpi di scena e risvolti imprevedibili. Ambiziosa è la storia che collega le vicende dei protagonisti che si susseguono per diversi episodi dalla svariata durata e con chiari rimandi a prodotti tipici della cultura pop che farà felici gli appassionati. Tuttavia, la seconda stagione, rivoluziona tutto. 


Le riprese in webcam sempre presenti, lasciano spazio a molte scene in esterno con location suggestive e risvolti action lodevoli, dando vita ad un ibrido godibilissimo che sa rinnovarsi senza tradire lo spirito originale del prodotto. La qualità video eccelle regalandoci riprese in 1080p e per la prima volta, tutte le tracce strumentali sono originali ed accompagnano il carismatico brano d'apertura "Fire" eseguito dagli Outrider, la band di uno dei personaggi principali della serie, Slap (Davide Rovelli alias Pallonw). E' d'obbligo segnalare inoltre come la sceneggiatura sia cresciuta: i personaggi meno caricaturiali ma sempre ottimamente caratterizzati e riconoscibili, la storia meno dispersiva nei dialoghi e più concentrata sul pathos e i colpi di scena, gli accurati effetti visivi degli zombie a cura della new entry Arrow (Francesco Sanseverino) nonché dei costumi di scena e ultimo ma assolutamente non meno importante, il progressivo miglioramento nella recitazione dei protagonisti.


Insomma, perché Skypocalypse piace tanto?
Perché è un prodotto fatto da appassionati e rivolto ad altri appassionati gestito in modo professionale, perché è una storia che osa raccontando un genere con cui il cinema e la televisione italiana delle major e dei grandi marchi pubblicitari non si misurerebbero mai, perché i suoi personaggi sono estremamente umani e hanno il volto dei tizi ganzi che segui sul tubo ogni giorno (menzione d'onore a Daniele Selvitella alias Daniele Doesn't Matter), perché sa concedersi colpi di scena, dosare momenti di dramma a momenti di comicità e perché rispetta il suo pubblico fornendo una trama sempre chiara e godibile, coerente e priva di banalità, permettendo allo spettat... pardon, all'internauta di turno, di sentirsi al centro della storia, parte della resistenza e desideroso di scoprire quali risvolti prenderà l'ascesa dei ribelli.

Se cercate qualcosa di diverso dalla solita storia di zombie farcita da splatter aggratis, non mi rimane che consigliarvi spassionatamente di guardare Skypocalypse, e se avete già visionato la prima stagione, è il momento di deliziarvi con la seconda, Skypocalypse: The Rebellion Rises.

Io sono Roberto, e sono un sopravvissuto.
 

domenica 28 aprile 2013

3x03 - Cosplayer picchiato al Comicon: la Storia di Gennaro

Questo post è diverso da tutti gli altri, perché affronta una situazione differente da tutte le altre.
Oggi vi voglio raccontare una storia, la storia di Gennaro.

Gennaro è un ragazzo come tanti altri in Italia: legge fumetti, guarda cartoni animati, gioca a videogiochi e come molti altri, partecipa alle fiere del fumetto; quei fantastici eventi che di città in città, si susseguono mensilmente ogni anno per radunare gli appassionati del genere, che sono soliti praticare cosplay. E' doverosa una premessa di qualche riga per i pochissimi che non sapessero cos'è il cosplay: come la parola stess indica (COStume PLAYer) si tratta di divertirsi a vestire per un giorno, gli abiti di qualcun altro, nello specifico personaggi di finzione provenienti dal panorama fumettistico ed animato, ma anche videoludico, televisivo e cinematografico. La particolarità di quest'hobby sta nel fatto che molti dei praticanti oltre che fabbricare personalmente costumi, parrucche, armi ed accessori, interpretano anche caratterialmente il personaggio, facendo spesso gruppo ed esibendosi sul palco con pose e scene a tema.


Era quello che aveva in mente di fare Gennaro, al Napoli Comicon 2013, ma che a causa della maleducazione e dell'inciviltà di pochi, non ha potuto... ma andiamo con ordine. Nella giornata di sabato 27 aprile, Gennaro aveva deciso di partecipare al Comicon con il cosplay del Red Ranger, il carismatico capo in rosso del celebre team dei Power Rangers. Dopo aver regolarmente pagato il biglietto d'ingresso ed essere entrato in fiera, sul viale delle fontane, il ragazzo racconta d'aver subito un'aggressione:

"il mio giudizio riguardo la giornata di oggi.
Bene volevo solo dire di quanto sono deluso, incazzato, di quanta rabbia provo in questo momento per cio' che e' accaduto oggi. Oggi al napoli comicon sono stato aggredito da un gruppo di ragazzi mentre giravo in cosplay, per la cronaca ero il power ranger rosso, bene, ero appena entrato in fiera e stavo sul viale delle fontane quando un gruppo di ragazzi mi hanno accerchiato e stringendomi hanno iniziato a darmi schiaffi e calci."

Gennaro si trovava quindi in un'area che doveva essere monitorata dalla sicurezza della manifestazione. Prosegue poi il ragazzo:

"Ovviamente il costume e' andato distrutto, sono andato dalla sicurezza per spiegare l'accaduto ma i colpevoli ovviamente non sono stati trovati dato che erano tanti e con il casco addosso vedevo poco e soprattutto respiravo male data l'agitazione, siccome non sapevo chi fosse stato mi sono rivolto a un commissariato di polizia per sporgere denuncia contro l'organizzazione ma mi hanno detto che non potevo......morale della favola non posso far nulla per ottenere giustizia....me ne sono andato pieno di rabbia, e non posso credere a cio che e' successo, ero venuto per divertirmi e per stare tra la gente con un bel costume ma sono stato solo danneggiato."

La violenza subita da Gennaro è stata tale che oltre a che distruggere il suo costume faticosamente costruito prima con un dispendio di tempo, energie e denaro, ha mandato il ragazzo in iperventilazione che logicamente ha offuscato ancor di più la visuale del casco che aveva indosso, impedendogli di riconoscere i suoi aggressori. Ma oltre il danno la beffa, perché il giovane una volta corso incontro alla sicurezza e ancor peggio, alle nostre forze dell'ordine, ha scoperto l'amara verità: l'impossibilità di sporgere denuncia ed avere per lo meno un risarcimento economico per l'ingiustizia subita. Questo porta a Gennaro rabbia e sconforto, oltre che un grande dolore fisico e psicologico:

"Volevo ringraziare l'organizzazione del napoli comicon per permettere che accadano queste cose, perche' ovviamente e' successo a me ma ricordo che c'erano anche dei bambini li, e se fosse successo a un bambino sarebbe stato molto peggio. Volevo ringraziare la sicurezza soprattutto che controlla davvero con il culo chi entra in fiera, complimenti davvero, inutile dire che non verro' mai piu' a una fiera del genere e esorto a non andarci anche chi come ama divertirsi e fare cosplay, ormai il comicon e' solo un covo di vandali, e spero vivamente che tutti seguano il mio consiglio."

Conclude infine lo sfogo, sul suo status Facebook:

"Detto cio' basta cosi, spero che vengano presi seri provvedimenti, perche' a uscirne danneggiato sono stato io sia moralmente e sia economicamente dato che per realizzare il mio costume ho speso molti soldi...ora non mi rimane piu' nulla, solo rabbia nel cuore. Buona giornata a tutti."

Com'è possibile che succedano queste cose?
Come si può in una manifestazione in cui, come sollecita lo stesso Gennaro, partecipano anche dei bambini talvolta non accompagnati, avvenire simili drammi? Nella sfortuna se vogliamo, Gennaro è stato anche fortunato, perché oltre a varie contusioni, poteva subire danni molto più gravi, e nel frattempo nessuno ha potuto aiutarlo o tendergli una mano, né le persone che erano pagate per evitare che queste situazioni si presentassero, né le forze dell'ordine, nella fattispecie, la Polizia di Stato. E' giusto che un appassionato venga demotivato e spaventato al punto da decidere di non frequentare più questo genere di ambienti?

In seguito allo sfogo e alla sua storia, Gennaro ha ricevuto una valanga di "Mi piace", commenti e condivisioni nei più importanti portali d'animazione e manga in Italia, in segno di solidarietà da parte degli appassionati, mentre stampa e media lasciano l'accaduto nel più totale silenzio. In mezzo a tanti ovviamente, i soliti luoghi comuni carichi di razzismo, discriminazione e volgarità, che hanno immediatamente suscitato la logica indignazione dei napoletani e un articolato sfogo sopra le righe del buon Dario Moccia, popolare YouTuber.




Tutto è bene quel che finisce bene? Proprio no, ma almeno Gennaro potrà farsi giustizia in quanto è notizia di oggi, domenica 28 aprile 2013, che i colpevoli dell'accaduto, sono stati identificati. Riporta infatti la redazione tramite la sua pagina Facebook:


"Comunichiamo a tutti che ieri subito dopo la segnalazione di Gennaro Aliperti la nostra security ha rintracciato i colpevoli che hanno danneggiato il costume del ragazzo, che fortunatamente non ha subito alcun danno fisico! Gennaro potrà procedere con la regolare denuncia quindi.
Ci dispiace per quello che è successo, non è questo lo spirito di Napoli COMICON e sappiamo che la maggior parte di voi viene solo per divertirsi e non per dare fastidio. Quindi se vedete anche solo un anomalia riferitelo subito alla sicurezza, come ieri l'intervento sarà immediato! Il nostro personale sarà, come sempre, presente sia all'interno che all'esterno per assicurarsi che tutto proceda per il meglio. Grazie"

L'ignoranza, la cattiveria, la mancanza di rispetto ed educazione sono senza quartiere. Questo sarebbe potuto succedere in una qualsiasi città italiana, il problema è che non deve succedere: la storia di Gennaro è solo l'ultimo e il più grave in termini di incidenti di questo tipo. I racconti di altri casi analoghi si registrano in diverse zone d'Italia nel corso di manifestazioni ufficiali e non, quali meeting volti ai fan. Un ragazzo che vive una passione sana che non mette in pericolo la sua incolumità e quella altrui, è giusto passi questo genere di esperienze? Perché non riusciamo nel 2013, a rispettare qualcuno che si diverte e vive il proprio tempo libero in modo diverso dal nostro? La sicurezza come ha fatto a non accorgersi di quanto stava succedendo in quegli interminabili minuti? E ancor peggio, possibile nessuno dei passanti abbia avuto modo, possibilità e soprattutto il coraggio d'intervenire per aiutare Gennaro? Tanti, troppi quesiti privi di risposte efficaci e soddisfacenti, motivati dalla rabbia di non essere riusciti ad evitare quella ferita rattoppata poi con un cerotto, ma che lascia la sua cicatrice indelebile nel cuore di un ragazzo che quel giorno era uscito di casa e si era messo in viaggio al solo scopo di divertirsi, vestendo i panni di uno dei suoi eroi.

Gennaro poteva essere chiunque di noi quel giorno andava ad una fiera del fumetto. La sua storia poteva essere quella di ognuno. Mettiamoci una mano sul cuore e sulla coscienza, ed evitiamo che si ripeta ancora.

sabato 27 aprile 2013

3x02 - Doppia recensione per Iron Man: Rise of Tecnovore + Iron Man 3!


Quando un anno fa uscì al cinema The Avengers, le regole dei film supereroistici furono riscritte: l'idea di un film corale ed un progresso di storie più grandi ed articolate che continuava di capitolo in capitolo tramite le pellicole dedicate ai singoli protagonisti, non era mai stata presa in considerazione prima a causa di personaggi facenti parte sì di uno stesso universo (e ragionando più localmente, persino della stessa città...), ma appartenenti a major differenti. Ora che la famigerata fase uno si è chiusa, la seconda ha inizio con il terzo ed apparentemente ultimo capitolo, della trilogia di Iron Man.  Il saluto al genio miliardario playboy filantropo, viene dato in duplice forma con un lungometraggio d'animazione prima ed un live action poi. Essendo il primo collocato temporalmente fra Iron Man 2 ed Iron Man 3, comincerò con il parlarvi di questo per prima; avviso che mi è impossibile esporre un parere completo senza incappare in alcuni spoiler. Se quindi volete vedervi i film senza rovinarvi dettagli della trama, vi consiglio di interrompere la lettura qui, viceversa, proseguite dopo il salto.


Iron Man: Rise of Technovore, è un film animato prodotto da Mad House (Batman: Gotham Knight, Last Order: Final Fantasy VII, Metropolis) collocato nell'universo cinematografico Marvel (e non in quello animato recentemente o il canonico dei fumetti). La storia ruota attorno al personaggio di Ezekiel Stane, figlio di Obadiah (sì, l'Iron Monger del primo film, bravi), che sottoposto ad alcuni pericolosi esperimenti, è risultato in grado di controllare i tecnovori, una nuova e pericolosa biotecnologia in grado di disintegrare le composizione cellulare di armamenti elettronici e meccanici, nonché organismi in carne ed ossa. Dopo un attacco diretto alle Stark Industries, Iron Man disubbidisce agli ordini di Nick Fury e dello S.H.I.E.L.D. per scoprire la verità nascosta dietro alla nuova e pericolosa tecnologia che minaccia il mondo. Su binari paralleli, a collaborare con lui vi saranno anche Vedova Nera, Occhio di Falco e per la prima volta in quest'universo, The Punisher.

La storia è molto più cupa e profonda a dispetto dei toni affrontati nei film, per quanto la storia originale sia prettamente western, in quanto scritta da Brandon Auman, la direzione della stessa è chiaramente nippofila: il main villain di turno introdotto da Hiroshi Hamasaki è il classico ragazzino dal fisico esile dalla capigliatura emo e il passato tormentato. Apatico ed asociale, è spinto da desiderio di vendetta, visionaria giustizia e pura follia; il comportamento e i dialoghi incarnano le mode tipiche della generazione shonen attuale, facendo forse il verso a prodotti più importanti e grandi di lui. Tuttavia la cosa non stona ai fini del prodotto in quanto rivolto ad un pubblico che salvo eccezioni, raramente è solito a questo genere di caratterizzazione nelle serie o nei lungometraggi animati prodotti in America. La storia ha qualche punto debole e risulta prevedibile sotto molti aspetti, ma è comunque godibile vedere come alcuni personaggi collaborino fra loro offrendo dinamiche interessanti agli spettatori.
Dal punto di vista tecnico, il film svolge un lavoro buono, offrendo il suo meglio nelle scene d'azione rigorosamente in CGI. Il resto della pellicola è interamente girato in 2D con alcune scene in cel-shading. Alcune critiche vanno invece volte alla regia, che nelle scene dialogate si concentra su inquadrature fisse dedite a dettagli nelle ambientazioni (un ritratto, una foto in cornice, un paesaggio...) anziché i personaggi, quasi forse a voler sacrificare il budget a disposizione per la realizzazione, in favore delle scene d'azione. Molto buona la colonna sonora con alcune tracce particolarmente ispirate ed azzeccate, ma non memorabili. Il doppiaggio italiano è ben eseguito e per suscitare un senso di continuità con i film usciti al cinema, ripropone lo stesso cast usato per i live action, ad eccezion fatta per il personaggio di Punisher, mai introdotto prima per questioni legati ai diritti dello stesso, doppiato in originale da Norman Reedus (sì, il Daryl Dixon di The Walking Dead). Il prodotto, fine a sé stesso, è consigliato ai soli fan di Iron Man, che non disdegnano manga ed anime.


Iron Man 3 risponde invece in modo più serio ed articolato alla frase che Captain America aveva lanciato allo stesso Stark in The Avengers, poi divenuta tormentone in trailer cinematografici e meme: "Sei grosso con l'armatura, ma senza quella, che cosa sei?" e la risposta che ci viene data è disarmante, ma andiamo con ordine. Dopo l'assalto congiunto di Loki e dei Chitauri a New York, tutto è cambiato: provi esperienze al limite, e fatichi a ritornare alla quotidianità di tutti i giorni. Tony Stark dopo quell'esperienza non riesce più a dormire e soffre di continui attacchi di panico. Questo è dovuto al logico fatto che il brillante genio inventore delle armor-suit e del superuomo, diventi un semplice uomo di latta (non me ne voglia Oz), se paragonato a dei di altre dimensioni ed alieni con chissà quali conoscenze e risorse; la paura di perdere quindi l'amata Pepper attanaglia Tony al punto da costringerlo a cercare continui miglioramenti e upgrade, al punto d'allontanarlo sempre più dalla sua natura umana -nonostante rimanga schiavo delle più naturali emozioni-. In questo contesto, gli Stati Uniti hanno bisogno di regolamentare le armature ed averne qualcuna utile a scopo governativo -e non subappaltate allo S.H.I.E.L.D.-, qui entra in gioco War Machine, ribattezzato -e ricolorato- Iron Patriot. Nel frattempo giunge dall'oriente una minaccia terrorista decisamente pericolosa denominata Il Mandarino, i cui poteri e risorse superano l'immaginario americano e mettono in avvisaglia lo stesso Stark, che finirà vittima della sua stessa spavalderia.

Senza addentrarci troppo nella trama, visto che alcuni particolari li affronteremo poi, va subito specificato che dietro la macchina da presa non v'è lo stesso uomo dei primi due capitoli, Jon Favreau ma tal Shane Black... e la differenza si nota. Prendendo spunto dalla mirabolante trilogia de Il Cavaliere Oscuro, di Christopher Nolan, in cui per la prima volta ci si concentra di più su Bruce Wayne che su Batman, sull'uomo e le ragioni che lo portano ad essere il pipistrello, ora ci si concentra di più su Tony Stark che su Iron Man: per la prima delle due ore totali della pellicola, vediamo Tony vestire l'armatura davvero poche volte, e questo non è un male: il sacrificio dell'azione volto ad una sceneggiatura introspettiva per metà del film, non pesa allo spettatore, scopriamo un lato più umano e ci addentriamo con toni seriosi ad un approccio psicologico dapprima solo spolverato nei precedenti capitoli e che tramite analogie ci richiama lo stress post-traumatico tipico dei militari che tornano dalla guerra. Quello che non va tuttavia, è forse il modo con cui hanno deciso di propinarcelo.


Il Mandarino, interpretato come già visto nei trailer da un meraviglioso Ben Kingsley, non si rivelerà essere quello che immaginavamo, e che noi lettori dei fumetti ben conosciamo. Un nemico dal sicuro richiamo carismatico viene praticamente ucciso e ridotto a brandelli in fruizione di una trama piena di colpi di scena -non di quelli che fanno gridare lo spettatore al miracolo, esaltato da gaudio e tripudio, ahinoi- e un rivale ancora più spietato di cui però sinceramente non sentivamo il bisogno. La sfida fra geni miliardari l'avevamo già saggiata nel secondo capitolo, ce n'era davvero bisogno? Perché scomodare una figura che poteva essere usata con maggior sapienza e che poteva offrire numerosi spunti e possibilità in un'altra storia per chiederci ad inizio film e risponderci alla fine, se il vero Iron Man è la volontà di ferro nel cuore di Tony o l'uomo in armatura dalle mirabolanti capacità? Il messaggio è giusto, il mezzo usato per trasmettercelo invece è sbagliato. Tuttavia, il pubblico che conosce le gesta dell'uomo di ferro solo tramite le storie cinematografiche e non conosce i retroscena legati al fumetto originale, potranno trovare godibile questo terzo capitolo un po' più lento degli altri, ma con personaggi convincenti, trovate comiche molto carine ed un finale che ha proprio il sapore di un addio. Registicamente, Black fa il suo lavoro: il film presenta molti colpi di scena -alcuni pessimi, lo ribadisco- inquadrature spettacolari ed effetti speciali bellissimi, sottotono la colonna sonora a dispetto delle passate storie e al solito, buona la recitazione. Un Robert Downey Jr. forse un po' stanco, ma in linea con la personalità del suo personaggio, una Gwyneth Paltrow ancora più in forma, un Don Cheadle sfruttato poco, un Kingsley eccellente ma bistrattato da risvolti di trama atroci e un Guy Pearce sorprendente.


Personalmente non ho idea di come questo film possa inaugurare la fase due, c'è stata profonda delusione anche per la scena al termine dei titoli di coda che vista a sé stante è sicuramente simpatica, ma non offre niente di nuovo per quanto riguarda i futuri progetti dei Marvel Studios. Se quindi possiamo liberamente considerare
Iron Man: Rise of Technovore un piacevole intermezzo con qualche sbavatura pretenziosa in attesa del capitolo finale della trilogia, Iron Man 3 che Black voleva trasformare in una sorta di Canto di Natale, possiamo definirlo purtroppo un inaspettato Canto del Cigno, con un'uscita di scena davvero mediocre visto l'immenso potenziale a disposizione nei fumetti originali dell'editore e quanto così ben costruito con i precedenti film. Un'occasione sprecata, peccato.

venerdì 12 aprile 2013

3x01 - Ch-ch-ch-ch-changes!

L'anno è cominciato da qualche mese e nessuna nuova recensione o notizia all'orizzonte per questa terza stagione di post? In realtà la verità sta a metà fra le risposte sì e no! Sneak peeks, flash news, trailers e quant'altro li trovate quotidianamente sul mio profilo Twitter, ma grossi cambiamenti stanno avvenendo in questo periodo della mia vita, e se tutto va come deve andare, un grosso progetto che ruota attorno a La Teoria delle Stringhe, vedrà la luce prossimamente quindi "Followatemi" qui e restate sintonizzati!

Stay tuned!